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Una vittoria colossale per la sanità americana

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Global view

Una vittoria colossale per la sanità americana

Sono ancora su di giri per la sentenza della Corte suprema che ha preservato l'impianto della riforma sanitaria di Obama. Un elemento particolarmente gratificante ed encomiabile delle motivazioni della sentenza, presa a maggioranza, è che ha invocato esplicitamente la logica della riforma sanitaria per giustificare il «raggiro interpretativo» che tanto ha fatto infuriare il giudice Antonin Scalia (a sua volta membro della Corte ma in dissenso sulla sentenza).

Cito dalle motivazioni: «L'effetto combinato dell'assenza di crediti di imposta e della presenza di un requisito di copertura obbligatoria inefficace potrebbe spingere il mercato delle assicurazioni individuali di uno Stato in una spirale letale. È implausibile che il Congresso abbia voluto che la legge agisse in questo modo. Il Congresso ha reso i requisiti della guaranteed issue [l'obbligo per l'assicurazione di concedere la copertura sanitaria a prescindere dalla storia clinica del richiedente] e del community rating [l'obbligo per l'assicurazione di applicare gli stessi premi a tutti i residenti in una certa area geografica, indipendentemente da età, genere o condizioni di salute] applicabili in tutti gli Stati della nazione, ma questi requisiti funzionano soltanto se combinati con l'obbligo di copertura e il credito di imposta. Si può pertanto ragionevolmente ritenere che il Congresso volesse che anche queste misure fossero applicate in tutti gli Stati».

Sì! La Corte ha capito che la legge è stata pensata per funzionare attraverso il tridente composto dall'obbligo per i singoli cittadini di acquistare un'assicurazione sanitaria, dai sussidi e dai requisiti della guaranteed issue e del community rating. Tutti e tre gli elementi sono necessari perché la legge funzioni: per questo era evidente, per chiunque avesse seguito un minimo la questione, che il ricorso alla Corte suprema era un'assurdità.
Il fatto è che a destra tantissime persone questa logica non l'hanno mai afferrata, o perché gli bastava sapere che l'Obamacare era l'incarnazione del malvagio statalismo, o per il principio di Upton Sinclair (è difficile capire qualcosa se per continuare a prendere lo stipendio è necessario che tu non la capisca).

Ma i giudici della Corte suprema che hanno votato a maggioranza la sentenza hanno fatto un'analisi elementare di politica economica, e questo gratifica il secchione dentro di me, oltre che il riformatore sanitario fuori di me.

L'eredità di Obama
Lo scorso autunno ho scritto un lungo articolo per la rivista Rolling Stone, in cui sostenevo che alla fine la storia non darà un giudizio negativo di Obama come presidente: «Nonostante un'opposizione feroce, nonostante sia andato vicino a rovinarsi con le sue mani, Obama è emerso come uno dei presidenti più significativi e – si può dire? – di successo della storia americana. La sua riforma sanitaria è imperfetta, ma rappresenta comunque un enorme passo avanti, e sta funzionando meglio di quello che chiunque si aspettava. La riforma finanziaria è stata molto meno radicale di quello che sarebbe stato necessario, ma è molto più efficace di quanto si creda. La gestione dell'economia è stata in parte azzoppata dall'ostruzionismo repubblicano, ma è stata comunque molto migliore che in altri Paesi avanzati. E comincia a sembrare che le politiche ambientali costituiranno un lascito importante della sua presidenza».

Quando è stato scritto, l'articolo sembrava in netto contrasto con la visione prevalente fra gli opinionisti, che vedevano una presidenza Obama avviata al fallimento, con la riforma sanitaria che spiccava al suo interno come un grosso errore. Ma improvvisamente sembra che il senso comune stia cambiando direzione.

(Traduzione di Fabio Galimberti)

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