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Edf a Parigi balza sulle ipotesi di maxi-nazionalizzazione

Secondo quanto riferisce Les Echos, «il ritorno di Edf al 100% nelle mani dello Stato è tra i cantieri prioritari del nuovo Governo che devono essere avviati dopo le elezioni legislative, accanto alla lotta contro l’inflazione e la riforma delle pensioni»

di Giuliana Licini

(REUTERS)

2' di lettura

(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Edf scatta alla Borsa di Parigi, sulla spinta della indiscrezioni di stampa secondo cui il Governo francese intende nazionalizzare il gruppo energetico, che in Italia controlla Edison. Secondo quanto riferisce Les Echos, «il ritorno di Edf al 100% nelle mani dello Stato è tra i cantieri prioritari del nuovo Governo che devono essere avviati dopo le elezioni legislative, accanto alla lotta contro l’inflazione e la riforma delle pensioni». «Faremmo bene a farlo il più rapidamente possibile», ha sottolineato una fonte dei poteri pubblici al quotidiano.

La riforma di Edf, attualmente controllata all’84% dallo Stato francese, più volte rinviata durante il precedente quinquennato «oggi appare inevitabile», scrive Les Echos. Il «campione francese dell’atomo se la passa sempre peggio a causa della storica debolezza della disponibilità del suo parco di reattori», con ricadute sul suo debito, che è già pesante. La guerra in Ucraina, oltre tutto, ha messo sotto i riflettori le pressanti necessità di «un’energia abbondante, abbordabile e sovrana». Per il Governo francese «l’alternativa 100% nelle mani pubbliche offre numerosi vantaggi», scrive Les Echos. L’operazione potrebbe essere associata a un aumento di capitale e avrebbe come esito finale, ovviamente, il delisting del gruppo.

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Da un punto di vista politico una nazionalizzazione permetterebbe di rilanciare la riforma, assai controversa, di Edf in una luce più favorevole, «perché sia a sinistra, sia a destra, si pensa che il nucleare debba essere nelle mani dello Stato». Per i sindacati di Edf, è un simbolo essenziale, perché la nazionalizzazione riporterebbe il gruppo alle sue origini, fa notare una fonte dell’amministrazione. Dal punto di vista finanziario, i vantaggi di un ritorno completamente in mani statali di Edf sarebbero di un costo di finanziamento inferiore, in una posizione di trattativa più favorevole con Bruxelles sulla riforma del prezzo regolamentato dell’elettricità nucleare e ancora in relazione al finanziamento dei nuovi reattori di ultima generazione, sottolinea il quotidiano. Inoltre, con l’uscita degli azionisti di minoranza dal capitale, il Governo avrebbe le mani libere per decidere nuove misure, potenzialmente molto sfavorevoli a Edf, destinate a contenere la fiammata dei prezzi. Nel 2021 il gruppo Edf ha realizzato ricavi per 84,5 miliardi di euro, con un utile netto di 5,1 miliardi. L’indebitamento ammonta a 43 miliardi. In aprile ha concluso un aumento di capitale da 3,1 miliardi di euro, sottoscritto per 2,7 miliardi dallo Stato.

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