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Economia del Sud, motori al minimo: Pil in frenata, disoccupazione record tra i giovani

Nei primi mesi del 2019 il Meridione vede affievolire la sua capacità di spinta, e i segnali di frenata, già ampiamente visibili a fine 2018, rischiano di diventare veri e propri arretramenti. Il mercato domestico continua a soffrire: restano elevati i divari interni relativi al potere d’acquisto, che si traducono in minori consumi (circa 800 euro pro capite in meno nelle regioni del Mezzogiorno rispetto a quelle del Centro Nord)


Oltre 1.800.000 famiglie povere, al Sud 10%

4' di lettura

L'economia del Sud procede con motori al minimo, il passo si fa più lento. Nel 2018, secondo le stime preliminari dell’Istat, il Pil è cresciuto dello 0,4%, meno della metà del +0,9% della media nazionale. Resta particolarmente elevata la disoccupazione giovanile, che raggiunge il tasso record del 51,9%: in pratica, più di un giovane meridionale su due non lavora. L’emergenza lavoro per i giovani, che ha caratterizzato la fotografia del Sud degli ultimi anni, non accenna dunque a ridursi, sebbene solo un quarto circa delle domande di reddito di cittadinanza presentate facciano riferimento a persone di età inferiore a quarant’anni.

A fare il punto sullo stato di salute dell’economia meridionale è la tradizionale analisi di mezza estate condotta da Confindustria e SRM-Studi e Ricerche per il Mezzogiorno (Centro studi del Gruppo Intesa Sanpaolo), presentata oggi. Nei primi mesi del 2019 il Sud vede affievolire la sua capacità di spinta, e i segnali di frenata, già ampiamente visibili a fine 2018, rischiano di diventare veri e propri arretramenti.

Boccia: serve road-map sulle cose da fare
Per il Mezzogiorno «si devono fare cose che servono al Paese e che siano un acceleratore, in particolare il taglio del cuneo fiscale e la questione giovani che è una questione del Paese, con l’idea che attraverso il cuneo fiscale si possano riattivare la domanda e gli investimenti con un’operazione anticiclica», ha sottolineato il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia intervenendo alla presentazione dell’analisi.

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La brusca diminuzione del livello totale degli impieghi
Aumentano il numero e l’intensità dei campanelli di allarme sul rischio di frenata dell’economia del Sud d’Italia. Sul fronte creditizio, sebbene tra il 2017 e il 2018 si assista a un forte calo dei crediti in sofferenza, che scendono al Sud in un solo anno di circa 8,3 miliardi di euro, il livello totale degli impieghi registra una diminuzione altrettanto brusca nel quarto trimestre 2018 rispetto all’anno precedente (-5,2%), con 14 miliardi di euro in meno erogato a famiglie e imprese meridionali.

Giorni di pagamento delle PMI del Mezzogiorno 2012-2019 (1q)

Giorni medi ponderati per il fatturato delle imprese. (Fonte: elaborazione Confindustria e SRM su dati Cerved)

Riprendono a crescere i fallimenti
Tornano ad aumentare, nel primo trimestre 2019, i giorni di ritardo nei pagamenti tra imprese (in media 17,7 giorni) e riprendono a crescere nel 2018 i fallimenti, così come le liquidazioni volontarie, possibile sintomo del peggioramento della percezione sulle aspettative future degli imprenditori meridionali. Segnali ancora contenuti, ma che coincidono con la percezione di un diffuso peggioramento dello scenario economico, a livello internazionale, nazionale e locale.

Imprese attive e società di capitali nelle regioni meridionali, I trimestre 2017 e I 2018
Valori assoluti e variazioni percentuali

La distanza con il Centro Nord sul piano dei consumi
Il mercato domestico continua a soffrire: restano elevati i divari interni relativi al potere d’acquisto, che si traducono in minori consumi (circa 800 euro pro capite in meno nelle regioni del Mezzogiorno rispetto a quelle del Centro Nord).

Occupati al Sud sotto la soglia dei sei milioni
L’andamento degli occupati, rileva ancora l’analisi, mostra elementi positivi mescolati a quelli negativi, con questi ultimi che prevalgono nei mesi più recenti (-2,2%): il primo trimestre 2019 è infatti il terzo trimestre di fila a far segnare un andamento negativo, cosicché, gli occupati al Sud tornano sotto la soglia dei 6 milioni, con un calo nella maggior parte delle regioni, tranne Molise, Puglia e Sardegna. I disoccupati sono circa 1milione e 500mila, mentre molti di più sono gli inattivi. Il tasso di attività si ferma al 54% e quello di occupazione al 43,4%.

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Apporto contenuto dagli investimenti pubblici
Sul passo lento dell’economia meridionale pesa il contributo limitato degli investimenti pubblici, che accentuano il proprio calo soprattutto nelle regioni meridionali. Infatti, la spesa pubblica in conto capitale pro capite del Centro Nord torna ad essere, nel 2017, di quasi 500 euro più elevata di quella del Mezzogiorno. Se i fondi strutturali rispettano i target fissati per i pagamenti, resta ridotta la spesa ordinaria, e molto basso è il contributo del Fondo Sviluppo e Coesione. A eccezione del credito d’imposta per gli investimenti nel Mezzogiorno, è in forte calo anche la spesa pubblica per incentivi alle imprese. Ristagnano anche gli investimenti fissi lordi, per i quali sembra attenuarsi di intensità il rimbalzo che aveva caratterizzato gli ultimi anni, con una piccola ma significativa eccezione delle costruzioni. E restano comunque lontanissimi i valori pre-crisi: gli investimenti fissi lordi totali sono inferiori del 36,2% rispetto a quelli del 2007.

Cresce il valore aggiunto dell’industria
Fra i settori, l’andamento migliore è quello dell’industria (il cui valore aggiunto cresce del +7,4% tra il 2016 e il 2017), ma il suo apporto all’economia è pari a circa il 10% del totale: troppo poco per far recuperare al Sud anche solo i livelli pre-crisi. Non mancano settori ad alto valore aggiunto, come mostra l’approfondimento condotto, nel Check-Up, assieme all’Istat: ma la produttività dei settori produttivi meridionali si mantiene, in media, di circa un quarto inferiore a quella del Centro Nord.

Mettere l’impresa al centro
Di fronte a questo scenario, Confindustria e Srm propongono di puntare sull’impresa. «Passa proprio dal rafforzamento, qualitativo e quantitativo, di questi segnali di dinamismo la strada per rimettere il Mezzogiorno sul sentiero di crescita duratura di cui ha estremo bisogno. Una strada - si legge nel Check up - che passa da un cambiamento di prospettiva radicale che deve caratterizzare l'azione pubblica, adottando fino in fondo il punto di vista delle imprese nel disegno delle politiche di sviluppo e degli strumenti, nella scelta dei progetti e nella identificazione dei fabbisogni dei territori, a partire da quelli infrastrutturali, in cui i divari restano rilevanti. È un cambiamento di prospettiva profondo e di non breve periodo, che deve portare a vedere l’impresa meridionale come un vero pilastro su cui costruire l’intera azione pubblica: a partire dalla definizione dei documenti di programmazione della nuova politica di coesione 2021-27 che in queste settimane sta prendendo il via».

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