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Economia siciliana: crollano tutti i settori, cresce ancora la povertà

La relazione di Banca d’Italia sul 2020 fotografa il disastro causato dalla pandemia. Sul Pil leggeri effetti positivi dalle riaperture estive

di Nino Amadore

(ANSA)

I punti chiave

  • l mercato del credito
  • Il ruolo del turismo
  • Il sistema delle imprese
  • Lavoro e misure di sostegno
  • Sostegni alle famiglie
  • I costi della lotta al Covid

5' di lettura

Un calo del Pil dell’8,4%, una perdita secca di posti di lavoro di 15mila unità tra autonomi e occupati a tempo determinato, il crollo del turismo, l’aumento delle famiglie in condizioni di povertà e sostenute solo da sussidi. È un quadro disarmante quello che emerge dalla relazione di Banca d’Italia sulla situazione economica della Sicilia nel 2020: le misure restrittive messe in atto contro la pandemia hanno colpito duramente l’isola che già di suo è in una condizione storica di fragilità strutturale. La flessione del Pil regionale è stata dell’8,4% a fronte di un 8,9% in Italia. In ogni caso, si legge nella relazione, si tratta di «una contrazione dell’economia di dimensioni mai rilevate dal dopoguerra a oggi».

Il mercato del credito

Così anche quelle poche notizie che potrebbero sembrare positive, come l’aumento del credito alle imprese e alle famiglie, in questa difficile congiuntura finiscono per dare il senso di ciò che sta accadendo: nel corso del 2020, dopo il calo registrato nei mesi primaverili, la dinamica del credito si è progressivamente rafforzata e dicembre i prestiti bancari alla clientela siciliana sono aumentati del 2,2 per cento, in accelerazione rispetto all'anno precedente (0,4%); la crescita in regione è stata tuttavia inferiore a quella del Mezzogiorno e alla media italiana. «La crescita - si legge nella relazione di Bankitalia - è stata particolarmente robusta per le imprese; vi hanno inciso l'elevata domanda di finanziamenti garantiti dallo Stato e il ricorso alle moratorie, in presenza di condizioni di offerta rimaste distese». Anche in questo caso, dunque, ha pesato l’effetto Covid. «L’aumento dei finanziamenti – spiegano i ricercatori di Bankitalia – ha riflesso il significativo incremento della domanda di fondi da parte delle imprese, da un lato per soddisfare il fabbisogno di liquidità dovuto al calo dei flussi di cassa, dall’altro per costituire riserve precauzionali per fronteggiare l’incertezza sulle prospettive economiche. Ne è conseguito un incremento dei depositi bancari».

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Il ruolo del turismo

 La Sicilia, comunque, in una parte dell’anno (nel periodo giugno-settembre) ha beneficiato delle momentanee riaperture: secondo l’Indicatore trimestrale dell’economia regionale della Banca d’Italia «il forte calo del prodotto registrato nel secondo trimestre si è successivamente attenuato; tuttavia nell’ultimo trimestre dell’anno, in concomitanza con le nuove misure restrittive e alle aperture degli esercizi commerciali, la contrazione è tornata ad accentuarsi». Sembra chiaro: commercio e turismo hanno giocato, anche se per un breve periodo, un ruolo positivo. E il turismo è stato duramente colpito dalla pandemia: In Sicilia le presenze turistiche nelle strutture ricettive, che tra il 2010 e il 2019 erano cresciute in media d'anno dell'1,1 per cento (1,4 e 1,5 rispettivamente nel Mezzogiorno e in Italia), nel 2020 si sono contratte del 56,2 per cento rispetto all'anno precedente, in misura leggermente più intensa della media nazionale (-53,4 per cento). Nei mesi estivi, in connessione con l'allentamento delle restrizioni, è stato registrato un parziale recupero, più intenso per la componente nazionale per la quale, nel mese di settembre le presenze avevano superato quelle del 2019 (-7,8% in Italia). Lo scorso anno il movimento di aeromobili negli scali siciliani si è più che dimezzato e il traffico di passeggeri è diminuito del 62,8 per cento. Dopo il sostanziale azzeramento dei mesi primaverili, il numero di passeggeri è tornato a crescere in estate, raggiungendo ad agosto il 60 per cento del volume dello stesso mese del 2019.

Il sistema delle imprese

Per quanto riguarda il sistema delle imprese nel suo complesso il calo dei fatturati del 2020 ha determinato un peggioramento delle condizioni economiche e finanziarie delle aziende: la redditività si è nettamente ridotta, mentre la crescita dell’indebitamento ha interrotto il processo di deleveraging (riduzione dell’indebitamento) in atto da oltre un decennio. «Le restrizioni all'attività economica hanno avuto un impatto eterogeneo tra i settori produttivi. Nell'industria e nelle costruzioni il calo della produzione si è concentrato nel secondo trimestre dell'anno, a causa del blocco delle attività non essenziali; la ripresa che si è manifestata nei mesi successivi non è stata però in grado di compensare tale riduzione» si legge nella relazione.

Lavoro e misure di sostegno

Quasi 15mila posti di lavoro in fumo in Sicilia nel 2020. L’emorragia di occupati ha colpito soprattutto i lavoratori autonomi e dipendenti a termine e a farne le spese sono stati in particolar modo giovani e donne. «Il numero di ore lavorate ha registrato un eccezionale calo (-10,2 per cento) - si legge nel report di Bankitalia - e si è osservato il valore minimo dall'anno di disponibilità del dato a livello regionale, il 2004». Nella media del 2020 il tasso di occupazione per gli individui tra i 15 e i 64 anni è rimasto sostanzialmente stabile al 41 per cento, ben al di sotto del dato Italia (58,1). Il calo degli occupati è stato controbilanciato dalla riduzione della popolazione residente in età lavorativa. In termini quantitativi l'occupazione è diminuita in media dell'1,1% a fronte di una riduzione del 2% nel Mezzogiorno e nella media nazionale. Il numero di ore autorizzate di Cig in Sicilia è stato pari a oltre 92 milioni: dieci volte di più rispetto al 2019. Poco meno di un terzo è da riferirsi ai comparti del commercio, alberghi e ristoranti, rilevante è risultato anche il numero di ore autorizzate nell'edilizia. Dai dati sul 2021 si osserva un nuovo ampliamento del ricorso ai regimi di integrazione salariale: complessivamente nei primi quattro mesi dell'anno sono state autorizzate circa 45 milioni di ore tra Cig e Fds.

Sostegni alle famiglie

Alla fine del 2020, circa una famiglia su sette nell’Isola percepiva un supporto economico. «Le stime preliminari per il 2020, disponibili solo per il Mezzogiorno e l'Italia, segnalano un significativo aumento della povertà assoluta rispetto all'anno precedente – scrive Bankitalia –. Nel 2020, anche a seguito del calo del reddito familiare indotto dalla crisi da Covid-19, è cresciuto il ricorso al Reddito e alla Pensione di cittadinanza (RdC e PdC)». Il numero di famiglie beneficiarie al termine dell'anno ha raggiunto quasi le 225.000 unità, in aumento del 24,1% rispetto alla fine del 2019 (20% in Italia). Tra queste, i nuclei percettori di PdC erano circa 21.000. L'importo medio mensile è stato di circa 580 euro (rispettivamente 620 per il RdC e 260 per la PdC). «Le famiglie beneficiarie delle misure – si legge nel report –rappresentano l'11,2% di quelle residenti in regione, una quota superiore sia a quella del Mezzogiorno sia alla media nazionale (rispettivamente 9,2 e 4,8 per cento)».

I costi della lotta al Covid

Sul fronte della lotta alla pandemia Bankitalia registra una crescita dei costi del servizio sanitario regionale del 4,9% rispetto all’anno precedente e della spesa per il personale sanitario dell’1,2 per cento. Nel corso del 2020 c’è stato un incremento della dotazione del personale sanitario nell’Isola di quasi 4.800 addetti (un incremento pari a circa 10 addetti ogni 10.000 abitanti), di cui poco più di un quarto rappresentata da medici e il 36 per cento da infermieri. «In base alla rilevazione svolta dall'Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas) sui ritardi di alcune prestazioni, nel primo semestre del 2020 la Sicilia ha registrato un calo dei ricoveri non collegati al Covid-19 di quasi il 27% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente; si tratta di prestazioni prevalentemente afferenti all'area oncologica e cardiocircolatoria». Le prestazioni di specialistica ambulatoriale, nei primi nove mesi dell'anno, si sono ridotte del 31 per cento circa; nello stesso periodo anche l'attività di prevenzione ha subito un forte rallentamento, con un sostanziale dimezzamento degli screening effettuati. “Il rinvio di tali prestazioni verosimilmente si tradurrà in un maggiore fabbisogno sanitario in futuro - avverte Bankitalia -; a questo effetto potrebbe sommarsi l'ulteriore domanda di prestazioni sanitarie da parte di coloro che hanno contratto il Covid-19 (e che potrebbero manifestare i sintomi del Long Covid), che potrebbe essere meglio soddisfatta nell'ambito dell'assistenza territoriale».

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