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Questo articolo è stato pubblicato il 19 ottobre 2011 alle ore 06:41.

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PARIGI.Dal nostro corrispondente
L'Eni sarà in grado di immettere in rete nel 2013 le prime produzioni di gas di scisto (lo shale gas, estratto dalle sacche argillose). Lo ha annunciato l'amministratore delegato del gruppo, Paolo Scaroni, a margine del vertice ministeriale dell'Agenzia internazionale dell'energia (Aie) in corso a Parigi.
«Quando si parla di età dell'oro del gas – ha spiegato Scaroni – bisogna guardare al lato della domanda e a quello dell'offerta. A proposito del primo va constatato che solo una massiccia riconversione delle centrali, dal carbone al gas, consentirà di realizzare importanti riduzioni dei livelli di emissione di CO2. Sulla seconda molto ruota intorno alle prospettive che si sono aperte con il gas di scisto».
«Fino a pochi anni fa – ha sottolineato Scaroni – nessuno sapeva neppure cosa fosse. E oggi la sola produzione americana è pari al doppio del consumo italiano di gas. Certo, sulla strada di uno sviluppo diffuso e massiccio ci sono molti ostacoli, soprattutto di carattere ambientale, visto che l'estrazione è ecologicamente invasiva e molto rumorosa, quindi facilmente realizzabile solo in aree poco antropizzate. Non è un caso che proprio la Francia abbia per esempio deciso di annullare le concessioni già rilasciate e di fatto bandito l'estrazione. Per non parlare dei problemi di tipo amministrativo. Nel mondo ci sono solo due Paesi in cui proprietà del terreno e del sottosuolo coincidono: gli Stati Uniti, dov'è tutto del privato, e la Cina, dov'è tutto del Governo».
«Noi – ha aggiunto l'ad dell'Eni – ci siamo mossi tempestivamente, con l'acquisizione nel 2008 della società americana Quicksilver che ci ha consentito di appropriarci del necessario know how tecnologico. Stiamo già lavorando su quattro blocchi nel nord della Polonia e in Ucraina e se tutto va bene prevediamo di poter effettuare le prime forniture di shale gas nel 2013. Intanto ci stiamo dando da fare anche in Tunisia e in Cina».
Scaroni, reduce da un incontro a Mosca con il premier (e futuro presidente) Vladimir Putin, si è detto ottimista anche sull'evoluzione della situazione nei Paesi arabi. «Il 35% del nostro greggio viene da quattro Paesi dove siamo in posizione di leadership: Egitto, Algeria, Tunisia e Libia. Nei primi tre, a dire il vero, non abbiamo mai avuto particolari problemi. Quanto alla Libia, dopo aver riattivato il gasdotto Greenstream, attraverso il quale stanno per ora passando tre milioni di metri cubi al giorno, abbiamo ripreso possesso, grazie all'aiuto decisivo della marina militare italiana, della piattaforma di Sabratha. La stiamo rimettendo in funzione e dovremmo essere in grado di riattivare la produzione nel giro di tre, quattro settimane. A quel punto saremo di nuovo al 100 per cento».
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