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Questo articolo è stato pubblicato il 28 gennaio 2011 alle ore 16:20.


BRUXELLES – Cosa dovrebbe fare il G-20 per prepararci ad affrontare la crisi alimentare oggi ed in futuro? Il Presidente della Banca mondiale ha annunciato recentemente nove misure che il G-20 dovrebbe adottare sotto la presidenza francese che vanno dal miglioramento dell’informazione sulle provviste di grano allo sviluppo di metodi per la previsione metereologica, dal rafforzamento delle reti di sicurezza sociale per i poveri al sostegno agli agricoltori più piccoli per aiutarli a trarre vantaggio dalle gare d’appalto indette dai committenti umanitari tra cui il World Food Program.

Pur essendo ben recepite, queste misure sono in grado di contrastare solo i sintomi delle debolezze dei sistemi alimentari globali, senza intaccare le cause più profonde. Possono mitigare le conseguenze dei prezzi più elevati, ma non sono adatte ad evitare la ricomparsa degli shock che potrebbero essere in realtà eliminati se il G-20 si dimostrasse in grado di implementare in modo concreto otto aspetti prioritari.

Il G-20 dovrebbe, innanzitutto, adoperarsi per favorire la capacità di autosostentamento dei paesi. Sin dai primi anni ’90 il debito alimentare di numerosi paesi poveri è aumentato di cinque o sei volte non solo a causa della crescita della popolazione, ma anche a causa della troppa focalizzazione su un’agricoltura basata sulle esportazioni. La mancanza di investimenti nell’agricoltura quale mezzo di sostentamento delle comunità locali rende questi paesi vulnerabili agli shock dei prezzi a livello internazionale, così come alla volatilità dei tassi di cambio.

Il Mozambico, ad esempio, importa il 60% del frumento che viene consumato, mentre l’Egitto importa il 50% delle sue riserve alimentari. L’aumento dei prezzi influisce direttamente sulle capacità di sostentamento ad un costo accettabile. E’ necessario invertire questa tendenza facendo in modo che i paesi in via di sviluppo aiutino i propri agricoltori e, in caso di disponibilità di stanziamenti a livello nazionale, che li proteggano dal fenomeno del dumping da parte dei produttori stranieri.

In secondo luogo, le riserve alimentari dovrebbero essere accumulate non solo quali scorte umanitarie nelle aree soggette a disastri e dotate di infrastrutture scarse, come propone Zoellick, ma anche per sostenere delle entrate stabili per i produttori agricoli ed assicurare prodotti alimentari accessibili anche ai poveri. Se gestito in modo trasparente e partecipativo con una combinazione di sforzi a livello regionale da parte di tutti i paesi, le riserve alimentari possono rappresentare uno strumento efficace per promuovere il potere di mercato dei venditori e contrastare eventuali speculazioni da parte dei commercianti, limitando in tal modo la volatilità dei prezzi.

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Tags Correlati: Africa | Banca Mondiale | Marzia Pecorari | Olivier De Schutter | Onu | Prezzi e tariffe |

 

In terzo luogo, si dovrebbe limitare anche la speculazione finanziaria. Pur non essendo una sua causa diretta, la speculazione sui derivati dei beni alimentari essenziali peggiora in modo significativo la volatilità dei prezzi. Questo tipo di speculazione è stata favorita da una sfrenata deregolamentazione dei mercati dei derivati alimentari che ha avuto inizio nel 2000 e che deve essere ora invertita. Le principali economie dovrebbero assicurare che questi derivati siano, per quanto possibile, limitati ad investitori qualificati e intenditori che operano nel commercio sulla base delle aspettative legate ai principi fondamentali dei mercati, piuttosto che per un profitto speculativo a breve termine.
Quarto, molti paesi in via di sviluppo a corto di contante temono che, una volta operative, le reti di salvataggio sociale possano diventare insostenibili da un punto di vista fiscale a causa di una grave perdita di profitti derivanti dalle esportazioni, di raccolti poveri oppure a causa di eventuali impennate dei prezzi sulle importazioni dei prodotti alimentari. La comunità internazionale può aiutare a superare questa reticenza attivando un meccanismo globale di riassicurazione. Se i premi fossero pagati in parte dai paesi che cercano un’assicurazione e in parte con l’aiuto dei contributi dei donatori, si creerebbe un forte incentivo ad implementare dei solidi programmi di protezione sociale.

Quinto, le organizzazioni degli agricoltori hanno bisogno di sostegno. Una delle ragioni principali per cui la maggioranza di coloro che soffrono la fame sono tra quelli che dipendono da un’agricoltura di piccola scala è che non sono sufficientemente organizzati. Formando delle cooperative potrebbero risalire la catena dei valori arrivando a gestire il trattamento, l’imballaggio ed il marketing dei prodotti. Potrebbero poi migliorare la loro forza contrattuale sia per gli acquisti dei prodotti alimentari che per la vendita dei raccolti, e potrebbero poi diventare una circoscrizione politica importante, in modo tale da poter avere voce in capitolo sulle decisioni prese su di loro.

Sesto, bisogna proteggere l’accessibilità alla terra. Ogni anno un’area grande quanto il terreno agricolo della Francia viene ceduto ad investitori stranieri oppure al governo. Quest’occupazione di terreno, che si verifica per gran parte nell’Africa sub-sahariana, rappresenta una grave minaccia al futuro della sicurezza alimentare delle popolazioni interessate. I profitti della produzione agricola derivati da questi investimenti comportano infatti dei benefici per i mercati stranieri e non per le comunità locali. Il G-20 potrebbe richiedere una moratoria su questi investimenti su larga scala fino a che non si raggiunga un accordo su principi adeguati da implementare.

Settimo, deve essere completata la transizione ad un’agricoltura sostenibile. Gli eventi legati alle condizioni atmosferiche sono la principale causa della volatilità dei prezzi sui mercati agricoli. In futuro il cambiamento climatico potrà causare nuovi disturbi stocastici (supply shock). L’agricoltura è poi uno dei principali responsabili del cambiamento climatico e causa del 33% delle emissioni di gas serra se consideriamo il diboscamento per la coltivazione ed il pascolo. Abbiamo bisogno di sistemi agricoli più resistenti al cambiamento climatico e che possano contribuire a mitigarlo. L’agro-ecologia indica alcune soluzioni, ma è necessario il forte sostegno dei governi per aumentare progressivamente le buone norme esistenti.

Infine, dobbiamo difendere il diritto dell’uomo all’alimentazione. Le persone soffrono la fame non tanto per la produzione insufficiente di prodotti alimentari, ma perché i loro diritti sono violati impunemente. Le vittime della fame devono poter accedere a delle alternative quando le autorità non sono in grado di implementare delle misure efficaci contro l’insicurezza alimentare. I governi devono garantire uno stipendio sufficiente per vivere, un servizio sanitario adeguato e condizioni sicure per i 450 milioni di lavoratori agricoli nel mondo, applicando le convenzioni sui diritti dei lavoratori nelle aree rurali con un monitoraggio indipendente.

La fame è una questione politica, non semplicemente un problema tecnico. Abbiamo ovviamente bisogno dei mercati, ma abbiamo anche bisogno di una visione per il futuro che vada oltre le soluzioni a breve termine. Il sistema alimentare globale avrà sempre bisogno di vigili del fuoco. Ma ciò di cui abbiamo più bisogno, e con urgenza, sono degli artefici che pianifichino un sistema antiincendio più resistente.

Olivier De Schutter è lo Special Rapporteur delle Nazioni Unite sul diritto dell’alimentazione.

Copyright: Project Syndicate, 2011.www.project-syndicate.orgTraduzione di Marzia Pecorari

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