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Economia italiana in stagnazione con spiragli sul fronte dell’occupazione

Il problema resta la scarsa domanda interna: una tendenza in atto da tempo

di Dino Pesole

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Dal secondo semestre dello scorso anno la crescita dell’Italia si è arrestata, poi il paese è entrato in recessione tecnica e ora è in stagnazione (imagoeconomica)

2' di lettura

Un andamento dell’economia fiacco che fotografa una situazione di sostanziale stagnazione con qualche spiraglio sul fronte dell’occupazione che ora attende di consolidarsi. I dati Istat relativamente al mese di giugno non sono incoraggianti.

Preoccupa il peggioramento del clima di fiducia che riguarda sia le imprese che i consumatori. In economia contano le aspettative e se prevale l’incertezza sia sugli sviluppi della situazione politica sia sulle prospettive di medio termine dell’economia si resta in stand by. Il nostro resta sostanzialmente un problema di scarsa domanda interna, e del resto la tendenza è in atto da tempo.

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Dal secondo semestre dello scorso anno la crescita si è arrestata, poi siamo entrati in recessione tecnica (che si verifica quando si registrano due trimestri consecutivi di crescita negativa) e ora siamo in stagnazione, come del resto prevedono un po’ tutti gli organismi interni e internazionali che per il 2019 non si spingono oltre uno 0,1/0,2% di aumento del Pil.

Certo pesa la congiuntura internazionale, nel perverso intreccio della guerra dei dazi e del rallentamento dell’economia tedesca, ma è un fatto che in questo momento il nostro paese registra il tasso di crescita più basso in Europa. I segnali positivi che si registrano sul fronte del mercato del lavoro sono una buona notizia, anche se finora l’incremento dell’occupazione non si è tradotto in aumento della ricchezza e dell’attività produttiva. Incertezza appunto. Se questo sentiment non si invertirà sarà ben difficile uscire dalla stagnazione.

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Potrà contribuire a invertire le aspettative la decisione della Commissione europea di non avviare, come temuto, una procedura d’infrazione per violazione della regola del debito nei confronti dell’Italia? Certamente si tratta di una notizia positiva che, come si è visto dall’andamento dello spread finalmente in discesa, ha effetti diretti sul costo di finanziamento del debito. Può avere effetti positivi a patto che da qui alla legge di Bilancio che verrà presentata a metà ottobre si abbia ben chiaro il quadro delle effettive compatibilità finanziarie.

L’elenco delle misure in agenda è nutrito: dall’annunciata neutralizzazione dell’aumento dell’Iva che richiederà risorse compensative per 23,3 miliardi alla flat tax variamente declinata, dalle spese indifferibili al pacchetto sociale cui sta lavorando il ministro dello Sviluppo economico Luigi Di Maio.

La questione fondamentale, che resta al momento sostanzialmente “sospesa” (su cui peraltro in autunno tornerà a pronunciarsi la Commissione europea) è dove si andranno a reperire le risorse per una manovra che considerati tutti gli addendi si aggira al momento tra i 35 e i 40 miliardi.

Presentare fin d’ora quanto meno una prima griglia delle prossime coperture potrebbe servire a ridurre quegli elementi di incertezza che tuttora stanno determinando la stasi dell’attività produttiva. Occorre offrire una direzione di marcia, il senso di un percorso sul fronte delle grandi opere ma anche su quello della tassazione. Le ricette dei due alleati di governo divergono su molti punti, e questo alimenta appunto il sentimento di incertezza, di sospensione delle decisioni sia sul versante degli investimenti che sulle scelte di breve periodo.

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