SITO DI MACCHIAREDDU

Ecotec, brevetti per l’estrazione di metalli pregiati dalle scorie

Dai fanghi rossi si ricava lo scandio, materiale dal valore fino a 17mila euro al chilo

di Davide Madeddu


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Riceca e sviluppo. Ecotec progetta, brevetta e gestisce impianti e industriali per il trattamento rifiuti liquidi, solidi e fangosi

3' di lettura

Un cerchio che si chiude. Metalli pregiati e di alto valore, lo scandio in primis, dai rifiuti. Sono quelli che si possono ricavare dalla lavorazione della bauxite, la materia prima che viene utilizzata per produrre l’allumina. A ideare il sistema attraverso una procedura brevettata e validata dal Politecnico di Milano e dal Cesa (Centro eccellenza sostenibilità ambientale) di Cagliari è la società Ecotec con sede a Macchiareddu a pochi chilometri dal capoluogo sardo.

La procedura permette di ricavare dai cosiddetti fanghi rossi, ossia residui che derivano dalla raffinazione della bauxite attraverso il procedimento Bayer, o dalle polveri che vengono prodotte nei processi di combustione di una centrale a carbone o quelle prodotte in una acciaieria, lo scandio, che a seconda della purezza ha un valore che può arrivare sino a 17 mila euro al chilo. Ma anche terre rare, titanio, ferro, alluminio, silicio e altri metalli. Proprio lo scandio è l’elemento su cui si fa maggiormente leva. «Viene considerato materiale del futuro - spiega Aldo Imerito, amministratore e fondatore di Ecotec - il suo utilizzo è strategico per il mondo avanzato: non a caso viene usato per rafforzare la portanza delle ali degli aereo da combattimento perché può resistere a pressioni o stress molto elevati».

Il recupero dei materiali avviene poi attraverso un processo combinato che allinea una fase termica a una idrochimica. «Tutto questo lavoro - dice Imerito - ci permette di riutilizzare per intero rifiuti con uno scarto, che è poi un inerte vetrificato utilizzabile sia in edilizia sia in lavori stradali, pari al 2 per cento del totale lavorato.

Un progetto ambizioso che guarda con particolare attenzione i fanghi rossi, residui di lavorazione della bauxite, presenti in una quantità pari a 30 mila tonnellate a Portovesme. «Da tempo stiamo chiedendo e proponendo il nostro brevetto che - rimarca Imerito, con un passato da manager nel settore petrolifero e con la Ecotec collaborazioni con numerose multinazionali - è esportabile in tutto il mondo, soprattutto perché la produzione globale di fanghi rossi supera i 150 milioni di tonnellate». Il funzionamento dell’intero sistema parte da una prima fase con l’utilizzo di un forno al plasma termico, si ha una fusione riduttiva del fango rosso per poi proseguire con quella idrometallurgica. I residui di lavorazione vengono inseriti in un forno rotativo lungo 70 metri e largo 4 in cui avviene il primo riscaldamento. «Da qui - argomenta Imerito - fuoriesce una lava di ghisa ad alte purezze». Dalla parte opposta le altre scorie che contengono i metalli preziosi. «In questo caso, attraverso un processo idro-metallurgico, si separano tutti i metalli, seguendo un procedimento che garantisce le migliori condizioni di risparmio energetico e la possibilità di recuperare completamente tutti i liquidi che vengono impiegati». Quanto ai residui di lavorazione ammontano al «due per cento del totale». L’impianto brevettato è modulare, composto da 5 blocchi e capace di lavorare «200 mila tonnellate di fanghi rossi in un anno». La presenza dei moduli consente poi un ampliamento dell’intera catena di recupero e produzione. L’attenzione dell’azienda che opera anche nel settore della depurazione da idrocarburi non riguarda solo bauxite. «Ci sono delle interlocuzioni per l’estrazione della Gialusite dai residui della lavorazione dello zinco - prosegue ancora il manager - anche recentemente abbiamo dato il nostro apporto in Norvegia e Scandinavia e in questi giorni è stato presentato negli Usa dove si sta valutando una eventuale collaborazione».

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