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Ecosistema urbano 2019: Agrigento e Taranto trainano il Sud

Dal balzo di Agrigento, salito di ben 44 posizioni rispetto all’anno precedente, al caso Taranto che punta al Green Award europeo, ma ha ancora tanta strada da fare specialmente sul fronte rifiuti

di Giacomo Bagnasco


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3' di lettura


In quella che sarebbe la “zona retrocessione” di una classifica sportiva è sempre il Meridione a distinguersi per numero di rappresentanti. Dall’81° all’ultimo posto della graduatoria generale di Ecosistema urbano i capoluoghi di Sud e Isole rappresentano i due terzi del totale. Eppure qualcosa si muove, che si tratti di piazzamenti in progresso o avvio di progetti di riqualificazione urbana.

Il balzo di Agrigento
Quest’anno a fare il balzo in avanti più grande è stata Agrigento, che ha guadagnato addirittura 44 posizioni: era penultima, sul gradino numero 103, e ora è 59esima. Innanzitutto, spiegano a Legambiente, il Comune siciliano ha svoltato in termini di aggiornamento dei dati, di risposte sistematiche e coerenti. Questo spiega almeno in parte l'avanzata in certi parametri che si distinguono su tutti gli altri.

In particolare la situazione dei rifiuti urbani è diventata soddisfacente. A rispecchiarlo sono il 16° posto per la produzione (436 chilogrammi per abitante rispetto ai 577 dichiarati in precedenza, e questo in un'annata dove invece l'aumento di spazzatura prodotta è quasi generale) e l'accelerata sulla raccolta differenziata, passata dal 9,1 al 61,8 per cento, il che frutta un piazzamento a metà classifica. La città siciliana, poi, sale addirittura sul podio per la “conta” degli alberi, che sono 107 ogni 100 abitanti e la collocano alle spalle della sola Modena.

Il «caso» Taranto
Nessun salto clamoroso in classifica, invece, per Taranto. Che si limita a guadagnare due piazze, dall’82esima all'80esima. Allo stesso tempo, la città pugliese lancia qualche segnale positivo. Anche a prescindere dalla qualità dell'aria che migliora (ma le rilevazioni non riguardano la presenza di sostanze inquinanti che derivano da lavorazioni industriali, come i metalli pesanti). Da un lato migliora la capacità di risposta da parte degli uffici comunali e in questo modo la sigla Nd (non disponibile) è stata sostituita da un 23° e un 49° posto su scala nazionale per quanto riguarda l’offerta e i passeggeri del trasporto pubblico, dall'altro si realizza un bel passo avanti nelle piste ciclabili a disposizione, passando dall'88° al 59° posto.

Il sindaco di Taranto Rinaldo Melucci, insediato a giugno 2017, vuole guardare oltre e investire su più fronti: «Innanzitutto la pianificazione - spiega - indirizzando scelte urbanistiche, economiche e sociali per ridisegnare l’ambiente urbano con l'obiettivo di uno sviluppo complementare alla grande industria. Poi abbiamo la necessità di una narrazione nuova per un territorio che ora come ora, dall'esterno, appare condizionato dall’Ilva più di quanto non lo sia in realtà. Infine la governance, alla ricerca di un nuovo canale di dialogo e distensione tra le parti sociali, partendo dalla premessa che, pur su posizioni diverse, nessuno può dirsi non ambientalista».

Il modello di transizione - economica, ecologica, energetica - ha un nome: Ecosistema Taranto. «Parliamo di piani per la mobilità, per l’urbanistica, per le coste, contro le barriere architettoniche. Puntiamo a una grande opera di forestazione per creare una cintura verde tra il quartiere di Tamburi e la zona industriale. È un insieme di interventi che può essere portato a termine nell'arco di un decennio, per consentire alla città di riprendersi una vocazione marittima e mercantile. Intanto, se nel giro di qualche anno ci saremo mossi nella direzione giusta, potremmo candidarci al Green Award europeo, un riconoscimento già andato a un centro come la tedesca Essen, nel bacino della Ruhr, che ha ottenuto risultati ambientali notevoli pur senza rinunciare del tutto alle sue industrie. Sempre in prospettiva, è importante che Taranto abbia ottenuto l'assegnazione dei Giochi sportivi del Mediterraneo nel 2026».

Intanto però l’attualità chiama e il fronte rifiuti lamenta scarsi risultati, soprattutto perché la raccolta differenziata colloca Taranto al centesimo posto con una quota del 17,2% gravemente insufficiente. «Abbiamo avuto bisogno di tempo per affrontare questo problema - continua Melucci -. Con un dissesto finanziario ultradecennale si erano creati gravi problemi di pianta organica. Ora abbiamo potuto procedere a 300 assunzioni, e ciò aiuterà anche il nuovo sistema di raccolta differenziata nei 250 chilometri quadrati del nostro territorio, che comprendono 300 chilometri di strade. Siamo pronti, a novembre si parte».

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