Rapporto I-com

Effetto Coronavirus sul 5G: rallentano infrastrutture e investimenti

Report I-Com, l’istituto per la competitivtà: «I mancanti investimenti in questa tecnologia avrebbero prodotto benefici per 15,7 miliardi e fino a 186 mila posti di lavoro»  

di Marco Ludovico

(sdecoret - stock.adobe.com)

4' di lettura

L’Italia rischia di perdere terreno sul 5G. Gli investimenti rallentano, le norme sono farraginose e incomplete, il dibattito sulla sicurezza di reti e tecnologie convulso e irrisolto. L’emergenza Coronavirus, inoltre, ha accentuato incertezze e lungaggini. Mentre la nuova tecnologia porta con sè un volano di sviluppo economico generatore di crescita come pochi, indispensabile in questa fase di recessione. L’entrata in campo effettiva del 5G produrrebbe effetti benefici, in particolare, su «l’automotive, i trasporti, l’energia, la sanità e la manifattura».

«Il 5G per rilanciare l’Italia in sicurezza»

I-Com, istituto per la competitività, think thak con sedi a Roma e Bruxelles presieduto dall’economista Stefano Da Empoli, presenta oggi il report «Il 5G per rilanciare l’Italia in sicurezza». Quasi cento pagine di dati, confronti e analisi sullo scenario nazionale e internazionale. La fotografia del dossier invita a guardare avanti: senza debolezze o compromessi inaccettabili ma neanche esitazioni capaci di lasciarci indietro nella competizione internazionale. Le norme in atto e in fase di definizione, per esempio, rischiano di farci perdere posizioni: «Se dal punto di vista della roadmap tracciata dall’Action Plan il nostro Paese si posiziona tra i primi in Europa - si legge nel dossier - per aver già completato le procedure di assegnazione delle frequenze destinate al 5G, più complesso e farraginoso si sta, invece, rivelando il processo di composizione del quadro normativo a garanzia della sicurezza delle reti 5G».

Loading...

Le conseguenze degli investimenti non fatti

In base alle stime fatte dall’Ue nel 2016 sull’impatto economico dello sviluppo del 5G fino al 2020 «i mancanti investimenti nel 5G avrebbero prodotto benefici economici fino a 15,7 miliardi e fino a 186 mila posti di lavoro». Siamo in presenza, dice il dossier I-Com, non solo di«un fattore abilitante per numerose nuove tecnologie» ma anche di «un importantissimo volano per l’economia». Ma pesano «i vincoli burocratici». Nel rapporto «elaborato da Incites, pubblicato a maggio 2020, Europe 5G Readiness Index. Assessing Europe's readiness to deploy and adopt 5G, l’Italia - sottolinea l’Istituto per la competitività - si colloca al ventesimo posto e scende addirittura al trentatreesimo (su 39 Paesi) per quanto riguardo il quadro regolatorio e delle policy per lo sviluppo delle nuove reti». La conclusione è tragica: «Di fatto vanificando gli sforzi del nostro Paese degli ultimi cinque anni».

Il tema cruciale della sicurezza

Il report ricorda le preoccupazioni del Copasir sul 5G, in particolare la raccomandazione di escludere i cinesi come Huawei dalle nostre reti per rischi di sicurezza nazionale. Ma «a livello italiano, in particolare, una eventuale discriminazione per nazionalità sarebbe resa complicata anche dall’alto grado di internazionalizzazione che si riscontra anche tra i network providers, in gran parte a capitale estero». Secondo I-Com «nel mercato italiano sono presenti americani e francesi tra i principali azionisti dell’ex incumbent Tim (al momento al centro della possibile transizione verso la rete unica), ancora americani in Linkem, francesi in Iliad, britannici in Vodafone, cinesi in Wind Tre e svizzeri in Fastweb».

«Impossibile una protezione al 100%»

C’è poi il profilo pratico della «componentistica per il 5G: si osserva come il perimetro relativo alle imprese che producono tali apparecchiature sia piuttosto ristretto, comprendendo prevalentemente Ericsson (Svezia), Nokia (Finlandia), Huawei (Cina), Samsung (Corea del Sud) e ZTE (Cina), che insieme compongono circa il 75% del mercato della fornitura di apparecchiature di rete». Lo scenario di mercato, insomma, non lascia molti spazi. Non solo: «La querelle relativa alla sicurezza nazionale e all’opportunità di utilizzare apparecchiature di rete fornite da operatori provenienti da Paesi esterni al blocco atlantico - sostiene il documento - si basa anche su un’importante questione di fondo: la natura composita delle architetture 5G determina l’impossibilità di realizzare reti ICT che siano al 100% sicure».

I problemi derivanti dalle esclusioni

In queste condizioni internazionali di mercato e di sviluppo tecnologio, ad avviso di I-Com «appare certo che l’esclusione a priori di fornitori extra-europei rischi di produrre esiti problematici a livello di fornitura, con inevitabili ritardi nelle operazioni di installazione, di costi di implementazione e infine di innovazione complessiva del sistema». Poi, certo, già l’Ue ha evidenziato i tre principali rischi: «Errata configurazione delle reti, mancanza di controllo all’accesso, interferenze statali attraverso la catena di fornitura 5G». E il dossier mette in evidenza come il Dis (dipartimento informazioni e sicurezza) sarà «fondamentale per l’analisi dei fenomeni strategici e sociali nei settori della difesa e della sicurezza nazionale». Vista la necessità di «minimizzare i rischi di tutti i sistemi informativi, sistemi informatici e di associare rapidamente l’approvvigionamento di prodotti e dei processi alle infrastrutture scongiurando il c.d. rischio sistemico».

Da Empoli: «Servono standard di sicurezza nazionale»

Secondo il presidente di I-Com «in questo momento, in cui ci troviamo a fronteggiare la peggiore crisi economica dal secondo Dopoguerra, è fondamentale incoraggiare gli investimenti degli operatori e ridurre al minimo gli impedimenti burocratici che rallentano il roll-out delle nuove reti. Di questo passo - sottolinea Da Empoli - l’Europa rischia di rimanere indietro nella corsa alla realizzazione del 5G, con conseguente incremento del gap di competitività nelle tecnologie più avanzate rispetto ai competitor globali». Diventa così necessaria e strategica un’azione comune: «L’Europa e l’Italia dovrebbero guardare di buon occhio lo sviluppo in atto di standard di sicurezza internazionale, che presentano molteplici vantaggi sia per i fornitori di apparecchiature e gli operatori di rete, sia per i singoli Stati. Tali standard possono essere il riferimento per i principali fornitori per la certificazione dei propri prodotti ma anche per i singoli Stati membri che possono eventualmente integrarli».

Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti