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Educazione digitale, due ragazzi su tre non hanno regole sui social

Aumenta il divario tra giovani e adulti, come rileva l’Osservatorio sull’educazione digitale. Un quinto dei ragazzi (12-16 anni) naviga oltre le 23

di Alessia Maccaferri

(AdobeStock)

3' di lettura

Cresce il divario tra generazioni: 2 ragazzi italiani su 3 non hanno regole nè controlli da parte della famiglia sull’utilizzo dei social. Più di un ragazzo su tre reputa gli adulti abbiano scarse capacità online. Lo rivela la survey condotta dall'Osservatorio Scientifico della non profit Social Warning - Movimento Etico Digitale. «È sempre più necessario costruire un ponte tra genitori analogici e figli digitali per arrivare ad un sano equilibrio tra vita on-line e off-line» commenta Davide Dal Maso, fondatore di Social Warning e membro del Tavolo di Lavoro ministeriale sulla Cittadinanza Digitale.

Tre mesi all’anno al telefono

L’analisi ha preso in esame i ragazzi tra i 12 e i 16 anni e rileva non solo l’assenza di regole impartite dai genitori, ma anche il fatto che un quinto dei ragazzi può navigare sempre anche dopo le 23. I giovani intervistati riportano che le regole più diffuse sono: il tempo nell’utilizzo delle tecnologie, non effettuare chiamate durante i pasti e studiare prima di utilizzare lo smartphone. Tra le più particolari invece ci sono quelle di non usare il telefono più di 6 ore al giorno (che significa passare 3 mesi all'anno sul device) e quelle di stare attenti alle onde elettromagnetiche e 5G.

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«Aumentano le segnalazioni alla nostra associazione di genitori esasperati che non sanno come fare per ridurre il tempo di utilizzo di smartphone ed altri apparecchi per i loro figli. Sembra che talvolta il mondo adulto non comprenda il peso del digitale nelle vite degli adolescenti. Oltre a questo il genitore deve maggiormente lavorare sul tema delle regole in famiglia e deve essere di buon esempio nell’utilizzo moderato di social media e smartphone. Se io ho sempre il telefono in mano, non posso pretendere che i miei figli non lo vogliano utilizzare tutto il giorno» dichiara Gregorio Ceccone, pedagogista e coordinatore dei formatori del Movimento Etico Digitale, che ogni anno diffonde l’indagine.

Il gap generazionale si accentua con l’ascesa di nuovi social come Twitch in cui si creano delle community finanziate dai giovani e con l’assenza degli adulti su social come TikTok e Snapchat.

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Il fenomeno Twitch

La crescita di Twitch testimonia un'altra tendenza rilevante: l’attitudine da parte della community a sostenere economicamente il content creator. La particolarità di questa piattaforma è che, chi segue un determinato influencer, può sostenerlo economicamente facendo una donazione o abbonandosi al suo canale. Si tratta solitamente di pochi euro (3-4 euro) al mese che però permettono al produttore di contenuti di sostenersi e aumentare la qualità e la frequenza delle sue produzioni.

«Twitch è un esempio molto interessante di come i giovani aiutano i giovani con il fine di godere di contenuti divertenti e di informazioni che loro ritengono di valore. Un effetto “tribù” che da sempre nella natura umana - commenta Dal Maso - Allo stesso tempo però determina un certo distacco dal mondo degli adulti e dai mezzi di intrattenimento e informazione tradizionali, che considerano poco adatti al loro linguaggio e che hanno format per loro obsoleti e poco interessanti. Un gap tra generazioni che la nostra società deve impegnarsi a colmare prima che sia troppo tardi».

Competenze insufficienti

Colpisce però ancora come i giovani non abbiano le competenze digitali necessarie. uno su tre non ha mai guardato la privacy dei propri canali e significa che spesso sono ulteriormente attaccabili con fenomeni che i giovani dichiarano di aver già subito come cyberbullismo, adescamento e truffe

Questo si aggiunge al fatto che il 62,7% di loro non ha mai pensato che i contenuti pubblicati sui social potrebbero essere valutati da chi farà loro un colloquio (grafico 10). Il 40,9% valuta gli adulti scarsi o molto scarsi nella capacità di utilizzare i social media e il 35,5% li ritiene non capaci di riconoscere le fake news.


Riproduzione riservata ©

  • Alessia MaccaferriCaposervizio Nòva 24 - Il Sole 24 Ore

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: italiano, inglese

    Argomenti: innovazione sociale, impact investing, filantropia, fundraising, smart cities, turismo digitale, musei digitali, tracciabilità 4.0, smart port

    Premi: Premio Sodalitas (2008), premio Natale Ucsi (2006), European Science Writer Award (2010)

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