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Effetto coronavirus: nel Def crollo del Pil a -8% e debito record a quota 155-160%. Slitta il Cdm

Si allungano ancora i tempi del decreto da 70-75 miliardi. Deficit oltre l’8 per cento

di Marco Rogari e Gianni Trovati

Patuanelli: «Verso aperture regionalizzate»

Si allungano ancora i tempi del decreto da 70-75 miliardi. Deficit oltre l’8 per cento


3' di lettura

Prosegue incessante il tourbillon di riunioni tecniche e politiche per la definizione della nuova manovra anti-crisi. Ma continua anche il bradisismo del calendario che ora vede il rischio concreto di slittamento a giovedì-venerdì del consiglio dei ministri con Def e relazione sul deficit aggiuntivo, e fa quindi crescere il rischio di approvazione a maggio di quello che nasceva come «decreto Aprile». Un provvedimento da 70-75 miliardi, per circa 40 offerti appunto dal nuovo disavanzo da far approvare in Parlamento.

Un Def light nella forma ma pesante nella sostanza
L’allungamento dei tempi sembra essere il refrain di questi giorni. Il ministro per i Rapporti con il Parlamento D’Incà ha già annunciato che le Camere voteranno non prima del 29-30 aprile la richiesta di ulteriori, consistenti spazi di disavanzo, insieme al nuovo Def probabilmente limitato al 2020-21. Un Def “light” nella forma ma pesante nella sostanza. Perché dovrà ufficializzare un deficit verso l’8-10%, gonfiato da un crollo del Pil intorno all’8%, e un debito fra il 155 e il 160% (Goldman Sachs calcola 161%). Ma dovrà indicare anche un rimbalzo per il prossimo anno (+6%, con un deficit comunque non inferiore al 4%) in un’altalena che porterebbe anche ad archiviare le clausole Iva (Sole 24 Ore di domenica).

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Sul calendario aleggia il negoziato con l’Europa
Camera e Senato, che avevano previsto di chiudere la partita entro questa settimana, dovranno aggiornare i calendari, prevedendo con tutta probabilità il tradizionale ciclo di audizioni sul Def. Ma lo scostamento del deficit dovrebbe muoversi lungo lo stesso solco verso una votazione unica.

A condizionare la complessa gestazione degli interventi anti-crisi è anzitutto il negoziato con l’Europa. Anche perché proprio dal Consiglio europeo di giovedì dovrebbe uscire il verdetto sulle misure comunitarie per arginare le ampie falle nell’economia che sta aprendo la diffusione del Coronavirus.

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Le tensioni dei mercati e dei rendimenti
Le indicazioni che arrivano dai mercati non sono certo tranquillizzanti: lunedì lo spread tra Btp e Bund ha chiuso a 242 punti base in netto rialzo rispetto ai 226 di venerdì con il rendimento del decennale del Tesoro lievitato all’1,96%. Ma nelle intenzioni di Mef e Palazzo Chigi il Def dovrebbe contribuire a placare le tensioni evidenziando una forte discesa del debito nel 2021.

A complicare l’avvio del nuovo decreto è però anche la difficoltà a far assestare il quadro delle misure. Il rifinanziamento di cassa integrazione e sostegni al reddito continua a gonfiarsi fino ai 25-30 miliardi indicati ieri dal presidente Inps Pasquale Tridico. Una spinta che ridimensiona verso quota 2 miliardi le ambizioni del cosiddetto reddito di emergenza.

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Le misure si gonfiano
In discussione ci sono poi le ulteriori forme di aiuto da indirizzare ai settori in difficoltà: una dotazione al momento elastica, fra i 4 e i 10 miliardi a seconda delle ipotesi, che il ministro dello Sviluppo economico Patuanelli vorrebbe destinare all’avvio di aiuti a fondo perduto per le imprese, mentre al Mef studiano indennizzi proporzionali alla perdita di fatturato.

Il confronto si accende anche sul bonus figli, che secondo la ministra della Famiglia Elena Bonetti dovrebbe durare fino alla fine dell’anno, e variare fra gli 80 e i 160 euro mensili in base all’Isee.

Per approfondire:
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