coperture decreto crescita

Editori in allarme: Governo taglia 100 mln al "Bonus Cultura". Bonisoli: i soldi ci sono

di V.N.

Decreto crescita in salita: servono 39 provvedimenti per attuarlo

4' di lettura

Taglio di 100 mln di euro nelle coperture "decreto crescita" destinate a finanziare il "Bonus Cultura - 18 app" per incentivare i "consumi culturali" tra i giovani. È il grido di allarme lanciato dell'Associazione italiana editori (Aie), che dopo aver spulciato il testo approdato sulla "Gazzetta" dopo un doppio passaggio in Consiglio dei ministri parla di «grave errore che chiediamo di correggere». «Siamo increduli - commenta il presidente Ricardo Franco Levi - in una notte sono scomparsi 100 milioni per la cultura. Si pensa alla crescita tagliando sul futuro dei giovani». Di qui l'appello: «Siamo certi che il ministro Bonisoli, governo e Parlamento troveranno come ricostituire il fondo nella sua interezza». La replica non si fa attendere, e porta la firma del titolare del Mibac e del viceministro del Mef Laura Castelli: «Il Bonus Cultura non sarà toccato».

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Bonisoli e Castelli: i soldi ci sono, non cambia nulla
«Al netto delle speculazioni politiche, da campagna elettorale per le europee», scrivono Bonisoli e Castelli in una nota congiunta», il Bonus Cultura «non sarà toccato» e « ai ragazzi nati nel 2000 non sarà tolto un solo euro». Quello che l'Aie considera un taglio ai fondi - spiegano - è solo una partita di giro temporanea, che non cambia la sostanza delle cose: «Sono stati solo ed esclusivamente anticipati 100 milioni di euro per il dl Crescita», « una misura indispensabile per la ripresa economica del Paese». E i fondi «saranno stanziati di nuovo tra qualche settimana». Su questa operazione e sulla sua tempistica all'interno del Consiglio dei ministri - sottolineano ancora Castelli e Bonisoli - «sono stati tutti d'accordo. D'altronde, i primi fondi del bonus cultura di quest'anno saranno spesi solo tra alcuni mesi. Insomma, non cambia nulla».

Ascani (Pd): nota Mef-Mibac ridicola, il taglio c'è
Le rassicurazioni del Mef e del Mibac fanno tirare un sospiro di sollievo agli editori («siamo soddisfatti e fiduciosi che davvero "ai ragazzi nati nel 2000 non sarà tolto un solo euro"») ma fanno indignare la deputata dem Anna Ascani. La nota congiunta Castelli-Bonisoli «è ridicola, siamo al gioco delle tre carte» attacca. E spiega che l'articolo 50 del Dl (disposizioni finanziarie) del decreto «parla chiaro: nel 2019 il bonus cultura è stato tagliato di 100 milioni di euro. Il resto è solo propaganda». La copertura "sparita" «prevede l'utilizzo di 100 milioni di euro per l'anno 2019, mediante corrispondente riduzione dell'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 1, comma 979, della legge 28 dicembre 2015, n. 208, che è appunto 18app. Da Bonisoli e Castelli un goffo tentativo di nascondere la realtà, se il governo ha bisogno di un "anticipo" può tranquillamente prendere i soldi da altre misure ma non dalla cultura che sta subendo già tagli pesantissimo per colpa di questa maggioranza», afferma Ascani.

Del Giudice: grave errore da correggere immediatamente
Contro il «grave errore» del Governo si schiera anche il direttore di Confindustria Cultura, Fabio Del Giudice, che chiede al Governo una immediata correzione di rotta perchè l'ulteriore riduzione Bonus Cultura per i ragazzi italiani «è un intervento che colpisce lo sviluppo culturale del Paese». «Non riusciamo a comprendere - spiega Del Giudice - come il Governo possa mettere in atto una politica che riduca gli interventi per la cultura a favore dei giovani facendo sparire in una notte 100milioni di euro, dopo che con un precedente provvedimento il bonus era già stato ridotto di 40milioni», ed è «palesemente contraddittorio che lo faccia con un provvedimento chiamato decreto Crescita».

Cantiere aperto per modifiche e ritocchi
Nei prossimi giorni il decreto 30 aprile 2019 n. 34 "Misure urgenti di crescita economica e per la risoluzione di specifiche situazioni di crisi" inizierà l'iter di conversione e sono attese diverse modifiche riguardanti in particolare la rottamazione ter delle cartelle esattoriali (più che probabile la proroga dei termini di adesione, scaduti il 30 aprile, preannunciata dal vicepremier Salvini) e l'introduzione della norma "Salva Roma" per il trasferimento del debito di Roma Capitale dal commissario, che oggi lo gestisce, al ministero dell'Economia. Possibile anche l'arrivo di norme a tutela dei rider. Nei giorni scorsi il vicepremier Luigi Di Maio aveva annunciato un'accelerazione con l'inserimento delle norme in materia nella legge sul salario minimo in discussione al Senato. O, in alternativa, nel "decreto crescita", se la richiesta verrà autorizzata dai presidenti delle Camere.

Decreto in Aula alla Camera ai primi di giugno
Il primo via libera del Cdm era arrivato all'inizio di aprile con la formula «salvo intese». Poi una serie di attriti all'interno della maggioranza sul debito di Roma ne hanno ritardato la pubblicazione in "Gazzetta", arrivata solo dopo un secondo passaggio del testo in Consiglio dei ministri (il 24 aprile), per integrazioni e modifiche. Dopo la pubblicazione, il Dl è è stato trasmesso alla Camera e assegnato in sede referente alle commissioni riunite Bilancio e Finanze.
L'esame dovrebbe iniziare a metà della prossima settimana, e il passaggio in Aula è previsto per la prima settimana di giugno, secondo quanto indicato dall'ultima conferenza dei capigruppo di Montecitorio.

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