i farmaci durante l’epidemia

Effetto Covid in farmacia: boom di clorochina, vitamine e ansiolitici, crolla il Viagra

Gli acquisti negli ultimi mesi sono stati influenzati del susseguirsi di informazione e notizie, spesso non sempre attendibili, che hanno accompagnato l'emergenza coronavirus

di Marzio Bartoloni

Verso il vaccino, tra farmaci e nuove vie

Gli acquisti negli ultimi mesi sono stati influenzati del susseguirsi di informazione e notizie, spesso non sempre attendibili, che hanno accompagnato l'emergenza coronavirus


3' di lettura

Una vera e propria corsa all’idrossiclorochina acquistata di tasca propria dal paziente per difendersi dal Covid. E poi più ansiolitici, vitamina C e vitamina D. Brusco calo invece per la pillole dell'amore e riduzione anche per i Fans, gli antinfiammatori non steroidei. Questo l’effetto del Covid in farmacia dove gli acquisti degli italiani negli ultimi mesi sono stati influenzati dal susseguirsi di informazioni e notizie, spesso non sempre attendibili, che hanno accompagnato l’emergenza Coronavirus in Italia. È il caso appunto dell’idrossiclorochina considerata all’inizio dell’epidemia una terapia efficace contro il Covid, ma poi smentita dalle prove effettuate con le sperimentazioni cliniche che ne hanno dimostrato addirittura la pericolosità in alcuni casi.

Raddoppia l’idrossiclorochina, boom di vitamine

A fare il punto è il Rapporto OsMed sull'uso dei farmaci durante l'epidemia Covid-19, presentato dall'Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa). L'idrossiclorochina che, pur essendo un farmaco in classe A, può essere erogato direttamente al paziente a proprio carico, ha visto un picco di approvvigionamento da parte delle farmacie ad aprile 2020, «mese che ha fatto registrare, rispetto a marzo 2020, un incremento in termini di confezioni di più del doppio rispetto alla media dei tre mesi pre COVID-19». Molte notizie che si sono susseguite nel corso del periodo pandemico hanno attribuito all'acido ascorbico (vitamina C) ad alte dosi proprietà curative e preventive contro il Sars- Cov-2. Di conseguenza, si vede un «incremento nell'approvvigionamento che raggiunge un picco proprio a marzo 2020». Molte le notizie diffuse correlate anche alla possibile utilità dell'integrazione di vitamina D per ridurre i rischi di infezioni acute delle vie respiratorie, come si rispecchia nell'incremento maggiore da parte delle farmacie nel periodo febbraio-marzo.

Più ansiolitici, crolla l’uso del Viagra

Gli ansiolitici dispensati con ricetta sono tra i prodotti per i quali le farmacie si sono approvvigionate maggiormente, e soprattutto in corrispondenza del lockdown, con un calo nei mesi successivi di aprile e maggio. Tendenza andata di pari passo con la riduzione di acquisti di inibitori della fosfodiesterasi per la disfunzione erettile, segno di «una modifica nei comportamenti abituali» durante la quarantena. In pratica i mesi duri del lockdown hanno fatto crollare il ricorso alle pillole blu, tra le più note c’è il Viagra (il nome commerciale di quella più famosa), facendo emergere un cambio degli stili di vita di molti italiani. I dati mostrano, infine, un calo marcato dell'utilizzo di Fans, come l'ibuprofene, dopo l'allarme per un possibile effetto negativo sui pazienti Covid lanciato a inizio pandemia

Il caso dell’idrossiclorochina

Per l’Agenzia del Farmaco dal caso idrossiclorochina e tocilizumab, il cui utilizzo per i pazienti Covid è stato inizialmente molto incentivato, salvo poi venir limitato per la mancanza di consistenti benefici, arriva una lezione che potrebbe essere utile «per affrontare in modo strutturato le prossime emergenze». A spiegarlo è stato il direttore dell’Aifa, Nicola Magrini: «Soprattutto nell'emergenza ci siamo resi conto che solo gli studi randomizzati rappresentano uno standard solido in grado di guidare la pratica clinica, come dimostra il caso dell'idrossiclorochina». In particolare, si possono distinguere 3 fasi nel suo utilizzo. Si è infatti passati «da un primo ampio utilizzo, a marzo, una successiva limitazione ai soggetti ospedalizzati o nei trial, e infine una decisione, a fine maggio, di esclusivo utilizzo all'interno degli studi clinici». Queste tre fasi rispecchiano il percorso compiuto in generale sull'utilizzo dei farmaci contro il Sars-Cov-2 in questi mesi. In una prima fase, a marzo, un iniziale esteso utilizzo di medicinali fuori indicazione terapeutica, ha portato anche «al rischio di sovratrattamento» come dimostra «l'entusiasmo per il tocilizumab, diventato inizialmente farmaco di riferimento», ma «che ha mostrato piccolo beneficio su pazienti molto specifici».

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