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Ecopneus, i dieci anni del consorzio per il riciclo degli pneumatici

L’ente senza fini di lucro raggruppa oltre 100 imprese, con 700 occupati diretti e una rete di 25 mila gommisti affiliati impegnati nelle diverse regioni italiane

di Davide Madeddu

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3' di lettura

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Un palazzo alto un chilometro e mezzo con una base uguale a quella di un campo sportivo e pesante più di 20 super portaerei. È l’immagine che descrive il volume degli pneumatici dismessi, riciclati e riutilizzati, in diverse forme, in Italia e che vale circa 60 milioni di euro all’anno.

Il consorzio

Un ambito che va dalla produzione di energia sino alla realizzazione degli asfalti e mette assieme oltre 100 imprese, 700 occupati diretti e una rete di 25 mila gommisti affiliati impegnati nelle diverse regioni. Numeri di un settore in crescita e contenuti nel bilancio sui primi dieci anni di Ecopneus società consortile senza scopo di lucro e principale operatore della gestione degli pneumatici fuori uso in Italia. I dati che emergono dal bilancio, come chiarisce Giovanni Corbetta (che ha guidato Ecopneus sin dalla costituzione) «sono il risultato di una strategia lungimirante che negli anni ha consentito di costruire un sistema fondato su qualità, competenza ed innovazione coinvolgendo in modi diversi tutti gli stakeholder del sistema: dai cittadini alle istituzioni, alle imprese della filiera del trattamento e dei settori del riciclo, agli enti di ricerca, alle associazioni».

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Dieci anni di attività

Dal 2011 a oggi la società ha gestito 2.220.090 tonnellate di pneumatici fuori uso «come il peso di 20 super portaerei», con una media annua di 200 mila tonnellate, «l’equivalente in peso di circa 22 milioni di pneumatici per automobile». Certificata anche la crescita del 6 per cento annuo grazie a «130 mila tonnellate in più rispetto agli obiettivi di legge», e oltre 700 mila missioni di raccolta nei 25 mila gommisti registrati su tutto il territorio nazionale. Inoltre quello che i dirigenti del gruppo definiscono “impegno straordinario” per gli «interventi negli stock storici e per il prelievo straordinario di pneumatici abbandonati nei territori della Terra dei Fuochi, per un totale di 87 mila tonnellate prelevate».

Il valore economico

Significativo l'impatto economico.«Mediamente il valore che ogni anno viene distribuito da Ecopneus alle diverse componenti della filiera, è di circa 60 milioni di euro, e servono principalmente a remunerare le imprese per le operazioni di recupero, dalla raccolta, ai trasporti, al trattamento degli pneumatici fuori uso – dice Federico Dossena direttore generale Ecopneus –. Complessivamente, dal 2011 ad oggi, abbiamo generato un valore economico di 624 milioni di euro, di cui 611 distribuiti appunto ai nostri stakeholder. Ma un dato assai rilevante è rappresentato dal risparmio che abbiamo consentito al Paese sull’importazione di materie prime, grazie alla loro sostituzione con i materiali da riciclo di pneumatici fuori uso ottenuti dalla filiera Ecopneus: ben 1,15 miliardi di euro».

Impiego gomma riciclata

La seconda vita della gomma proveniente da pneumatici fuori uso spazia dal settore energetico a quello edile e stradale. Nello specifico, il 48 per cento degli pneumatici raccolti nei dieci anni è stato «destinato al recupero di energia», mentre il 52 per cento «è stato avviato al recupero di materia per produrre principalmente granuli e polverini di gomma impiegati nei diversi settori applicativi». Che in questo caso vanno dalle pavimentazioni sportive (50 per cento), ai manufatti e componenti (29 per cento) continuando con articoli in gomma (8 per cento), isolanti acustici per edilizia (7 per cento) e asfalti a bassa rumorosità (3 per cento)».

Ambiente e anidride carbonica

Non meno importante poi l’impatto sull’ambiente: «In questi primi 10 anni di attività, grazie ad Ecopneus è stato possibile evitare l’emissione in atmosfera di 3,3 milioni di tonnellate di CO2 equivalente – argomenta il direttore. – Un beneficio equivalente delle emissioni dirette di 1,9 milioni di autovetture che percorrano 10.000 km in un anno. È stato inoltre possibile evitare il prelievo di risorse minerali e fossili per 3,3 milioni di tonnellate e risparmiare acqua come il consumo giornaliero dell'intera popolazione italiana, 15,5 milioni di metri cubi».

Un futuro di ricerca

L’andamento positivo del settore e l’attività di ricerca e sviluppo portata avanti aprono la strada anche a un’ulteriore crescita: «Mi riferisco in particolare al riciclo chimico e alle applicazioni in ambito industriale – conclude –. Risultati incoraggianti arrivano anche dagli ultimi sviluppi del processo di devulcanizzazione della gomma, che consentirà – ci auguriamo in un futuro vicino – di reintrodurre nel processo produttivo del pneumatico anche una quota sempre più importante di gomma riciclata, così da chiudere concretamente il ciclo di recupero di questo prezioso materiale».

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