Storia dell'articolo

Chiudi

Questo articolo è stato pubblicato il 20 agosto 2011 alle ore 13:27.

My24

Malgrado il piccolo rallentamento nell'emorragia di posti di lavoro sarà comunque un autunno nero per l'occupazione. Secondo i dati diffusi oggi da Unioncamere il saldo a fine 2011 per le imprese con almeno un dipendente (circa 1,5 milioni) non sarà per nulla rassicurante: 88mila posti in uscita, pari a un calo dell'occupazione dipendente dello 0,7%. Chi soffre di più? La fotografia è chiarissima: ad annaspare sono soprattutto piccole e medie imprese, mentre a livello geografico è il Sud a registrare i maggiori problemi. Nel 2010 il saldo negativo era stato di 178mila unità, -1,5%. Peggio ancora era andata nel 2009, anno clou della crisi: 213.000 i posti bruciati, pari a -1,9%.

Male soprattutto l'industria e le costruzioni
Nei numeri diffusi dal centro studi Unioncamere il 2011 vede quasi 44mila entrate in più rispetto al 2010 e 47mila uscite in meno ma, anche a causa dell'accresciuta incertezza sulla scena internazionale, l'inversione di tendenza non sembra essere alle porte per le imprese dell'industria, commercio e servizi. Per il settore industriale a fine 2011 è attesa una perdita di quasi 59mila unità (-1,2%); meglio i servizi che dovrebbero fermarsi a quota -29mila unità (-0,4%). Crollo invece per le imprese delle costruzioni (quasi 29mila posti in meno).

Unico segno positivo nei servizi avanzati
Nei servizi, l'unico settore che arriva a perdere un punto percentuale è relativo agli alberghi e ristoranti, mentre i tassi di variazione degli altri comparti sono compresi tra il -0,7% (servizi alle imprese) e il -0,2% (commercio al dettaglio). Unico segno più nei servizi avanzati, dove le imprese pensano di incrementare di circa 1.500 unità i propri dipendenti.

Soffre soprattutto il Sud
Particolarmente negativo il saldo del Meridione. Il Nord-Ovest ha in programma una contrazione di oltre 19mila posti di lavoro (-0,5%), il Nord-Est di 10.600 (-0,4%), Il Centro di 16.600 (-0,7%). Al Sud, al contrario, i posti di lavoro in meno dovrebbero essere oltre 41mila, con un tasso di variazione occupazionale pari a -1,6%. A provocare queste ulteriori difficoltà del mercato del lavoro nel Meridione sono soprattutto le previsioni negative delle piccole e piccolissime imprese dell'area (ovvero quelle con meno di 50 dipendenti), il cui saldo a fine anno dovrebbe superare le 28mila unità in meno.

Censis-Unipol: solo il 28,6% delle coppie giovani riesce a risparmiare
A rendere ll quadro ancora più fosco ci sono poi i dati raccolti nel progetto "Welfare, Italia. Laboratorio per le nuove politiche sociali" di Censis e Unipol, che fotografano l'enorme difficoltà delle giovani famiglie. Secondo la rilevazione, solo il 28,6% dei capofamiglia fino a 35 anni indica che il suo nucleo è riuscito a mettere da parte qualcosa, rispetto a una percentuale più alta (il 38%) riferita ai capofamiglia di 45-54 anni. Sono infatti le famiglie più giovani quelle che in quota maggiore spendono tutto il loro reddito mensile (il 58,4% contro la media del 52,5%) e che sono costrette a indebitarsi (il 5% contro la media del 3,7%).

Per il 42,6% nessun patrimonio immobiliare
Insomma è chiara la debolezza dei nuclei più giovani, particolarmente marcata in oltre la metà dei casi. L'8% non può contare su nessun genere di patrimonio, e a queste si aggiunge il 42,6% che non ha nessun patrimonio immobiliare. Circa il 20% delle famiglie giovani (rispetto al 40% circa del totale delle famiglie) può contare esclusivamente sulla prima casa (3,7%) o sulla prima casa e un conto in banca (19,1%). Il possesso di altri immobili o di investimenti e rendite riguarda circa il 23% di esse, contro il 36% riferito alla totalità delle famiglie italiane. Oltre il 40% delle famiglie giovani vive infatti in una casa in affitto (contro il 16,8% medio).

Commenta la notizia

Shopping24

Dai nostri archivi