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Edizione e Atlantia, in bilico il tavolo con F2i per Autostrade

Nella serata di martedì Gianni Mion ha bloccato il negoziato tra gli advisor Prosegue il braccio di ferro sulla revoca, diplomazie al lavoro per un compromesso

di Alessandro Graziani

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(REUTERS)

Nella serata di martedì Gianni Mion ha bloccato il negoziato tra gli advisor Prosegue il braccio di ferro sulla revoca, diplomazie al lavoro per un compromesso


3' di lettura

Ore decisive per capire se il negoziato tra Edizione-Atlantia e F2i sul riassetto di Aspi proseguirà o se è destinato a saltare già nel corso del week end. Tre giorni fa il numero uno di Edizione Gianni Mion aveva preso la decisione di far saltare il tavolo della trattativa per il riassetto di Atlantia. Stando a indiscrezioni raccolte in ambienti finanziari e non confermate dalle fonti ufficiali, nella serata di martedì 3 il presidente di Edizione, holding della famiglia Benetton cui fa capo il controllo di Atlantia e Aspi, ha fatto sapere ai vari advisor finanziari che da settimane lavorano al progetto con F2i, che la trattativa è interrotta. Le incomprensioni e il clima di diffidenza col Governo, pare, siano alla base dello stop al negoziato che avrebbe dovuto portare Atlantia a finire in minoranza nel capitale di Aspi dopo il conferimento di Autostrade al fondo infrastrutturale di F2i. E probabilmente l’irrigidimento è dovuto a chi, anche tra i vari consulenti di Mion, ritiene che lo scontro frontale con il Governo e le richieste di indennizzo in caso di revoca della concessione siano ormai l’unica strada da seguire.

La notizia della rottura del tavolo negoziale di martedì sera in poche ore ha fatto il giro dei vari soggetti potenzialmente coinvolti nell’operazione, comprese le grandi Fondazioni ex bancarie che sono tra i sottoscrittori di F2i oltre a essere azioniste di minoranza di Cdp (a sua volta presente in F2i). E subito sono scattate le diplomazie, attraverso vari pontieri, per tentare di riportare Mion al tavolo di un negoziato che per ora è comunque interrotto. Già oggi si potrebbe capire di più, a margine del cda di Atlantia che ufficialmente peraltro non si è mai espresso sull’esistenza della trattativa.

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Le linee guida dell’operazione, finita come minimo in stand by, prevedeva che Atlantia conferisse l’intera partecipazione (88%) in Aspi al fondo infrastrutturale di F2i. Le valutazioni di Aspi erano tutte da definire, alla luce del nuovo piano di investimenti e della rimodulazione delle tariffe di Autostrade oggetto di trattativa con il Governo. Dato il divario di valutazioni che comunque sarebbe rimasto tra Aspi e gli asset conferiti da F2i, per far scendere Atlantia in minoranza sarebbe servito un ingente conguaglio finanziario a favore della società dei Benetton che gli advisor stimavano in 4-5 miliardi. Ammontare che sarebbe stato cercato sul mercato tra i grandi fondi infrastrutturali internazionali.

Le parole del premier

Nei giorni scorsi, prima che sui mercati scattasse l’emergenza dovuta agli effetti del Coronavirus, il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte aveva dichiarato che «se dovesse arrivare una proposta transattiva da parte di Autostrade per l’Italia» nell’ambito della procedura per l’eventuale revoca delle concessioni, «il Governo, lo dico pubblicamente, avrà il dovere di valutarla». «Perché – aveva osservato il capo del Governo - se fosse una proposta che, tenuto conto di tutti gli interessi in gioco, offra la possibilità di tutelare l’interesse pubblico ancora più efficacemente della revoca stessa, abbiamo il dovere di considerarla. Ma – aggiunge Conte - solo in quel caso. Non si dica che il Governo vuole transigere o sta facendo una proposta o controproposta. Ho letto – è la premessa - qualche giornale che ha impostato la questione in termini impropri: come ricorderete, c’è un procedimento di revoca avviato da tempo che sta arrivando a conclusione. Leggo su qualche giornale che ci sarebbe una proposta transattiva del Governo rifiutata da Autostrade per l’Italia. Attenzione, il Governo sta conducendo questa procedura di revoca ed è interesse della controparte eventualmente fare una proposta transattiva che il Governo avrebbe il dovere di valutare, prima che si metta la parola fine su questa procedura».

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