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Questo articolo è stato pubblicato il 14 febbraio 2012 alle ore 11:17.

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di Monica D'Ascenzo
Sulla passerella primavera 2012 della Gianfranco Ferré sfilano forme geometriche e asimmetriche, ma la sorte della maison si gioca altrove. A fine marzo il confronto fra i commissari straordinari e il nuovo proprietario Paris Group di Dubai arriverà in un'aula del Tribunale di Isernia. Motivo: la richiesta dei tre commissari (Stanislao Chimenti, Andrea Ciccoli e Roberto Spada) di sequestro preventivo del marchio come garanzia del rispetto del contratto di acquisto. Una mossa che ha lasciato sorpresa non solo la famiglia Sankari, ma anche i sindacati che vigilano sul mantenimento dei livelli occupazionali.

Ma quali erano gli impegni? Nel piano industriale del gruppo arabo si indicavano azioni di ristrutturazione, di ottimizzazione del portafoglio licenze, di concentrazione sul rilancio della prima linea oltre a un'imponente strategia di nuove aperture. Il tutto con un piano di investimenti complessivo di 26,4 milioni in tre anni. L'obiettivo era quello di stabilizzare i ricavi per tornare a crescere dal 2013 e riportare in positivo l'Ebitda con una crescita media annua del 43% tra 2012 e 2014.

Nell'autunno scorso poi l'uscita dell'a.d. Michela Piva, del business development director e del direttore della comunicazione della Gianfranco Ferré avevano allarmato i commissari, anche per i ritardi nel pagamento dei fornitori. In novembre Paris Group fa il punto della situazione con un nuovo documento presentato al ministero dello Sviluppo economico e consultato dal Sole 24 Ore, in cui viene evidenziato come al momento dell'acquisto tutte le divisioni del gruppo «realizzavano consistenti perdite», e che le carenze di fatturato erano stimate in 9,9 milioni a causa di 5,1 milioni di crediti insoluti di Itc, un milione di crediti insoluti di Gff e un valore di magazzino di 400mila euro contro i 4,2 milioni stimati inizialmente. Anche sul fronte dei fornitori sono state riviste le posizioni, tanto che il documento sottolinea: «Il cash flow era compresso a causa del basso livello di crediti recuperati, indice di un'incongruente indicazione nel carve-out, da coprire con impreviste iniezioni di cash aggiuntivo per 12,8 milioni in aggiunta al prezzo di acquisizione di 8 milioni».

Paris Group, inoltre, sottolinea le perdite per le royalties pagate dai licenziatari in anticipo durante l'amministrazione straordinaria pari a un totale di 5,4 milioni. A queste si aggiungono gli incassi incerti dovuti al contratto siglato dai commissari con il licenziatario Lure, con sede nelle British Virgin Island, per la Cina e altri 14 territori. Paris Group, infine, stima le perdite dirette dovute al contratto con Lure in 6 milioni di vendite per i 13 negozi in franchisee della Ferré Milano trasferiti al licenziatario e in 800mila euro l'anno di royalties per la Gf Ferré e la Ferré Milano.

Sul fronte degli investimenti da parte di Paris Group, secondo indiscrezioni, a novembre il totale dichiarato era di 20,7 milioni, salito ora oltre i 23 milioni, con il pagamento di oltre il 75% dei fornitori. A questo si aggiunge il rafforzamento della rete di vendita con sei aperture a Dubai e «la chiusura del negozio non-strategico del brand Ferré Milano in Via della Spiga» con la vendita per 1,8 milioni, depositati in un fondo vincolato presso la Bpm.

Un nuovo incontro al ministero era stato ipotizzato il 9 febbraio scorso, ma è stato rimandato a data da destinarsi. Se l'incontro avvenisse prima di fine marzo la sorte della Ferré potrebbe non decidersi in un'aula di tribunale.

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