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Edilizia «off-site», in cantiere resta solo il montaggio

di Paola Pierotti

3' di lettura

Si produce in fabbrica e il cantiere diventa il luogo dell’assemblaggio finale delle parti prodotte industrialmente. Va in questa direzione il mondo dell’edilizia più evoluta. “Off-site” è la parola chiave di chi guarda con interesse al digitale e all’industrializzazione, e di chi applica soluzioni ispirate all’automazione robotizzata e all’artigianato evoluto. Un tema su cui si è concentrata la giornata di oggi dell’edizione 2017 di Rebuild, a Riva del Garda fino a domani.

La rivoluzione in atto inciderà su efficienza e sostenibilità e richiede un cambio culturale che riguarda tutta la filiera, da chi fa il progetto a chi utilizzerà gli immobili. «Per un settore in trasformazione dopo anni di crisi – spiega Thomas Miorin, presidente di Relab – la parola d’ordine è innovazione. L’ibridazione dei processi produttivi tra fabbrica e cantiere ha impatti economici e sociali profondi: si abbassano i costi, cresce l’affidabilità nei tempi di consegna e negli standard produttivi, con ricadute su qualità, comfort e sicurezza».

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Dal mondo Rebuild è nata anche Energiesprong Italia, pronta ora a scendere in campo con una task force che spera di intercettare «qualche migliaio di alloggi», guardando con interesse al social housing e alla ricostruzione post sisma. Nella cordata, l’industria è rappresentata dai due gruppi Manni e Filippetti, per il mondo dell’energia c’è Edison, per la componentistica hanno sposato il progetto Saint Gobain e Gruppo Lape, e in rappresentanza dei costruttori c’è Percassi. C’è anche una significativa rappresentanza del mondo dell’housing sociale con Itea e Acer Reggio Emilia. La sfida è promettente e per incidere sul mercato serve che politica, mercato e cultura stringano un patto come è avvenuto nel Regno Unito, dove si sono già fatti passi importanti sposando digitalizzazione e manifattura.

Architettura off-site, il cantiere è leggero

Architettura off-site, il cantiere è leggero

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«Mettendo a valore le esperienze di grandi gruppi, dalla progettazione alla produzione, come AeCom, Bryden Wood, Skanska, BuildOffsite, Bam, Carillion e della nuova Offsite Management School– spiega Marzia Bolpagni, giovane ingegnere e dottoranda del Politecnico di Milano, esperta di Bim che oggi collabora con il Ministero di Giustizia inglese a Londra – il Riba ha pubblicato anche delle linee guida dedicate al Designing for manufacture and assembly (DfMA). In particolare alcuni studi come Bryden Wood ne hanno consolidato una profonda esperienza, a tal punto da aver promosso una divisione specifica nel proprio business, forti dell’adozione e dell’applicazione del Building information modelling».

In Italia non mancano puntuali storie di successo, come quella promossa a Bolzano dall’Ipes, l’istituto per l’edilizia sociale, che ha affidato al Laboratorio di architettura architetti associati di Reggio Emilia il progetto di retrofit urbano di cinque blocchi con una quarantina di alloggi in via Palermo. «Il progetto – spiega l’architetto Andrea Rinaldi – è pensato come un intervento interamente dall’esterno, per layer successivi, reversibile nel tempo, adatto per scegliere gli ambiti di intervento e innovativo perché consente di sperimentare nuove metodologie, anche per parti». Nell’ambito del progetto europeo Sinfonia si riqualifica un edificio degli anni '60 con un approccio di assemblaggio che potrebbe fare scuola, spingendo verso una nuova cultura italiana per la trasformazione dell’ingente patrimonio abitativo.

Industrializzazione per il recupero, ma anche per le nuove costruzioni. Sul lago di Garda infatti, a Bardolino, il campeggio Continental ha riaperto a Pasqua sostituendo i 19 bungalow esistenti con altrettanti, più belli e performanti, progettati dallo studio Ardielli Associati. Nuova immagine in linea con la domanda turistica, in soli 6 mesi, per non perdere un giorno della nuova stagione. Progetto in Classe A con una tipologia costruttiva mista in legno e calcestruzzo realizzata dai bresciani del Gruppo Nulli con Wood Beton. Ancora, ha sede a Pergine Valsugana, in provincia di Trento, il gruppo Ergodomus fondato una decina d'anni fa da Franco Piva, e che negli ultimi anni è stato particolarmente impegnato nella ricostruzione post sisma in Emilia. Il team offre servizi per i progettisti e i general contractor e adotta il Bim in modo ordinario. Tra i cantieri aperti oggi c’è quello per il Polo dell’innovazione dell’Università di Parma: un edificio multipiano, interamente in legno, che ospiterà 30-35 aziende impegnate nella ricerca sui temi del trasferimento tecnologico.

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