indagine con sensori gps

Economia poco circolare per lavatrici e frigoriferi: il 39% non viene riciclato

Il dato emerge da un’indagine condotta da Altroconsumo e Ecodom nascondendo un sensore Gps in un campione nazionale composto da 205 grandi elettrodomestici a fine vita

di A.Lar.

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(Imagoeconomica)

Il dato emerge da un’indagine condotta da Altroconsumo e Ecodom nascondendo un sensore Gps in un campione nazionale composto da 205 grandi elettrodomestici a fine vita


3' di lettura

Dove finiscono le lavatrici, i frigoriferi e gli altri grandi elettrodomestici giunti fine vita, quando i cittadini li affidano alle isole ecologiche comunali o ai negozianti per essere inviati verso un trattamento di qualità, così come prevede la legge sui rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche (Raee)?

Per rispondere a questa domanda Altroconsumo ed Ecodom hanno nascosto un tracker Gps su un campione di 205 Raee: un sensore, che ha permesso di monitorare gli spostamenti dei rifiuti in tempo reale, dal momento della loro uscita dalle case dei consumatori fino alla distruzione finale.

Il risultato non è incoraggiante. Il 39% dei grandi elettrodomestici dismessi dai cittadini non arriva mai agli impianti di trattamento autorizzati.

Primo monitoraggio Raee via satellite
L’esito del monitoraggio è stato presentato lunedì a Roma. Si tratta, secondo quanto riferito dai promotori, della prima inchiesta condotta in Italia sul sistema dei rifiuti Raee sfruttando, su larga scala, la tecnologia satellitare per monitorare le rotte dei rifiuti elettronici domestici.

Su un campione valido di 174 Raee (per altri 31 non è stato possibile effettuare un'analisi completa, perché il dispositivo Gps ha interrotto anticipatamente la trasmissione o perché il Raee è ancora in viaggio) solo 107 esemplari (pari al 61% del totale) sono effettivamente approdati in impianti autorizzati, in grado di garantire un trattamento corretto dal punto di vista ambientale. Gli altri 67 esemplari (il 39% del totale) sono stati sottratti alla filiera formale, finendo in impianti non autorizzati oppure in mercatini dell’usato o in abitazioni private.

La ricerca ha visto la partecipazione di volontari da tutte le Regioni italiane, con numeri che vanno dai 65 Raee ritirati in Lombardia, all’unico rifiuto del Molise. Gli elettrodomestici monitorati sono stati frigoriferi, congelatori, lavatrici, lavastoviglie e asciugatrici (i cosiddetti “grandi bianchi”), rientranti nei Raggruppamenti R1 e R2.

Il peso dei Raee scomparsi
L’indagine di Altroconsumo ed Ecodom ha permesso di stimare che, solo per quanto riguarda i Raee dei Raggruppamenti R1ed R2, almeno 44mila tonnellate di Raee non vengono conteggiate perché si disperdono lungo strade che non offrono alcuna garanzia dal punto di vista ambientale. Se fossero inseriti nelle statistiche ufficiali, questi “flussi sommersi” permetterebbero al nostro Paese di raggiungere già oggi un tasso di raccolta pari al 47%, dato comunque lontano rispetto al target del 65% fissato dall’Europa.

Le cause della dispersione
L’indagine ha portato alla luce molti degli elementi che pregiudicano il corretto funzionamento della filiera italiana dei Raee, dalla mancanza – soprattutto in alcune zone di Italia – di servizi efficaci per consentire una sicura dismissione dei Raee da parte dei cittadini, fino al comportamento non corretto tenuto da alcuni degli stessi attori della filiera: sono stati infatti rilevati alcuni casi anomali all’interno di alcune isole ecologiche e di alcuni impianti di trattamento.

Ma i due aspetti più critici nel nostro Paese sono da un lato l'incompletezza del quadro normativo (basi pensare alla mancata emanazione – dal 2014 ad oggi, del Decreto sulla qualità del trattamento dei Raee oppure all’assenza di regole sulla preparazione per il riutilizzo dei Raee) e dall’altro l’insufficiente livello di controlli sulla filiera.

«L’auspicio mio e di Ecodom è che questa ricerca possa dare ai decisori istituzionali – che nei prossimi 10 mesi devono completare il processo di recepimento del pacchetto di Direttive sull’Economia Circolare – indicazioni chiare sulle misure legislative da adottare per far emergere i flussi sommersi di Raee, che oggi tengono l’Italia lontana dagli obiettivi di raccolta fissati dalla Comunità Europea», ha dichiarato il presidente di Ecodom, Maurizio Bernardi.

«Quando si parla di ambiente e sostenibilità Altroconsumo è in prima linea da sempre con il proprio impegno per informare ed educare i cittadini a portare avanti comportamenti corretti e sostenibili – ha dichiarato Ivo Tarantino, Responsabile relazioni esterne Altroconsumo – Questa indagine dimostra che a fronte di un quadro normativo favorevole all’economia circolare e recupero delle materie prime, la filiera mostra ancora vaste e preoccupanti sacche di illegalità. Urge un intervento coordinato delle istituzioni per fermare chi lucra e potenzialmente scoraggia i comportamenti corretti. Da parte nostra abbiamo segnalato i risultati dell’inchiesta al Ministero dell’Ambiente e siamo pronti a collaborare con le Forze dell’Ordine».

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