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Questo articolo è stato pubblicato il 05 luglio 2011 alle ore 06:40.

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GENOVA
C'erano i "grandi vecchi" come Giovanni Berneschi, numero uno di Banca Carige, e Carlo Castellano, alfiere dell'industria hi-tech. E c'era la generazione dei quarantenni come Giovanni Mondini, vicepresidente di Erg, e Davide Malacalza, esponente dell'omonima famiglia che ha messo radici nella galassia Pirelli. Confusi fra alcune centinaia di imprenditori scesi in piazza per rispondere all'appello del presidente di Confindustria Genova, Adriano Calvini, un altro quarantenne. Tutti uniti nel chiedere al Governo di fornire le garanzie finanziarie per far partire i lavori del Terzo valico, la linea ad Alta velocità/capacità fra Genova e la pianura padana che, da ormai un ventennio, attende l'avvio dei cantieri e che oggi è al centro di un'estenuante trattativa fra il consorzio Cociv, il general contractor guidato da Impregilo, e Rfi.
Una manifestazione che ha un solo precedente a Genova. Era il 1989 e in gioco c'erano le sorti del porto, giunto al crocevia fra l'abbraccio asfissiante del monopolio del lavoro e il soffio crescente del vento delle liberalizzazioni. Se vent'anni fa la parola d'ordine degli imprenditori in corteo era il rilancio delle banchine nel panorama internazionale dello shipping, ora l'imperativo categorico sotto la Lanterna è spezzare l'isolamento in cui la carenza di infrastrutture ha relegato la città e la sua economia.
Il Terzo valico è diventato per Genova la madre di tutte le infrastrutture, l'aggancio fondamentale con Rotterdam lungo il corridoio 24, la ricca direttrice sulla quale convogliare il traffico container che fa capo allo scalo marittimo ligure. Formalmente l'opera ha ricevuto il via libera dal Governo. Solo che sul piatto sono disponibili non più di 720 milioni, utili ad avviare il primo lotto dei lavori, ma poco più della decima parte di un'infrastruttura che costerà 6,2 miliardi. «Il problema – spiega il presidente degli industriali genovesi – è far sì che il consorzio incaricato di realizzare l'opera possa far affidamento sulla seconda tranche, che ammonta a 1,1 miliardi, dei finanziamenti programmati dal Governo».
Carlo Castellano, presidente di Esaote e di Dixet, il distretto che raccoglie le aziende hi-tech, ha avuto un ruolo di prima fila nell'organizzazione della manifestazione pro Terzo valico. «Genova – sottolinea – è una città in decadenza. Se non si rompe l'isolamento e non si creano i collegamenti con le aree limitrofe, il tramonto sarà inevitabile e definitivo». Alla "marcia" degli imprenditori, contestati da un pacifico gruppetto di ambientalisti, hanno presenziato, in forma bipartisan, i parlamentari liguri, il presidente della Regione, Claudio Burlando, e il sindaco, Marta Vincenzi. Governatore e primo cittadino hanno ribadito la richiesta al Governo di garantire i finanziamenti necessari ad avviare e dare continuità al Terzo valico. Luigi Merlo, presidente dell'Autorità portuale, invita a emulare la Svizzera, impegnata in un grande sforzo per rendere operativo il corridoio 24.
Agli imprenditori ha risposto, a distanza, Bartolomeo Giachino, sottosegretario ai Trasporti, nel corso di un convegno svoltosi a poche centinaia di metri dal luogo della manifestazione. L'esponente del Governo non ha fatto altro che ripetere le assicurazioni del titolare del dicastero, Altero Matteoli. «Il Terzo valico rimane una priorità assoluta per il Governo». E a Genova restano in attesa delle garanzie finanziarie e del prossimo round fra Cociv e Rfi.
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