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Edizione, più poteri ai Benetton. L’ad Patuano non sarà sostituito

di Laura Galvagni

3' di lettura

La famiglia Benetton ha definito quello che sarà il futuro assetto di comando di Edizione, la holding di Ponzano Veneto che custodisce tutte le partecipazioni chiave della dinastia: Atlantia, Autogrill, Benetton, Cellnex, gli immobili e la quota in Generali. Da tempo era sul tavolo l’ipotesi che, in vista del rinnovo del consiglio di amministrazione della finanziaria, che verrà eletto dall’assemblea del prossimo 24 giugno, l’amministratore delegato, Marco Patuano, fosse prossimo all’addio. E così sarà, come ha confermato Luciano Benetton in una recente intervista a Repubblica.

Nessuno, però, prenderà formalmente il suo ruolo. È stato deciso infatti di lasciare la guida della compagnia in mano all’attuale direttore generale Carlo Bertazzo, di non nominare alcun ceo e di distribuire parte delle deleghe al futuro consiglio di amministrazione di Edizione che diverrà quindi il fulcro dei processi decisionali della società. Il board, va ricordato, è di fatto composto da un rappresentante della seconda generazione di ciascuno dei quattro rami della famiglia. In sostanza, del consiglio faranno parte Franca Bertagnin, Christian Benetton, Sabrina Benetton e Alessandro Benetton. A loro, dunque, e a Bertazzo sarà di fatto demandato il futuro della holding secondo un meccanismo di collegialità unico nel suo genere.

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In pratica il cda verrà reso uno snodo cruciale e questo con una finalità ben precisa: dotare le figure chiave della seconda generazione degli strumenti necessari per individuare chi dovrà prendere il timone della holding. Per farlo si è deciso di procedere favorendo un percorso di crescita che mette al centro l’organo di governo e che dia a ciascuno la possibilità di candidarsi a prendere la guida. Si tratta, evidentemente, di una soluzione temporanea affinché le strutture maturino ma che sarà mantenuta per tutto il tempo necessario per indicare una nuova figura di sintesi che raccolga l’eredità di Gilberto Benetton.

La scomparsa dell’uomo, artefice assieme a Gianni Mion della diversificazione che ha portato i Benetton lontani dal business tradizionale della moda, ha prodotto inevitabilmente i suoi effetti. Così la decisione di delegare a uno schema “collettivo” la gestione di Edizione è parsa come la soluzione più ragionevole in questo momento. Scelta che ha messo peraltro d’accordo i quattro rami della famiglia e che ha anche ricevuto la benedizione dei più stretti collaboratori e di chi nel tempo, stando vicino alla dinastia, ha visto crescere il patrimonio di Ponzano Veneto.

Come detto, si tratta di un’opzione coltivata con l’intento di “formare” la guida del futuro con il benestare di tutte le parti in causa. Per questo lo schema verrà applicato per tutto il tempo necessario anche se l’orizzonte è certamente di medio termine. Un anno, due anni, massimo tre si immagina. «Ventisette anni fa ho deciso di fare carriera in proprio e tenermi lontano dagli affari di famiglia», ha commentato giusto ieri Alessandro Benetton riguardo il possibile ruolo di amministratore delegato della finanziaria.

Da capire, in questo quadro chi vestirà i panni del presidente di Edizione. Fabio Cerchiai è l’attuale numero uno e come gli altri membri del board è in scadenza. Cerchiai è già stato confermato alla presidenza di Atlantia, asset chiave della holding, e in questo modo ha dimostrato di avere ancora la fiducia della dinastia. È lui, infatti, l’uomo che incarna gli “interessi” dei Benetton nel gruppo infrastrutturale e questo potrebbe far pensare a una sua permanenza anche al vertice di Edizione. Si vedrà: intanto è stato sistemato il tassello chiave del timone dell’azienda.

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