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Educazione digitale, nessuno deve essere escluso

Non solo nativi

di Davide Dal Maso

2' di lettura

Alla maggior parte delle persone la parola “nativi digitali” fa pensare a quella fascia di popolazione giovane nata con il cellulare, a quella generazione che non ha vissuto la società prima dei social e che di conseguenza del mondo di internet dovrebbero esserne dei grandi esperti. È proprio così? I giovani si sentono sicuri delle loro capacità sul web o ne vedono delle insidie?

Partiamo da un dato dell'Osservatorio Scientifico sull'Educazione Digitale (promosso da Social Warning, la non profit presieduta dall’autore di questo articolo ndr.): l'81,4% dei giovani italiani vorrebbe una giornata in cui parlare dei temi connessi alla cittadinanza digitale. Vorrebbero quindi sapere di più di ciò che riguarda la difesa dei propri diritti online, i modi per far sentire la propria voce, le opportunità e i rischi del web. Questo bisogno nasce da una mancanza profonda, visto che di questi temi non hanno avuto la possibilità di parlarne con nessuno, o quasi. Nei maggiori ambienti che loro vivono, ovvero a scuola o in famiglia, non si ricevono insegnamenti a riguardo. Tutti si sono un po' arrangiati, imparando da soli, parlando con coetanei e prendendo informazioni da internet. Il web per certi di loro è stato un baby sitter, pensiamo ai bambini col tablet al ristorante, e poi è diventato anche un insegnante. Spesso però internet necessita di una grande dose di consapevolezza altrimenti si casca in grandi trappole, basti pensare a fenomeni dannosi come l’auto-diagnosi di malattie tramite Google, le truffe o le notizie false che girano online e spostano pareri, odio e voti.

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Fare educazione su questi temi risulta una priorità per la società del futuro, così come primario è l'obiettivo di non escludere fasce intere di popolazione con il digitale. Un punto cruciale è includere nella trasformazione digitale che stiamo vivendo tutte le generazioni.

Se ci pensiamo anche in Italia stiamo facendo dei passi avanti per facilitare il cittadino. Ad esempio ora possiamo richiedere uno stato di famiglia e altri documenti direttamente da casa, senza subirsi ore di fila allo sportello. Il problema però è il modo di accedere a questi portali. Strumenti come lo Spid sono giusti e utili, ma sono stati introdotti nel modo sbagliato. Hanno di fatto tagliato fuori intere fasce di popolazione che sono prive di competenze digitali di base e persino di dispositivi per accedere con facilità a tali piattaforme. È stata aiutata una parte della popolazione, di fatto escludendone un'altra non meno importante. Dinamiche simili sono comuni in tanti Paesi Europei ed è ciò di cui tanti giovani si sono accorti. Dovremo quindi abolire l'etichetta “nativi digitali”, visto che nessuno è nato imparato neanche sui temi connessi a internet, e piuttosto unire le forze affinché la digitalizzazione sia un processo che faciliti i cittadini e le imprese, e non che li escluda dalla società.

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