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Questo articolo è stato pubblicato il 28 febbraio 2012 alle ore 07:01.

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Le aziende in cerca di banda largaLe aziende in cerca di banda larga

«A fine 2011 siamo andati da decine di aziende in importanti distretti industriali e volevamo raccontare quanto può essere utile la banda larga per il business. Ma a sorpresa la risposta più comune è stata: 'grazie tante, lo sapevamo. Adesso ce la date, la banda larga?'». Si può riassumere con queste parole di Flavio Giovannelli la situazione del rapporto amore-odio che c'è ora tra le aziende italiane e la banda larga. Giovannelli è responsabile divisione piattaforma digitale del Cefriel, il centro di eccellenza del Politecnico di Milano e ha collaborato in un recente rapporto di Confindustria su questo tema. Dallo studio è emerso che il problema più grosso è nell'offerta, non nella domanda, continua Giovannelli: cioè nel digital divide infrastrutturale, che ha fatto pochissimi passi avanti negli ultimi due anni. Mentre di contro è cresciuta la consapevolezza, tra le aziende, dell'importanza della banda larga.

Ma si fa presto a parlare di digital divide. Per le aziende il discorso è complesso: ci sono diversi livelli di digital divide. A seconda delle esigenze e del tipo di business, infatti, l'azienda può aver bisogno di minore o maggiore banda. «Due megabit è il minimo. Simmetrici, però, quindi 2 megabit sia in download sia in upload, con l'hdsl», dice Giovannelli. Secondo lo studio di Confindustria, a ottobre 2011 la copertura banda larga lorda ad almeno 2 megabit era sul 95% nei distretti industriali; più grave la situazione per l'adsl 2 Plus (20 megabit): 53%, contro il 65% della popolazione coperta da questa tecnologia. La copertura effettiva (al netto di problemi tecnici che impediscono l'attivazione) è di qualche punto percentuale inferiore ma non è mai stata stimata per le aziende.

Nei distretti insomma la copertura è peggiore che nelle zone residenziali: per colpa della minore densità abitativa e della maggiore distanza dalla centrale telefonica. In provincia di Udine, di Bolzano, di Alessandria, a sud di Como e in molte zone del Veneto, per esempio. «Siamo la seconda regione italiana per Pil ma a malapena abbiamo il 50% di copertura 2 megabit effettivi», protesta Giovanni Potti, presidente di Confindustria Servizi Innovativi Veneto. «Secondo il piano Romani (Paolo, ex ministro allo Sviluppo economico ndr), servivano 120 milioni per risolvere il problema nei distretti. La Regione ha trovato 40 milioni, ma i lavori di copertura vanno a rilento a causa della burocrazia farraginosa dei permessi», aggiunge. Tra le proposte arrivate al Governo da varie parti, nell'ambito della futura Agenda digitale italiana, c'è anche l'idea di semplificare le autorizzazioni e ridurre gli oneri burocratici necessari per portare la banda larga. Il Governo conta di riuscire a portare almeno 2 megabit a tutti entro il 2013, anche se finora ha trovato solo parte dei fondi. Secondo una stima di Confindustria, servono 145 milioni per risolvere il digital divide (2 megabit) nei distretti industriali italiani. L'Agenda digitale europea guarda oltre e invita a dare i 30 megabit a tutti entro il 2015 e i 100 megabit ad almeno il 50% della popolazione entro il 2020. A oggi i 100 megabit sono disponibili solo per aziende che hanno risorse sufficienti per chiedere a un operatore di coprire ad hoc la loro sede.

Ma a quali aziende servono 20, 30, addirittura 100 megabit? «A molte ‐ risponde Giovannelli ‐. Le faccio un esempio: noi stessi siamo appena passati da 10 a 100 megabit. E non facciamo usi fantascientifici di internet: ma bastava che qualcuno facesse telepresenza, un altro streaming, qualcuno Skype, posta e web e i 10 megabit si saturavano». «In linea di massima, più banda hai quante più cose riesci a fare e a migliorare la produttività. Ne hanno più bisogno le aziende più dinamiche e quindi quelle più pregiate: quelle che esportano, che hanno forti partnership in Italia e con l'estero. Quelle che cavalcano i nuovi mercati, tipo il marketing attraverso il mobile. Tutte quelle che devono interagire nel modo più stretto possibile con clienti e fornitori», spiega Giovannelli. «Ne hanno meno bisogno, di contro, quelle che producono oggetti a basso contenuto innovativo e che vendono solo nella propria provincia. Ma anche per loro la banda larga comincia a essere un'esigenza».

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