RIPENSARE IL TURISMO

Effetto Coronavirus: ecco perché l'industria dell'hospitality cambierà profondamente

I pareri di alcuni operatori sulla rivoluzione che dovrà affrontare il settore dell’ospitalità dopo la fine dell’emergenza Covid-19

di Gianni Rusconi


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Piazza San Marco vuota (REUTERS/Manuel Silvestri)

5' di lettura

L'effetto scatenato dalla diffusione del virus Covid-19, per quanto riguarda il turismo, è davanti agli occhi di tutti: bar e ristoranti con la serranda abbassata in tutta Italia, comprensori sciistici che hanno terminato la stagione in anticipo, pioggia di cancellazioni in tutte le località della Penisola. L'ultimo decreto emanato dal Governo non prevede espressamente la chiusura di hotel e strutture ricettive (che quindi possono operare) ma la situazione fotografata da Confesercenti qualche giorno fa parlava di una percentuale (in progressiva crescita) di alberghi già chiusi superiore al 70%. A Venezia, una dei luoghi simbolo dell'overtourism, tutti gli hotel saranno chiusi fino ad aprile e si tratta di un caso senza precedenti, che mette a rischio il posto di lavoro di circa 10mila addetti. Troppo costoso mantenere aperte le attività viste le circostanze”, ha spiegato in una nota Giancarlo Banchieri, presidente di Confesercenti.

Boom di cancellazioni sulle piattaforme
L'industria dell'hospitality è dunque sotto pressione come non accadeva da tempo (si torna, secondo qualcuno, alla situazione di stallo post attacco alle Torri gemelle di New York, nel 2001) e anche un'indagine interna compiuta da Travel Appeal conferma gli impatti “disruptive” del Coronavirus. Da fine febbraio in avanti si è infatti registrata una fortissima accelerazione nella disdetta delle prenotazioni effettuate sulle piattaforme Ota (Online travel agency, Booking.com in primis) e nell'annullamento di centinaia di eventi sportivi, musicali e culturali (circa 800 in programma da inizio marzo a giugno). Con il conseguente rialzo di camere disponibili nelle principali città turistiche italiane.
Il marchio Italia, questo il pensiero condiviso da diversi addetti ai lavori, è in grave pericolo e servono necessariamente (da subito) sia misure correttive per gestire l'immediato che una revisione di modelli e strategie per essere pronti a cavalcare la ripresa. “La situazione di crisi, per quanto riguarda l'occupazione alberghiera, sembrerebbe possa protrarsi almeno fino agli inizi di maggio”, ha ipotizzato Mirko Lalli, fondatore e Ceo di The Data Appeal Company, confermando come la situazione di emergenza abbia avuto effetti negativi anche sui prezzi medi di vendita delle camere online per marzo e aprile, con molti albergatori che all'inizio di questa emergenza “hanno provato a supportare la domanda con l'abbassamento delle tariffe di vendita”.

La necessità di evolvere
“L'impatto è enorme, per tutto il fronte dell'offerta. E quindi occorre prendere nuove decisioni senza aspettare che la situazione si risolva, rimanendo congelati sulle proprie posizioni. Dobbiamo chiederci se nel nostro sistema c'era qualcosa che non andava già da prima e capire quali sono i modelli che invece hanno funzionato meglio, sia a livello finanziario che in termini operativi”. Sono parole dure quelle usate da Giovanna Manzi, Ad di Best Western Italia, per riassumere gli effetti del contagio sul settore turistico, parole che invitano in modo esplicito tutti gli operatori a un atteggiamento evolutivo e non conservativo, funzionale a cambiamenti costruttivi e ad affrontare il nuovo che sarà.

Fare solo “restoring”, aggiunge inoltre la manager italiana, “serve a poco, perché quando la crisi sarà alle spalle bisognerà essere pronti a cogliere le nuove opportunità che offrirà il mercato, puntando per esempio su bacini di domanda differenti per quanto riguarda la tipologia della clientela servita, oppure affidandosi a piattaforme alternative rispetto a quelle finora utilizzate”. È necessario un cambio di paradigma, a tutti i livelli, eliminando gli eccessi di offerta attuali per arrivare a un nuovo modello. “Ogni operatore avrà il proprio, e questa è, a mio parere, la via d'uscita da questa situazione per l'industria del turismo italiano”, conclude Manzi.

Fra digitale e formazione, serve investire sul medio lungo periodo
Sulla stessa lunghezza d'onda dell'Ad di Best Western si è espresso anche Mauro Santinato, Presidente e Ceo di Teamwork Hospitality, per cui la priorità numero uno è quella di concentrarsi su cosa poter fare dopo. “Il turismo - ha osservato l'esperto - è il settore che storicamente viene maggiormente colpito, e immediatamente, dalle grandi crisi ma è un mercato che si è sempre ripreso e che, nel lungo periodo, è sempre cresciuto. Solo pochi mesi fa parlavamo di come gestire in modo adeguato l'overtourism, un fenomeno di cui per parecchi mesi non sentiremo più parlare, e ora bisogna guardare al 2021, evitando gli errori già compiuti in passato, come la corsa a generare subito nuova domanda o a ridurre drasticamente il livello di servizio”.

Più che guardare al presente, insomma, per il settore dell'hospitality è già tempo di guardare avanti, anticipando attività già pianificate come le opere di ristrutturazione delle strutture e approfittando della sosta forzata per dedicarsi all'aggiornamento della propria dotazione digitale (siti e portali in primis) o alla formazione del personale. E il consiglio che arriva da Santinato è esplicito: “Si deve ripensare il modello di business guardando al medio lungo periodo, avviando nuovi investimenti e uscendo fuori dalla propria comfort zone. Questa crisi presenta anche dei vantaggi, come la possibilità di trovare più facilmente personale, e ci saranno sicuramente delle nuove opportunità da cogliere, anche facendo rete fra gli operatori”.

Una trasformazione inevitabile
“Il dopo Coronavirus porterà la più grande trasformazione che l'industria turistica ha visto dopo Internet, ci saranno grandi cambiamenti nelle modalità di viaggio, qualche operatore morirà, molti si riorganizzeranno, alcune mode passeranno di colpo e andranno in crisi anche i soggetti del mercato che ancora oggi usano l'arroganza della loro dimensione. Trovare un equilibrio sui prezzi sarà molto difficile perché verranno a mancare intere fasce di clientela, come i turisti americani, e l'eventuale corsa al ribasso penalizzerà in particolare gli hotel di prima fascia”. Anche Giancarlo Carniani, General Manager di Toflorence Hotels, è drastico nel valutare le conseguenze della pandemia che ormai sta interessando tutto il pianeta hospitality e disegna un futuro prossimo ben differente da quello conosciuto fino a oggi. “Ogni struttura – spiega - deve interrompere la corsa per creare cose nuove in funzione del proprio unico prestigio, senza fare coesione a livello di team, di processo e di organizzazione. Oggi, per gli albergatori, è il momento di cristallizzare la situazione e di cogliere l'opportunità di cambiare le regole di questo settore, anche riconsiderando i vincoli esistenti nei confronti delle piattaforme Ota”.

La sensazione, evidente, è che il 2020, per l'industria dell'hospitality sarà un anno eccezionale e che per il 2021 l'obiettivo deve essere quello di riportare il settore ai livelli ante Coronavirus. Ma, come ammonisce Carniani, “non sarà per niente facile”.

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