Osservatorio giovani-editori a firenze

Editoria, la vedova Jobs: «Quotidiano in classe da esportare negli Usa»

dall'inviato Andrea Biondi

Osservatorio Giovani Editori, incontro con Laurene Powell Jobs


3' di lettura

«Sono andata in una scuola in California, credendo di trovarmi davanti una realtà d’eccezione. Niente di più sbagliato. Per questo ho pensato che avrei dovuto fare qualcosa perché non era giusto che gli studenti non avessero accesso alla conoscenza cui hanno diritto». Laurene Powell Jobs cita questo episodio personale davanti agli studenti che gremivano il Teatro Odeon di Firenze, dove l’imprenditrice vedova del grande Steve, filantropa, accreditata di un patrimonio di 20,5 miliardi di dollari, ha tenuto a battesimo il 19esimo anno de «Il Quotidiano in Classe», progetto dell’Osservatorio Permanente Giovani-Editori.

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Un’iniziativa, quella che porta i quotidiani nelle scuole italiane per favorire una lettura critica, che in periodi come quelli attuali «ha una ragione in più per essere rilanciata», ha spiegato in apertura di incontro il presidente dell’Osservatorio Andrea Ceccherini. Una ragione che «sta proprio nella necessità che abbiamo e che sentiamo tutti di aprirci di più alle ragioni dell’altro, di cercare di ascoltare di più chi non la pensa come noi, di evitare che la polarizzazione ci divida mettendo a rischio il patrimonio più grande che le società hanno saputo costruire: la democrazia. Una persona cresce nella cultura del confronto, non dell’affronto».

Scuola, armi, immigrazione. Gli studenti delle scuole secondarie superiori, intervenuti in rappresentanza degli istituti italiani che partecipano al progetto dell’Osservatorio, hanno dialogato a tutto campo con la vedova di Steve Jobs, 55 anni, volata a Firenze per 24 ore («e arrivata tre ore fa», ha sottolineato Ceccherini) per dare il «la» al progetto di media literacy dell’Osservatorio permanente Giovani-Editori come prima di lei hanno fatto personaggi di caratura internazionale come James Murdoch (21st Century Fox), Eric Schmidt (Google), Jan Koum (cofondatore di Whatsapp) e Tim Cook (Apple).
E come il numero uno della Mela morsicata, anche Laurene Powell Jobs ha fatto endorsement per il progetto Il Quotidiano in classe: «Quando ne ho letto, ho pensato che sarebbe da portare negli Stati Uniti. Credo che tutti gli studenti abbiano la necessità di essere messi al centro con la loro attività e di poter pensare in maniera critica». Tanto più oggi in tempo di post-verità e fake news.
La scuola e l’istruzione sono stati chiaramente i leitmotiv dell’incontro. Naturale che fosse così considerando il percorso di Laurene Powell che ha fondato l’organizzazione filantropica Emerson Collective che sostiene e promuove l’istruzione.

Come Fondatrice e Presidente di Emerson Collective, gestisce del resto una delle organizzazioni più attive nel comparto sociale, incentrata sull’eliminazione delle barriere alla giustizia per le persone, le famiglie e le comunità negli Stati Uniti e nel resto del mondo. «Il 65% dei posti di lavoro che saranno a vostra disposizione – ha detto agli studenti - non sono ancora stati inventati. Dobbiamo ripensare a quello che è il ruolo della scuola superiore. Bisogna pensarsi come studenti a vita, evolvere man mano che il mondo evolve», ha detto sul palco insieme con Russlynn Ali, cofondatrice dell’istituto Xq e collaboratrice di Laurene Powell Jobs nei progetti sull’istruzione scolastica.
Una storia – quella di Laurene Powell Jobs - iniziata nelle file di Merril Lynch e Goldman Sachs, passata attraverso il matrimonio con il fondatore di Apple, Steve Jobs, nel 1991 e la morte dello stesso Jobs 20 anni dopo. Come vedova Jobs ha ereditato 5,5 milioni di azioni di Apple e il 7,3% di Disney sceso poi attorno al 4%. Nell’editoria nel 2017 ha acquisito la maggioranza della società che edita lo storico magazine «The Atlantic». Ma il suo focus è stato sempre sulla filantropia. Passione avuta da sempre e accompagnata, come lei stessa ha raccontato, sin dagli inizi della sua carriera, da quando ha co-fondato Terravera, una «natural-food company».

La scuola e l’istruzione sono stati temi centrali, ma l’incontro con Laurene Powell, intervistata dalla giornalista Maria Latella, ha portato il discorso anche sulla realtà americana nell’era Trump. «Il presidente Trump usa la paura, come lui stesso dice pubblicamente, per spaventare le persone, per dividere, e lo fa in modo efficace per far sì che il suo elettorato lo voti». Un tema, questo della paura, che porta inevitabilmente a trattare di immigrazione e delle politiche del presidente americano. Qui Laurene Powell Jobs non usa mezzi termini nel definire il fenomeno delle carovane di migranti che viaggiano verso la frontiera degli Usa come «un problema di diritti umani, problema che devono risolvere le Nazioni Unite perché questo è il loro compito, quindi noi tutti insieme dobbiamo occuparci di questo problema», utilizzato anche strumentalmente considerando che «questo tema è stato usato come uno strumento letale per far paura in modo che la gente voti in un certo modo».

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