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Effetto Coronavirus sul cashless: anticipato al 2021 il sorpasso dei pagamenti digitali sui contanti

La spinta pandemia: il superamento in valore delle transazioni smart su quelle con cartamoneta ipotizzato nel 2022 potrebbe arrivare quest’anno

di Davide Colombo

Al via i saldi invernali, tra zona rossa e calendario rebus

3' di lettura

Una previsione di qualche tempo fa degli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano indicava nel 2022 l'anno del probabile sorpasso dei pagamenti effettuati con carte di credito/debito rispetto a quelli con le banconote. Un sorpasso in valore, visto che nel 2019 il cash viene utilizzato per il 55% delle transazioni, piuttosto significativo per un Paese in cui l'uso delle card negli ultimi anni è cresciuto molto velocemente ma che resta pur sempre in coda alle classifiche europee, con 77 operazioni di pagamento digitali con carta l'anno per abitante contro le 150 della media dell'Eurozona.

Sorpasso nei primi mesi del 2021

Ebbene il passaggio della pandemia Covid-19, si apprende ora da nuove analisi, potrebbe accelerare i tempi e far scattare il sorpasso già alla fine di quest'anno o al massimo nel 2021. Tra i tanti effetti permanenti di questa crisi potrebbero rientrare anche le nuove abitudini di pagamento sperimentate dagli italiani nei mesi di blocchi e delle chiusure anti-contagio. In quelle settimane drammatiche, per fare un esempio, i prelievi di banconote sono crollati, comportando una riduzione del 20% nel primo semestre, mentre i pagamenti con le carte sono calati nello stesso periodo solo del 4%. E nei mesi successivi il trend dei pagamenti online o nei punti vendita effettuati senza cartamoneta si sono mantenuti elevati in nome (anche) degli inviti a ridurre al massimo le occasioni di contatto.

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Un tentativo di misurazione di questi mutamenti nelle scelte dei consumatori è stato realizzato da tre esponenti della Banca d'Italia in forza presso il Dipartimento “Circolazione Monetaria e Pagamenti al dettaglio”, e i risultati sono stati raccolti in un Occasional paper appena pubblicato (Questioni di Economia e Finanza, n.591 - dicembre 2020 “A Game changer in payment habits: evidence from daily data during a pandemic”, di Guerino Ardizzi, Andrea Nobili e Giorgia Rocco).

LA SPINTA SUL CONTACT-LESS

Transazioni conctat-less in % sul totale (Fonte: Banca d'Italia)

LA SPINTA SUL CONTACT-LESS

L'analisi ha preso le mosse da osservazioni di variabili ad elevata frequenza indicative del sentiment della popolazione (le ricerche web registrate da Google Trends con parole come “pagare coronavirus” o “banconote coronavirus” o “contatti coronavirus”) incrociate con le informazioni raccolte dal sistema di compensazione multilaterale BI-COMP di Bankitalia, che registra i bonifici, gli addebiti diretti e i pagamenti effettuati con card i cui saldi sono inviati per il regolamento in Target2.

Contante sempre più ai margini

Le evidenze raccolte vanno tutte nella stessa direzione e sono state messe a fuoco, tra l'altro, guardando all'andamento di un indicatore, il “cash-card ratio”, che misura il rapporto tra prelievi giornalieri di banconote effettuati preso gli ATM con i pagamenti con card nei punti vendita. Il contante sembra essere sempre più marginalizzato alle piccole transazioni, mentre per tutto il resto prende sempre più campo il digitale, facilitato oltretutto dalle nuove modalità contactless o l'utilizzo di smartphone con dematerializzazione della carta di pagamento.

L’impatto scaturito dalla pandemia

Lo choc esogeno provocato dalla pandemia ha avuto un impatto sull'intero ciclo del contante: per gli esercenti è diventato meno agevole effettuare versamenti in banca alla fine di ogni giornata, l'afflusso di banconote dall'estero s'è ridotto con il crollo degli arrivi dei turisti stranieri e non sono mancate evidenze di prelievi di contante a scopo precauzionale da parte di consumatori poco avvezzi all'uso degli strumenti digitali.

Gli oneri legati alla gestione del contante

In un'altra analisi di Bankitalia dei primi mesi dell'anno (“Il costo sociale degli strumenti di pagamento in Italia” - seconda indagine dopo quella del 2012) erano stati stimati in 7,4 miliardi gli oneri legati alla gestione del contante; oneri soprattutto a carico di banche ed esercenti e che non contemplano le spese per la security. Un minore utilizzo di banconote alleggerirebbe molte imprese da costi impropri aumentando la tracciabilità delle transazione, valore non banale in un Paese ancora troppo orientato all'evasione o l'elusione dell'Iva. Ma non è a questa conclusione che giunge il paper di Ardizzi, Nobili e Rocco: il messaggio di policy che ne esce è che un'economia con pagamenti molto digitalizzati è assai più resiliente a choc esterni di una troppo basata sul contante.

Basta una domanda intuitiva per rendersene conto: senza acquisti online o POS dove si sarebbe fermata la caduta del Pil del secondo trimestre? E quanto supporto daranno questi pagamenti smart degli acquisti fatti nelle ultime settimane dell'anno, compromesse dalla seconda ondata dei contagi? Il paper offre molti altri spunti di riflessione in un ambito di indagine complesso e diventato sensibile anche per i ripetuti inviti delle autorità nazionali e internazionali ai pagamenti digitali (oggi con l'operazione cashback, qualche mese con l'innalzamento da 25 a 50 euro della soglia Eba per i pagamenti senza Pin code).

La tecnologia finanziaria avanza su sentieri non sempre facili da misurare in tempo reale ma sembra proprio che la pandemia abbia dato una spinta decisiva su questo fronte. Quanto in avanti lo sapremo con le survey che seguiranno ma certamente i primi vantaggi in termini di resilienza alle crisi sembrano già evidenti.

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