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Questo articolo è stato pubblicato il 07 novembre 2011 alle ore 06:43.

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A CURA DI
Angelo Busani
Chi ha comprato un prima casa senza trasferire la propria residenza entro 18 mesi oggi può chiedere al fisco di revocare l'agevolazione «prima casa» pagando la differenza con l'imposta ordinaria, evitando però le sanzioni del 30 per cento. È l'effetto della risoluzione dell'agenzia delle Entrate 105/E del 31 ottobre 2011 che risolve (si veda l'articolo qui a destra) però uno solo dei numerosi problemi in cui l'applicazione della disciplina sull'acquisto della «prima casa» entra in una dimensione "patologica". Vediamo quando accade.
1) Quando l'agevolazione venga applicata nonostante la mancanza dei presupposti necessari per il suo conseguimento: ad esempio, la casa sia «di lusso»; l'acquirente non sia residente nel Comune ove è ubicata la casa oggetto di acquisto agevolato; l'acquirente non renda nell'atto di acquisto le dichiarazioni prescritte dalla legge, vale a dire (in sintesi): a) la dichiarazione di voler stabilire «entro diciotto mesi dall'acquisto la propria residenza» nel Comune in cui è ubicato l'immobile acquistato, a meno che egli già non vi risieda; b) la dichiarazione di non essere titolare di altra abitazione in detto Comune; c) la dichiarazione di non essere titolare, in tutta Italia, di altra abitazione acquistata con la medesima agevolazione;
2) quando – l'abbiamo visto sopra – l'acquirente non stabilisca entro 18 mesi dall'acquisto la propria residenza nel Comune ove è ubicata la casa oggetto di acquisto agevolato;
3) quando si rivelino mendaci le dichiarazioni richieste dalla legge per l'ottenimento dell'agevolazione;
4) se i beni acquistati con l'agevolazione prima casa siano alienati prima del decorso di un quinquennio (ed entro l'anno successivo alla vendita il contribuente non acquisti una casa destinata a sua «abitazione principale»).
Il comma 4 della nota II bis, all'articolo 1 della Tariffa, parte prima, allegata al Dpr 131/1986 (Testo unico dell'imposta di registro) prevede che «in caso di dichiarazione mendace o di trasferimento... degli immobili acquistati... prima... di cinque anni dalla data del loro acquisto, sono dovute le imposte... nella misura ordinaria» oltre a una pena pecuniaria pari al 30% delle stesse imposte e agli interessi di mora.
La norma appena riportata punisce dunque, oltre che l'ipotesi dell'alienazione infraquinquennale, anche quella della dichiarazione mendace del contribuente: essa senz'altro "copre" pertanto i casi sopra elencati nei numeri 3) e 4). Ma cosa succede negli altri? Ad esempio, se il fisco scopre che l'agevolazione è stata conseguita per una casa «di lusso» oppure da un contribuente che non è residente nel Comune dove è ubicata la casa comprata con la tassazione di favore. In questi casi, si recupera la sola differenza d'imposta (tra quella ordinariamente dovuta e quella agevolata) o si applica anche la sanzione pecuniaria del 30 per cento? È configurabile in queste ipotesi quella dichiarazione mendace del contribuente che la legge individua come il presupposto applicativo della sanzione?

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