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Questo articolo è stato pubblicato il 04 giugno 2011 alle ore 11:56.

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Marchionne: quartier generale Fiat resterà a Torino, offerti 125 milioni per quota Canada in ChryslerMarchionne: quartier generale Fiat resterà a Torino, offerti 125 milioni per quota Canada in Chrysler

«Non abbiamo alcuna intenzione di spostare il quartier generale del gruppo Fiat da Torino a Detroit». Dal workshop del Consiglio per le relazioni tra Italia e Stati Uniti a Venezia, l'amministratore delegato di Fiat, Sergio Marchionne, ha ribadito che il cuore del Lingotto resterà italiano. Al nostro Paese il manager italo-canadese ha mandato però un messaggio molto preciso. «Quanto è avvenuto negli Usa deve essere letto in Italia in modo positivo. Se è possibile farlo là è possibile farlo anche qui. Deve cambiare però l'atteggiamento». Ieri negli Usa, ha proseguito Marchionne alludendo alla visita, con il presidente Usa Barack Obama, nello stabilimento Chrysler di Toledo, in Ohio, «la gente ringraziava per quello che è stato fatto, invece di insultare». E con Confindustria, ha assicurato l'ad del Lingotto, «non c'è alcuna ostilità, capisco le ragioni storiche ma la Fiat viene prima di tutto».

Elkann: presenza in Italia uscirà rafforzata
All'Italia si è rivolto anche il presidente di Fiat, John Elkann. «Il messaggio per l'Italia non può che essere positivo. La presenza Fiat è importante e non si ridimensionerà, anzi uscirà rafforzata. L'investimento di Mirafiori non si sarebbe potuto fare se non ci fosse la prospettiva dei mercati nei quali oggi riusciamo ad essere presenti». Parlando con i giornalisti al termine del consiglio per le relazioni Italia-Usa, Elkann ha poi ribadito che Exor, la finanziaria del gruppo Agnelli, rimarrà, in tutti i casi, «il primo azionista della casa torinese».

Marchionne: se accordo con fondo Veba no a Ipo su Chrysler
Per quanto riguarda invece la sede legale dell'azienda, Marchionne, incalzato dai giornalisti, si è limitato ad aggiungere che «non è cambiato niente» e che «il problema non è sulla mia scrivania». Il manager italo-canadese è poi tornato sull'ipotesi di una Ipo sul gruppo Chrysler e ha chiarito che, se sarà raggiunto un accordo con il fondo Veba, l'operazione potrebbe non essere più necessaria.

Pronti 125 milioni per quota canadese. Quotazione Ferrari? Possibile ma serve volontà
Marchionne ha quindi aggiunto che la Fiat ha offerto giovedì scorso 125 milioni di dollari per la quota detenuta dal governo canadese in Chrysler, pari all'1,7%. «Abbiamo fatto l'offerta giovedì sera, con gli stessi termini di quella fatta al governo americano (al quale il Lingotto verserà 500 milioni di dollari per rilevare 98.461 azioni, ndr)», ha spiegato il manager. Quanto alla possibilità di una quotazione della Ferrari, Marchione ha aggiunto che l'operazione «è possibile», ma per farla «ci vuole anche la volontà». Al Lingotto, ha aggiunto il manager, «non servono soldi per il momento». «Quando? Non lo so. Bisogna trovare le condizioni giuste per farla».

Su mercato dell'auto c'è un'inversione di tendenza
L'amministratore delegato di Fiat si è poi soffermato sui dati del mercato italiano dell'auto, che a maggio sono tornati a registrare un segno positivo. Non è un turnaround, ha detto il manager italo-canadese, ma un'inversione di tendenza. Il mercato non è sano, c'è una svolta tecnica, il sistema non poteva reggere. Il tubo degli incentivi si è svuotato e la domanda è arrivata a livelli naturali: 1,75/1,8 mln di auto. E siamo ritornati ai livelli del 1996. Lo dico da anni, - ha continuato Machionne - abbiamo smesso finalmente di drogare il sistema e abbiamo visto dove siamo arrivat». Parlando poi del del mercato statunitense e in particolare della "Cinquecento", l'ad di Fiat ha spiegato che «la Cinquecento va bene ma dobbiamo raggiungere i 160 dealers negli Stati Uniti entro la fine dell'estate, ci riusciremo, sono già stati identificati, stiamo solo aspettando le licenze. Al momento siamo a 50».

In Russia proposta di investimento da 1,1 miliardi di dollari
L'amministratore delegato del Lingotto ha quindi chiarito i termini del confronto con il governo russo. «Abbiamo fatto la proposta industriale di 1,1 miliardi di dollari di investimento e non abbiamo chiesto una lira a nessuno. Lo abbiamo fatto alla luce dei cambiamenti del mercato russo e della possibilità di investire di meno e di entrare con un investimento più basso avendo aspettative più basse. Mi sembra positivo partire con la produzione di 120 mila vetture iniziali con la possibilità di allargarci». Per quanto riguarda il mercato asiatico, Marchionne ha sottolineato: «Abbiamo già cominciato con i cinesi - ha concluso - e lo stabilimento aprirà l'anno prossimo».

Il Tesoro Usa esce da Chrysler

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