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Questo articolo è stato pubblicato il 14 dicembre 2011 alle ore 06:42.

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Giacomo Bassi
Tra qualche mese compirà tre anni, ma già oggi ha raggiunto la sua piena maturità. Lo dicono i numeri, lo confermano i risultati raggiunti: Erasmus for Young Entrepreneurs, il programma europeo nato nel febbraio 2009 per favorire la mobilità transnazionale dei giovani imprenditori, cresce, amplia il ventaglio dei suoi partner sparsi nei 27 Paesi della Ue e si appresta a superare i tremila partecipanti. Il progetto permette a chi vuole intraprendere la carriera di imprenditore o ha avviato un'impresa da non più di tre anni di ottenere una borsa per trascorrere un periodo di lavoro in una nazione europea ospite di professionisti già affermati, dai quali trarre informazioni, competenze o idee per il proprio business. Offrendo loro in cambio collaborazione, abilità e contatti in mercati esteri. Una formula vincente, mutuata dal famoso programma Erasmus per gli universitari, che piace molto anche nel nostro Paese, dal quale proviene quasi un quarto dei partecipanti totali (602 su 2.563), e che è tra le destinazioni più gettonate.
Da quando Bruxelles ha dato avvio a «Erasmus per giovani imprenditori», sono state 1.567 le convenzioni sottoscritte con giovani capitani d'azienda e 996 quelle con imprenditori senior dislocati in ogni angolo del Continente. Il maggior numero sia delle prime sia delle seconde è targato Spagna ma il nostro Paese è subito dietro la penisola iberica in entrambe le classifiche di presenze: il 24% degli aspiranti businessmen che nei tre cicli di Eye si sono sparpagliati per l'Europa è italiano così come il 23% delle imprese che hanno aperto le proprie porte ai giovani stranieri. Performance di rilievo per l'Italia anche in considerazione del fatto che al terzo posto delle due graduatorie c'è la Francia, la quale non arriva però nemmeno al dieci per cento delle partecipazioni complessive. E buoni risultati arrivano anche dal gradimento ottenuto dalle piccole e medie imprese nazionali: tra le mete comunitarie più ambite dai giovani che aspirano a diventare imprenditori c'è appunto il nostro Paese, preceduto da Gran Bretagna, Germania e ancora Spagna. I settori della Comunicazione, dell'Information Technology e del Turismo, infine, sono quelli per i quali c'è maggiore richiesta.
Candidarsi per essere ammessi al programma, e trascorrere così un periodo variabile da uno a sei mesi (completamente spesati) in una realtà produttiva straniera, è semplice: una volta collegati al sito web erasmus-entrepreneurs.eu è possibile presentare la domanda allegando il curriculum, una lettera di motivazioni e un business plan dettagliato relativo alla propria start-up, e insieme indicare il settore produttivo nel quale si intende operare. Completata questa prima fase coordinata da Eurochambers, il network delle Camere di commercio nazionali, entrano poi in gioco i centri di contatto locali (in Italia sono venti, sparsi in quasi tutte le regioni), che affiancano il giovane imprenditore nell'individuazione del partner senior e nella redazione di uno specifico progetto di lavoro e apprendimento: quali i compiti da svolgere, in che modo essere di supporto al business, con quali tempi articolare la propria presenza in azienda. «Bilanciare gli obiettivi e le aspirazioni dei due soggetti partecipanti è fondamentale per fare in modo che entrambi traggano vantaggio dall'incontro e dalla collaborazione di questo training on the job - dice Stefano Tirati, managing director di Cscs, agenzia di formazione toscana specializzata nell'apprendimento in mobilità e che è tra i centri italiani accreditati - . I giovani potranno così imparare sul campo a gestire un'impresa analoga a quella che vorrebbero costruire, a rapportarsi con i clienti, a sviluppare un prodotto o a predisporre una strategia aziendale, costruendosi al tempo stesso una rete di contatti internazionali da sfruttare in un secondo momento». D'altro lato gli imprenditori ospitanti «potranno sfruttare le idee provenienti da altre realtà nazionali per aggiornarsi, migliorare produzione o performance e per affacciarsi in mercati che prima non erano mai stati considerati per la difficoltà di trovare dei partner locali». Il tutto a zero spese, o quasi: l'Unione europea finanzia infatti annualmente il programma (per il 2012 lo stanziamento complessivo è di 4,3 milioni di euro) e ai partecipanti viene riconosciuto un rimborso spese variabile tra i 500 e i 1.100 euro mensili a seconda dell'attività svolta e del Paese scelto per il proprio periodo di formazione-lavoro.
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