Il Sole 24 Ore
Stampa l'articolo Chiudi

16 novembre 2011

Il neoministro Catania dovrà gestire la difficile partita della riforma della Politica agricola comunitaria


È il quarto ministro delle Politiche agricole della legislatura. Mario Catania, 59 anni, rientra a pieno titolo nella squadra «tecnica» del governo Monti. Al ministero di via XX Settembre dovrà solo cambiare casacca. Fino a ieri infatti ha svolto la funzione di capo dipartimento delle politiche europee e internazionali, con competenze relativa alla politica agricola comune e alla politica della pesca. Una nomina arrivata nel 2009 dopo una carriera svolta tutta all'interno del ministero agricolo dove a 36 anni era già dirigente.

La priorità sarà limitare i pesanti tagli in arrivo
Catania è un esperto di politiche comunitarie e ha affiancato dal 1996 in poi tutti i ministri nelle trattative comunitarie. Ora dovrà gestire in prima linea la difficile partita della riforma della Politica agricola comunitaria appuntamento chiave della sua fitta agenda di governo. La priorità sarà quella non solo di contribuire con gli altri colleghi europei a limitare al massimo i pesanti tagli in arrivo, ma soprattutto di gestire al meglio l'applicazione della nuova Pac in Italia. Con uno degli aspetti più spinosi rappresentato dalla definizione della platea dei beneficiari dei premi comunitari che a fronte dei tagli dovrà necessariamente contrarsi. In occasione del recente summit degli Stati generali dell'agricoltura, che si è svolto a Cremona, le organizzazioni agricole (Coldiretti, Confagricoltura, Cia e Copagri) hanno raggiunto una posizione comune su alcuni aspetti chiave della riforma. Tra questi la blindatura agli imprenditori agricoli professionali dei premi comunitari. Una posizione unitaria che sicuramente aiuterà il neo ministro, ma che dovrà poi essere declinata sul campo.

Dovrà anche gettare le basi per il rilancio del settore
Se la trattativa a Bruxelles sarà sicuramente il piatto forte del suo mandato ( questo avrà sicuramente giocato un ruolo chiave per la sua investitura), contemporaneamente dovrà gettare le basi per una politica di rilancio del settore indebolito dalla crisi economica e dall'emarginazione vissuta negli ultimi anni (e nelle ultime Finanziarie). A giocare contro anche il carosello di ministri che si sono avvicendati (Zaia, Galan e Romano) che non ha consentito di risolvere gli annosi problemi, dalle quote latte (gli allevatori devono ancora versare nelle casse italiane quasi 2 miliardi di vecchie multe) alla semplificazione fino alla lotta al lavoro nero. Sul latte, in particolare, il peso della Lega «sponsor» degli allevatori ha frenato ogni intervento finalizzato a chiudere i conti. L'ultima mossa dell'ex ministro Romano è stata quella di bloccare le riscossioni forzose di Equitalia.


16 novembre 2011