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Addio a Tatò, il Kaiser Franz che amava la filosofia

L’ex manager, classe 1932, si è spento alla vigilia di un intervento per cui era ricoverato all’ospedale Casa Sollievo della Sofferenza, a San Giovanni Rotondo

Franco Tatò (Agf)

2' di lettura

Lo chiamavano Kaiser Franz. Per gli studi in Germania, ma soprattutto per il piglio di manager duro e decisionista: capace di risanare aziende e moltiplicare i profitti, ma anche di tagliare migliaia di dipendenti. Però era anche una persona colta, con una formazione filosofica, amante dei libri. Un “manager filosofo”, che scriveva libri di storia e ragionava sulle ragioni profonde del suo lavoro.

Franco Tatò si è spento a 90 anni, per un ictus che lo ha colpito prima di un intervento endocardico. Era ricoverato a San Giovanni Rotondo, alla Casa Sollievo della Sofferenza fondata da Padre Pio. Ad assisterlo c’erano la moglie Sonia Raule, attrice e presentarice televisiva, e la figlia Carolina.

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Tatò era nato a Lodi nel 1932, da una famiglia originaria di Barletta. Laureato in Filosofia a Pavia con una tesi sul sociologo Max Weber, si era perfezionato in Germania (grazie a una borsa di studio) e poi ad Harvard negli Stati Uniti, pagandosi gli studi lavorando nelle mense. Nel ’56 viene assunto all’Olivetti. Per i primi 6 mesi fa l’operaio, poi comincia la sua scalata nel gruppo.

Guida le controllate in Austria, Regno Unito, Germania. Negli anni Ottanta torna in Italia e risana la Triumph Adler appena comprata. Dall’84 all’86 va alla Mondadori, chiamato da Carlo De Benedetti, e ne diventa ad. Poi torna in Olivetti a guidare Olivetti Office. Lascia il gruppo nel 1990 per divergenze con la dirigenza. Nel 1991passa in Mondadori come amministratore delegato, nel ’93 prende lo stesso incarico in Fininvest. Qui attua un drastico risanamento dei conti.

La formazione tedesca e il piglio duro del risanatore di imprese gli valgono il soprannome di “Kaiser Franz” e la fama di “tagliatore di teste”. Ma la cultura vasta e profonda gli procura anche la nomea di “manager filosofo”. «Quando lo incontro in corridoio ho paura che mi guardi come un costo da abbattere», dice di lui Silvio Berlusconi. Tatò non lega con il circolo dei collaboratori più stretti del Cavaliere, e si vede bocciata la vendita di Standa direttamente dal patron di Fininvest.

Per questo nel 1996 accetta l’offerta di Romano Prodi per fare l’ad di Enel. Tatò taglia 30.000 dipendenti e riorganizza l’azienda, preparandola alla quotazione in Borsa. Nel ’98 Enel entra nel mercato della telefonia mobile con Wind, che nel 2000 acquista Infostrada. L’azienda si espande sulle energie rinnovabili, sull’impiantistica, sull’immobiliare, apre il portale Enel.it per offrire servizi telematici ai clienti. Tatò quadruplica i profitti del gruppo. Ma nel 2002 il governo Berlusconi, per mano del ministro Giulio Tremonti, non gli rinnova l’incarico.

Tatò dopo Enel svolge diversi incarichi di manager e consigliere di amministrazione ad Hdp, Prada, Cartiere Pigna, Mikado, Parmalat, Berco. Dal 2003 al 2014 è ad della Treccani. Nel tempo libero dal lavoro, ha scritto diversi libri sulle materie che amava di più: la gestione aziendale e la storia della Germania.

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