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Effetto cassa Covid, per operai e impiegati 89 euro in meno

Nel primo semestre 2020 stipendi in picchiata: per i quadri perdita mensile di 350 euro netti - Salary review congelate, nel 2021 il welfare leva strategica

di Cristina Casadei

(AdobeStock)

5' di lettura

Novanta euro netti, forse, sono poca cosa in tasca a un manager. Ma in tasca a un operaio o a un impiegato significano, forse, una spesa, un paio di scarpe o un capo di abbigliamento. O, se moltiplicati per i 12 mesi dell’anno, le vacanze. In più o in meno? Con la pandemia, in meno. Quindi minore potere di acquisto. E meno consumi. Lo stipendio netto percepito da impiegati e operai, in media, nei primi sei mesi di quest’anno è stato più basso di 89 euro rispetto all’anno prima, soltanto se si considera l’effetto della cassa integrazione. A cui si dovrà aggiungere, in prospettiva, il congelamento dei premi. Quelli raggiunti nel 2019, da corrispondere nel 2020, essendo stati maturati pre Covid sono stati riconosciuti, ma l’anno prossimo, è difficile pensare che sarà così. I lavoratori che, però, hanno visto una riduzione percentuale più significativa delle loro buste paga sono stati i quadri che in media hanno perso circa 350 euro al mese. E i dirigenti? In alcuni casi, che abbiamo raccontato sul Sole 24 Ore, si è assistito ad una riduzione delle loro retribuzioni su base volontaria, ma non ci sono dati statisticamente rilevanti su quanti siano stati. E sul quantum.

Il contesto

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Per capire le ragioni di questi numeri, in premessa, bisogna analizzare il contesto. Miriam Quarti, senior consultant e responsabile dell’area reward&engagement di Odm consulting che ha elaborato i dati del 28esimo rapporto 2020, spiega che «la crisi sanitaria che ha colpito il paese a inizio 2020 ha avuto un forte impatto sul mercato del lavoro e sul mondo imprenditoriale, causando una riduzione del tasso di occupazione, passato al 57,5% del 2020 contro il 59% del 2019, il più alto livello misurato negli ultimi 5 anni. E anche una brusca riduzione del trend di crescita delle retribuzioni, che dopo un generale aumento per tutte le categorie professionali nel 2019, restano sostanzialmente stabili, o con variazioni minime, nel primo semestre dell’anno in corso».

Le differenze tra i settori

Non tutti i settori e non tutte le aree del paese sono state colpite allo stesso modo. A livello generale i comparti che sono cresciuti sono corrieri, trasportatori e in generale l’area della logistica, la grande distribuzione food, la farmaceutica, l’alimentare, l’energia elettrica, gas, acqua, le telecomunicazioni, i servizi e consulenza Ict e digital. I comparti che, invece, hanno visto un trend più negativo sono l’industria del mobile, il tessile, l’alberghiero, i pubblici esercizi, l’industria dell’abbigliamento e della moda e il commercio al dettaglio.

Il ricorso alla Cig

Le imprese interessate dalle misure introdotte con il lockdown, che hanno sospeso le attività fino a maggio, sono il 45% del totale. Il 22,5% ha ripreso le attività prima di maggio, mentre il 32,5% sono sempre rimaste attive. Per fronteggiare l’emergenza, il Governo, con il Decreto Cura Italia, ha introdotto diversi strumenti di integrazione salariale, tra cui cassa integrazione guadagni ordinaria, assegni di fondi di Solidarietà e Fondi di integrazione salariale, il Fis, oltre alla Cassa Covid. Il ricorso alla cassa integrazione da parte delle imprese è stato massivo, al punto che il numero di mensilità di cig erogate a fine giugno 2020 sfiora i 7 milioni e mezzo e ha riguardato oltre 3 milioni di lavoratori. Nel primo semestre 2020 abbiamo assistito a un’impennata senza precedenti delle ore di cassa erogate, numero mai eguagliato nel quinquennio precedente. «Considerato che la Cig prevede l’erogazione ai dipendenti di un importo corrispondente all’80% dello stipendio, ma sottoposto a dei massimali che variano a seconda della fascia retributiva, allora è interessante analizzare l’effetto sulle retribuzioni medie a livello nazionale, che, in generale si riducono - spiega Quarti -. L’effetto Cig cambia se si considerano le diverse categorie di inquadramento. Per i quadri la riduzione è dell’11,1%, corrispondente a 346 euro in meno, mentre nel caso degli impiegati la riduzione è pari al 6,3%, corrispondente a poco più di 107 euro. Infine per gli operai la riduzione è del 5,6%, pari a circa 84 euro in meno.

Dimensione e territorio

Il ricorso alla cassa integrazione varia a seconda delle dimensioni delle aziende e dell’area geografica. È infatti molto diffusa nelle medie imprese, mentre ci sono circa 10 punti percentuali di differenza tra l’area con la più bassa quota di imprese in Cig Covid (Nord est), e quella con la quota più alta (Sud). La frenata del trend delle politiche retributive ha interessato sia la componente fissa che quella variabile della retribuzione, e ha inciso anche sul numero delle persone che hanno percepito il variabile. In futuro la strategia sarà sempre più quella di gestire le politiche di ricompensa in ottica di sostenibilità, legando gli aumenti retributivi a obiettivi ben definiti. Quarti dice che «a conferma di questo orientamento da parte delle aziende, nel perseguire i propri obiettivi in ottica di sostenibilità, stiamo registrando la tendenza delle società quotate in borsa ad introdurre all’interno dei sistemi incentivanti delle figure apicali e con responsabilità strategica i Kpi ESG, Environmental, Social, Governance , acronimo che si utilizza in ambito economico finanziario per indicare tutte quelle attività legate all’investimento responsabile». Ma assisteremo anche all’ottimizzazione delle leve di total reward riconoscendo, attraverso l’ascolto delle persone, quelle percepite come di maggior valore in ottica di inclusione.

L’ambiente di lavoro

Dopo l’utilizzo massivo dello smart working che si sta facendo oggi vi potranno essere evoluzioni per favorire il più possibile un’organizzazione del lavoro snella e flessibile, incentivando i permessi e la fruizione delle ferie in caso di bisogno, «supportando i propri dipendenti con le attrezzature necessarie per rendere lo smart working operativo e fruibile. Questo strumento - ricorda Quarti - ha impatto anche sul saving del dipendente, dati i minori costi degli spostamenti e il valore del ticket restaurant per le aziende che lo hanno mantenuto». Il lockdown e i cambiamenti che ha imposto alle imprese e alle modalità di lavoro può essere l’opportunità per un cambiamento attraverso investimenti su competenze, strumenti, nuove modalità di lavoro, che mettano al centro il contributo delle persone nell’attività aziendale.

Dal welfare al wellbeing

Dal momento che le aziende hanno bloccato per quest’anno la salary review, per dare risposte ai bisogni dei lavoratori si passerà sempre più dall’erogazione di beni e servizi orientati al loro benessere e, indirettamente, aumentando il loro potere d’acquisto. Il legislatore si è già mosso in tal senso dando una spinta all’utilizzo di questa leva grazie al Decreto di Agosto 2020 in cui stabilisce che non concorre alla formazione del reddito da lavoro dipendente l’erogazione ai lavoratori di beni e servizi fino ad un ammontare massimo pari ad euro 516,46. Nulla ci vieta di immaginare che la norma possa essere prorogata anche nel 2021 e che quindi l’erogazione di beni e servizi possa avere una continuità e un vantaggio per imprese e lavoratori anche il prossimo anno. «Rispetto alla precedente crisi, le aziende sono più pronte ad affrontare ed implementare il welfare - osserva Quarti -, non serve più rincorrere il tecnicismo, apprendere la normativa, ricercare provider in grado di supportarli nella gestione amministrativa. Ora le aziende possono concentrarsi sulle modalità di implementazione contrattuali più idonee per la propria organizzazione e soprattutto sulle finalità del piano. Piani welfare di successo saranno sempre più quelli orientati al wellbeing delle persone».

Le nuove politiche di gestione

Le grandi organizzazioni continueranno ad evolversi «per costruire valore nel tempo, garantendo l’integrazione e l’equilibrio degli interessi dei diversi stakeholder, promuovendo la valorizzazione delle persone, impiegando in modo efficiente le risorse e ponendo attenzione agli effetti generati su territorio e ambiente - spiega Quarti -. L’attenzione all’individuo diventa ancora più fondamentale, il concetto di ricompensa evolve da un focus sul compensation a come aumentare l’engagement dei dipendenti attraverso l’utilizzo di più leve. È un approccio distintivo e differenziante che diventerà sempre più fondamentale per garantire buoni livelli di performance e incidere sui processi di attraction e retention».

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