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Questo articolo è stato pubblicato il 30 aprile 2011 alle ore 08:16.

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ROMA
Esordisce nella conferenza stampa con poche parole: «Mettiamoci a lavorare». Un'esortazione che rivolge a se stesso e alla sua squadra, ma anche a tutto il paese. Jacopo Morelli, fiorentino, classe 1975, è il nuovo presidente dei Giovani imprenditori di Confindustria per il triennio 2011-14. Ad eleggerlo, il Consiglio nazionale, con 122 voti contro i 102 dell'altro candidato in corsa, Davide Canavesio. Calorosa stretta di mano tra i due, appena annunciato il risultato, applauso convinto di tutto il Consiglio. «Un'elezione decisa e netta, in un clima che mi lascia serena», è stato il commento della presidente uscente, Federica Guidi.
Lavorare immediatamente, quindi, è l'impegno di Morelli, laureato in Economia all'università di Firenze e presidente di EmmeEmme, un'azienda specializzata nella produzione e distribuzione di arredamento, con il marchio Mobilmarket. In Confindustria ha già una lunga esperienza alle spalle: è stato presidente dei Giovani di Firenze, vice presidente degli imprenditori fiorentini, ha fatto parte della squadra della Guidi come vice. Ieri ha sintetizzato il suo programma in cinque parole chiave: giovani, imprenditorialità, leadership, merito e futuro. «Un paese che rinuncia ad occuparsi dei giovani si condanna alla morte, alla fine». Il dato Istat sulla disoccupazione lo giudica «preoccupante», specie per quanto riguarda giovani e donne. Quindi scuola e merito. «Una vera democrazia si basa sulla scuola», e cioè sulla possibilità di dare a tutti una formazione e una «cassetta degli attrezzi» per avere le stesse opportunità. Sul tema giovani e lavoro Morelli ha subito lanciato alcune proposte: abolire il valore legale del titolo di studio, le «aliquote rosa» e cioè interventi fiscali per recuperare parte del reddito oppure esenzione totale per le mamme o per le donne che devono badare agli anziani. Operazione da finanziare con un allungamento dell'età pensionabile: «Bisogna mettere da parte l'egoismo generazionale». Ma per cambiare l'Italia serve una leadership forte: «un paese dove non è chiaro quali siano le priorità è una nazione che naviga a vista, rischia di girare a vuoto, senza obiettivi precisi. Dobbiamo progettare il futuro». Con una politica miope il paese, ha detto il neo presidente «rischia di rottamare una generazione di giovani» perchè un insieme di «classi dirigenti prima di tutto politiche hanno dilapidato un patrimonio per un facile consenso elettorale».
Il riferimento va subito al decreto sviluppo e semplificazioni che il governo dovrebbe varare la prossima settimana: «Speriamo che recepiscano le istanze delle imprese», dice Morelli, che cita quelle «riforme a costo zero» che potrebbero partire subito: le semplificazioni «in Germania si lavora e si vive con 8mila leggi, in Italia con 500mila», un diverso funzionamento della giustizia civile, «infrastruttura immateriale» che funziona male e scoraggia gli investimenti. Confronto con il governo ed anche con il sindacato: ad una domanda su quale linea tenere con la Cgil, Morelli, precisando che compito della Confederazione nazionale tenere i rapporti, è per il dialogo: «Bisogna lavorare, più che litigare, dove c'è un linguaggio civile e costruttivo». Serve un paese più moderno, più libero e quindi più competitivo: «non possiamo continuare a camminare con le mani legate dietro la schiena». La stessa modernità deve valere anche per la confederazione: «ferma restando la nostra autonomia, vogliamo contribuire a migliorare i sistemi in casa nostra. Il mondo cambia, dobbiamo cambiare anche il modo di fare rappresentanza, essere innovatori». E alla domanda a bruciapelo Berlusconi si o no, ha subito risposto: «Sono un tifoso dell'Italia».
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LA SQUADRA

p Jacopo Morelli sarà affiancato da quattro vicepresidenti: Giorgia Bucchioni (Education e lavoro); Marco Oriolo (Economia, finanza e internazionalizzazione d'impresa); Leonardo Licitra (Energia e ambiente); Simone Mariani (Organizzazione, sviluppo del movimento e relazioni interne)
p Della squadra di presidenza fanno parte, come responsabili degli organi tecnici: Roberto Cafagna (Ricerca, innovazione, trasferimento tecnologico); Giacomo Gollinucci (Sviluppo delle Pmi ed etica d'impresa); Cristiano Todde (Yes e rapporti internazionali); Alessandro Addari e Enrico Accettola (Quale Impresa); Mario Giustino (Competitività e infrastrutture); Federico Montesi (Modernizzazione del Paese)

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