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Questo articolo è stato pubblicato il 21 marzo 2012 alle ore 07:00.

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Non sono molti i gruppi industriali italiani che negli scorsi due anni hanno investito così vivacemente. Ma Gianluigi Angelantoni è un imprenditore che ama le scommesse innovative.

A capo di una multinazionale tascabile che spazia dalle macchine per test spaziali, all'ultra-freddo, ai sistemi medicali di laboratorio e le macchine di deposizione nanometrica (sputtering) da oltre cinque anni l'Angelantoni Industries sta facendo crescere una presenza nelle tecnologie verdi (dalle grandi centrali solari a specchi parabolici al fotovoltaico avanzato e alle biomasse) che ha pochi eguali quantomeno nell'industria italiana.
«La crisi, certo, si è fatta sentire anche da noi – spiega Angelantoni – ma ora il gruppo sta andando bene. Al punto che nel settore delle macchine di test, spaziali e ambientali, un importante fondo di investimento italiano entrerà come partner finanziario. Mentre nell'area medicale stiamo riprendendoci discretamente e stiamo trattando una partnership internazionale. Per questo abbiamo deciso di cambiare struttura.

La capogruppo, Angelantoni Industries, è divenuta una holding con tre subholdings: Att (Angelantoni test technologies), Als (Angelantoni life sciences), Angelantoni clean Technologies per l'area "verde"».
Un'organizzazione più funzionale per una fase complessa. In cui i tre settori dovranno crescere su mercati ben diversi tra loro. Il primo sull'industria ad alta tecnologia, il secondo sui centri di ricerca, farmaceutici e ospedalieri. E il terzo sulla galassia della green economy. Esempio chiave è Archimede Solar Energy, la fabbrica d'avanguardia per i tubi solari, avviata lo scorso settembre in partnership tra Angelantoni e Siemens. Produce il cuore dei grandi impianti solari a specchi parabolici che in futuro potrebbero costellare le assolate coste del Nord Africa per generare giga watt di elettricità e dissalare l'acqua.

«A gennaio abbiamo finalmente ottenuto la certificazione dell'impianto da parte dell'Enea – dice Angelantoni – e abbiamo cominciato a offrirli sul mercato. In Marocco, dove sono previsti ben 500 Mw di centrali solari a Warzazat, con l'avvio di fatto del grande progetto Desertech (per la solarizzazione dell'intera costa sud mediterranea) e in India, dove contiamo di produrre i primi 1.500 tubi solari capaci di reggere acqua supercritica (a 550 gradi e 200 atmosfere) per un impianto che punta poi a 14mila tubi. Siamo oggi gli unici al mondo a produrre tubi solari superneri adatti sia a impianti a sali fusi che a olio sintetico e a acqua surriscaldata».

Ma le scommesse non si fermano qui. «L'Elianto, start up nata da un gruppo di ricercatori del Crs4 di Cagliari sta lavorando sui sistemi solari a specchi piani di Fresnel di media dimensione. Impianti più piccoli e versatili, adatti anche al Centro-Italia, facilmente integrabili con centraline a biomassa o a biogas, per la cogenerazione su base locale. Su cui sta lavorando un'altra nostra partecipata, la SolarLite toscana».
Anche nel fotovoltaico Angelantoni punta in alto: «La nostra nuova 3Rays comincerà quest'anno a istallare i nostri primi sistemi a concentrazione, capaci di un'efficienza fotovoltaica finale del 30%». In pratica tre volte i pannelli tradizionali, grazie a "faretti" capaci di inseguire il sole, concentrarne la luce e spedirla a una celletta ad alta efficienza prodotta dal Cesi di Milano. «E andremo oltre. A sistemi tricroici capaci di spaccare la luce nei suoi tre colori di base e inviarli a celle su misura per una produttività solare ancora più alta».

Sono le prime scommesse di un'entrata a tutto campo nella green economy, «area che si adatta molto bene all'Italia e all'Umbria – conclude – perché non richiede enormi capitali ma molta intelligenza. Per questo che abbiamo aderito al polo che la Regione ha voluto sulle tecnologie verdi e contiamo di partecipare al nuovo incubatore di Pietrafitta».

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