La magistrale

Economia sostenibile, a Venezia si formano i nuovi professionisti

di Valeria Zanetti

La sfida. Il nodo è guidare le aziende ad adottare criteri di trasparenza rispetto ai profili di sostenibilità e aiutarle ad avere accesso ai finanziamenti

2' di lettura

Formerà gli esperti in grado di decidere dall’interno delle istituzioni finanziarie quali progetti green, proposti dal territorio, sostenere e i profili di cui le imprese necessitano per avviare processi di sostenibilità, individuare le risorse dedicate e comunicare all’esterno i risultati raggiunti nel modo più adeguato. La magistrale in Economics, finance and sustainability esordirà a settembre all’ateneo di Ca’ Foscari, a Venezia. Vi si accede con laurea triennale in ambito economico; gli insegnamenti sono impartiti in inglese e gli esami si sostengono nella stessa lingua. «Il corso, il primo del genere in Italia, nasce dal confronto con le istituzioni finanziarie – banche, assicurazioni, Cassa depositi e prestiti – e le imprese del territorio e consente di raggiungere una lettura trasversale del tema della sostenibilità. Gli investitori vogliono allocare fondi e risorse su processi di transizione ecologica e le imprese hanno bisogno di intercettare finanziamenti per l’efficientamento energetico, nuovi processi produttivi, prodotti green, tecnologie», spiega Monica Billio, ordinaria di Econometria al dipartimento di Economia e coordinatrice della magistrale.

La guerra nell’Est Europa come il caro materie prime ed energia, sono entrate in modo dirompente nell’agenda delle aziende, imponendo la necessità di non rinviare scelte all’insegna dell’economia circolare e del risparmio energetico. «Molti di questi temi erano attenzionati anche prima, ma adesso è evidente che occorre investire in modo urgente per introdurre cambiamenti nella gestione dell’azienda e dei processi produttivi», aggiunge. A livello europeo c’è molta attenzione, è stato varato il Piano per la finanza sostenibile a supporto di investimenti indirizzati a questo obiettivo, c’è la nuova definizione di tassonomia verde che individua le attività “green”. Il nodo è dotare le aziende degli strumenti per fare “disclosure”, guidandole ad adottare criteri di trasparenza rispetto ai profili di sostenibilità, si pensi ai raiting Esg, e aiutarle ad avere accesso ai finanziamenti. Le scelte devono essere comunicate nei modi corretti per agganciare gli investitori, pubblici e privati. Un errore può costare in termini di reputazione.

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