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Questo articolo è stato pubblicato il 30 aprile 2011 alle ore 22:09.

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NEW YORK – Il mondo sta affogando nelle frodi societarie e i problemi sono concentrati soprattutto nei paesi ricchi – quelli che in teoria dovrebbero avere una good governance. I governi dei paesi poveri forse accettano più bustarelle e commettono maggiori violazioni, ma sono i paesi ricchi ad ospitare società internazionali che compiono enormi violazioni. Il denaro conta e sta corrompendo la politica e i mercati di tutto il mondo.

Non passa giorno senza che si verifichi un atto illecito. Durante lo scorso decennio ogni società di Wall Street ha pagato multe sostanziose per falso in bilancio, insider trading, frode azionaria, schemi Ponzi o per appropriazione indebita da parte dei Ceo. Un importante caso di insider trading, che vede implicate alcune personalità finanziarie di spicco, tiene banco attualmente a New York e fa seguito a una serie di multe pagate dalle maggiori banche di investimento americane per accuse di violazioni azionarie.

Esiste, in effetti, una responsabilità limitata. A due anni dalla peggiore crisi finanziaria della storia, che fu alimentata dal comportamento spregiudicato delle maggiori banche di Wall Street, nessun leader finanziario ha rischiato il carcere. Quando le società sono multate per atti illeciti, a pagare sono gli azionisti, e non i Ceo e i manager. Le multe sono sempre una minima frazione dei guadagni disonesti e ciò comporta che a Wall Street le pratiche corrotte diano vita a buoni rendimenti. Anche oggi, la lobby bancaria non ha paura di enti di vigilanza e politici.

La corruzione conviene anche alla politica americana. L’attuale governatore della Florida, Rick Scott, è stato Ceo di un’importante azienda sanitaria nota come Columbia/HCA. La società è stata accusata di aver frodato lo stato americano per overbilling all’atto dei rimborsi, e alla fine si è dichiarata colpevole per 14 capi di accusa, pagando una multa di 1,7 miliardi di dollari.

Le indagini del Fbi hanno spinto Scott ad andarsene. Ma, dieci anni dopo le ammissioni di colpevolezza della società, Scott è tornato, questa volta nelle vesti di politico repubblicano del libero mercato.

Quando Barack Obama ebbe bisogno di qualcuno che si impegnasse nel salvataggio del settore automobilistico americano, si rivolse al fixer di Wall Street, Steven Rattner, pur sapendo, Obama, che Rattner era sotto inchiesta per aver pagato tangenti ad alcuni funzionari di stato. Dopo aver concluso il suo lavoro alla Casa Bianca, Rattner sistemò la questione con una multa di diversi milioni di dollari.

Perché fermarsi solamente ai governatori o ai consiglieri presidenziali? L’ex vice presidente Dick Cheney arrivò alla Casa Bianca dopo essere stato Ceo di Halliburton. Durante la sua permanenza ad Halliburton, la società fu coinvolta in un giro di tangenti a funzionari nigeriani per facilitare l’accesso dell’azienda ai campi petroliferi del paese – un accesso che vale miliardi di dollari. Quando il governo della Nigeria accusò Halliburton di corruzione, la società sistemò il caso con un accordo extragiudiziale, pagando una multa di 35 milioni di dollari. Naturalmente, non ci sono state conseguenze di alcun tipo per Cheney. La notizia è stata accennata a malapena dai media americani.

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