finanza sostenibile

Effetto clima sul portafoglio. Le Casse di previdenza misurano la CO2

di Vitaliano D'Angerio


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(AFP)

3' di lettura

Criticate in passato per i loro investimenti, stavolta le Casse di previdenza provano a stupire sul versante della finanza sostenibile. Non tutte in realtà ma alcune delle big, a livello patrimoniale, hanno intrapreso la strada del green. In prima fila ci sono ingegneri e architetti di Inarcassa, l’ente previdenziale che primo in Italia ha aderito ai principi di sostenibilità delle Nazioni Unite, i Pri dell’Onu appunto. Inarcassa (patrimonio di 10,2 miliardi e 168 mila iscritti) ha dato incarico al suo advisor etico, di monitorare periodicamente l’impronta di carbonio (carbon footprint) in portafoglio confrontandola con i benchmark “verdi”. Enasarco, la cassa di previdenza degli agenti di commercio (patrimonio di 7 miliardi e 280mila iscritti) da inizio anno chiede alle società di gestione con lui lavora di mettere a disposizione la policy Esg (ambiente, sociale,

Ambiente e finanza: investire in titoli low-carbon rende di più

governance); stesso discorso per i singoli prodotti. Chi sta valutando di attivare un monitoraggio su tali temi è inoltre la Cassa dei farmacisti (Enpaf, 2,8 miliardi di patrimonio e 94mila iscritti). Enpam (medici) il più grande ente di previdenza dei professionisti italiani (20 miliardi di patrimonio e 362mila iscritti attivi) sta già monitorando il proprio portafoglio applicando strategie Esg.

Inarcassa e la carbon footprint
«Abbiamo ben presente la questione del rischio clima in portafoglio – spiega Giuseppe Santoro, presidente di Inarcassa –. Per tale motivo abbiamo chiesto al nostro advisor etico, Vigeo-Eiris, di monitorare l’impronta di carbonio nel nostro portafoglio e di confrontarla con i benchmark Esg più importanti. Ebbene, dal confronto emerge che il portafoglio Inarcassa è leggermente migliore di questi parametri di riferimento Esg». Santoro sottolinea però che il monitoraggio, per il momento, non risulta vincolante per le scelte di portafoglio: il Cda della Cassa ingegneri e architetti non ha ancora deciso in futuro se dare seguito ai risultati della carbon footprint. «Per ora resta una semplice fotografia – aggiunge Santoro – volevamo sapere dove ci posizionavamo per quanto riguarda il fattore “E” della triade Esg (la E sta per Environment ovvero l’ambiente, ndr)». Il presidente di Inarcassa inoltre aggiunge che nel portafoglio in gestione diretta, sono presenti i principali titoli italiani di recente segnalati nell’indice Dow Jones Sustainability.

Enasarco e le strategie Esg
«Da quando sono diventato direttore finanziario di Enasarco (dicembre 2017,

ndr) è stata avviata una nuova politica di gestione degli investimenti inserendo il filtro Esg alle scelte dell’ente»: a parlare è Robert Rausch, direttore finanziario della Cassa degli agenti di commercio e dei promotori finanziari. «Due sono in particolari le nostre decisioni: prima di un investimento chiediamo alla società di gestione la policy Esg e ne verifichiamo la coerenza con le nostre strategie. In seconda battuta, effettuiamo la stessa verifica sul prodotto finanziario che ci viene proposto – evidenzia Rausch –. Sui Pri dell’Onu ancora non è stata presa una decisione dal Cda ma è un tema che in futuro potrebbe essere affrontato».

Camici bianchi e monitoraggio

Anche i medici si sono mossi sul versante Esg come conferma il direttore generale di Enpam, Domenico Pimpinella: «Stiamo facendo un monitoraggio del nostro patrimonio con gli indicatori Esg». Inoltre per la parte del portafoglio specializzata sull’Italia, Enpam sta lavorando per attuare pratiche di azionariato attivo (engagement) sulla scia dei fondi pensione internazionali.
Altri camici bianchi, i farmacisti in questo caso, stanno valutando di applicare le strategie Esg: «Confermo che è una valutazione che stiamo facendo – dichiara Marco Lazzaro, direttore generale Enpaf –. Sono temi importanti nel settore degli investimenti finanziari e lo diventeranno sempre di più nei prossimi anni».

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