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Edward Burne-Jones e la bellezza sempiterna

di Nicol Degli Innocenti


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3' di lettura

Una vita dedicata alla Bellezza con la b maiuscola: così si può sintetizzare l'iter artistico di Edward Burne-Jones, ultimo dei Preraffaelliti e primo dei Simbolisti, al quale Tate Britain dedica ora una grande retrospettiva, la prima dal 1933, organizzata allora per il centenario della sua nascita.

Le 150 opere in mostra seguono una carriera iniziata per caso e proseguita con grande successo: quando è morto nel 1898 è stato il primo pittore a essere onorato con una Messa di rimembranza all'Abbazia di Westminster.

Burne-Jones era andato a Oxford per studiare teologia e diventare prete, ma dopo avere scoperto l'arte preraffaellita, e in particolare le opere di Dante Gabriele Rossetti, aveva trasferito tutta la sua intensità emotiva dalla religione all'arte.

Il presente e la realtà non lo interessavano affatto: il suo sguardo è rivolto al passato, alla storia, alla letteratura, alla mitologia, alle leggende e alle favole. L'arte deve essere superiore, elevata, imperitura, un rifugio dalla bruttezza dell'Inghilterra della rivoluzione industriale e del materialismo imperante.

Per realizzare la sua visione idiosincratica e del tutto personale ha sperimentato tecniche altrettanto particolari. “Ha usato gli acquarelli a strati spessi, togliendo loro ogni trasparenza, al punto che sembrano dipinti a olio, - spiega Alison Smith, curator della mostra.- Per tutta la vita ha dipinto sogni.” I suoi quadri hanno i colori delle pietre preziose, il più fulgido dei rosso rubino, il più intenso dei blu zaffiro, il più splendente dei verde smeraldo.

    Autodidatta
    Autodidatta, ha fatto diversi viaggi in Italia per studiare a lungo i maestri del Rinascimento e i suoi nudi muscolosi – maschili e femminili - sono un chiaro omaggio a Michelangelo.
    Il clou della mostra sono le due sale dedicate alle due serie narrative dipinte da Burne-Jones. La serie dedicata a Rosaspina (il nome originale della Bella Addormentata), acquistata da un collezionista privato è rimasta da allora nella sua villa, Buscot Park. La serie di dipinti, intercalati da pannelli decorativi, non racconta la storia della principessa ma illustra un attimo, sospeso nel tempo, mostrando il reame immerso nel sonno. Dorme la principessa con le sue ancelle, dorme il re con i suoi consiglieri, dormono le guardie all'ingresso, dormono le ancelle in cortile. L'unico sveglio è il principe che arriva al palazzo. Aleggia un senso di mistero, anche se i dettagli – i fiori, i rovi, le brocche, i riflessi sul pavimento – sono incredibilmente realistici.

    Mito di Perseo
    L'altra serie, dedicata al mito di Perseo, invece narra in dieci tele la storia dell'eroe greco che uccide Medusa e salva Andromeda. Commissionata dal politico Arthur Balfour, diventato poi primo ministro, non è mai stata completata ed è stata poi dispersa negli anni ma viene ora per la prima volta ricostruita per la mostra, con i quattro quadri finiti e gli studi preparatori al posto delle opere mai realizzate.

    Burne-Jones, come il suo amico di tutta una vita William Morris, era un riformatore sociale e voleva portare l'arte e la bellezza nella vita di tutti, non solo dei ricchi. Per questo ha sempre voluto creare opere in luoghi pubblici, come le vetrate per le chiese per inviare il messaggio ai credenti che “il paradiso inizia pochi centimetri sopra la nostra testa”. Basta voltare gli occhi verso il cielo.

    Come Morris, riteneva le belle arti e le arti decorative ugualmente importanti e si è dedicato a mosaici, vetrate, arazzi, ricami, dipinti su legno, mobili, illustrazioni per libri tanto quanto ai disegni e ai quadri. In mostra c'è il meraviglioso Graham Piano da lui decorato e dipinto perché, da ottimo musicista, sosteneva che tutti gli strumenti musicali, a partire dai pianoforti neri e lugubri dell'era Vittoriana, dovrebbero essere belli come la musica che producono.
    Burne-Jones odiava gli Impressionisti. L'idea di cogliere l'attimo sfuggente era del tutto antitetica alla sua visione dell'arte come rappresentazione eterna della bellezza, visione immutabile destinata a durare nel tempo. Gli Impressionisti erano il nuovo. Dopo decenni di grande successo internazionale come pittore, sembrava che verso la fine della sua vita Burne-Jones fosse un artista fuori dal tempo, appartenente ormai al passato.
    Non è stato così: i suoi quadri ricchi di riferimenti letterari e mitologici, densi di significato, sono diventati un'ispirazione per il movimento Simbolista, che lo ha osannato come grande precursore. Artisti decisamente moderni come Pablo Picasso e Andy Warhol hanno ammirato le sue opere. Ora la mostra della Tate permette ai contemporanei di dare il loro giudizio.

    Edward Burne-Jones
    Fino al 24 febbraio 2019
    Tate Britain, Londra
    www.tate.org.uk @Tate #BurneJones

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