La distribuzione delle merci

Effetto Covid sulla logistica: a rischio 9,6 miliardi di ricavi

Secondo gli esperti la pandemia modificherà in modo duraturo l’organizzazione del lavoro all’interno dei magazzini. Uniontrasporti stima la perdita di fatturato

di Marco Morino

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La cargo city di Malpensa è il più importante scalo cargo del Paese

Secondo gli esperti la pandemia modificherà in modo duraturo l’organizzazione del lavoro all’interno dei magazzini. Uniontrasporti stima la perdita di fatturato


5' di lettura

Tutto ha avuto inizio tra Codogno e Lodi, nel cuore della Regione logistica milanese (Rlm). Parliamo dell’epidemia di Covid-19, che ha cambiato le nostre vite e rivoluzionerà anche il mondo dei trasporti e della distribuzione delle merci. Lo afferma Fabrizio Dallari, docente di Logistica alla Liuc Università Cattaneo di Castellanza. La Rlm, termine coniato dalla stesso Dallari, è il territorio che comprende le province lombarde di Milano, Monza e Brianza, Lodi, Pavia, Como, Varese, Bergamo e si estende fino a includere anche una porzione di territorio piemontese con Novara (dove risiede il Cim, uno dei terminal intermodali importanti poiché ubicato lungo l’asse transeuropeo Genova-Rotterdam) e a Sud-Est con Piacenza, nuovo nodo logistico italiano. Nell’area sono insediate 1.500 imprese di servizi logistici e oltre 15mila società di autotrasporto, che realizzano un giro d’affari di oltre 20 miliardi di euro l’anno, pari al 24% circa del mercato italiano (il valore della produzione sviluppato dall’intero sistema logistico lomabrdo, Rlm inclusa, è pari a circa 26 miliardi). La Rlm ha una catchment area (bacino di riferimento) che coincide in larga misura con il Nord Italia. Ciò significa che il sistema logistico lombardo ha un ruolo direzionale su gran parte dei flussi logistici nazionali. Molte grandi aziende (Amazon, Ikea, Ovs, Unieuro, Galbani) hanno scelto la Regione logistica milanese quale location bricentrica per la distribuzione delle merci in tutta Italia. In questo territorio sorge anche la più importante stazione merci aeroportuale del Paese: la cargo city di Malpensa, che movimenta il 53% del traffico merci aereo italiano.

L’impatto sul lavoro
«La logistica - spiega Dallari - è un settore labour intensive per eccellenza. Lavoratori che per mestiere spostano cose, trasferiscono merce, viaggiano». Spesso si lavora in squadre, oppure si entra e si esce da fabbriche, impianti, negozi, abitazioni per ritirare o consegnare merci. «Nel settore logistico - continua Dallari - non è realistico pensare ad attività totalmente automatizzate. L’emergenza sanitaria ha avuto un impatto molto forte sulle attività logistiche, in particolare all’interno dei magazzini, dove la paura del contagio ha causato fenomeni diffusi di assenteismo, con il rischio paralsi per l’intera catena distributiva».

La lezione del Covid-19
«Questo emergenza - continua Dallari - ci ha insegnato diverse cose per il futuro e molto probabilmente cambierà in modo duraturo l’organizzazione del lavoro nel settore logistico». Una volta superata l’emergenza, questa la previsione del docente della Liuc, le best practice introdotte in queste settimane per il ridurre il contagio da Covid-19 diventeranno la prassi quotidiana. Qualche esempio:

all’interno delle attività di magazzino è già in atto la separazione netta tra zone di contatto con l’esterno (ricevimento e spedizione) dalle altre parti (stock & picking) evitando lo scambio di personale. Assolutamente vietato l’ingresso nel magazzino di personale da altri reparti (produzione, uffici) o di esterni;

introduzione, come accade negli ospedali, di elementi di separazione in modo che vi sia almeno 1 metro di distanza fisica non valicabile tra chi consegna e chi riceve i documenti. Inoltre l’ingresso in magazzino degli autisti deve avvenire uno alla volta;

se possibile, gestire il personale produttivo a turni separati e “congelati”, senza possibilità di cambio dei turni. Si possono ad esempio, creare due turni, di modo che persone che operano in ciascun turno di lavoro non entrino mai in contatto tra loro, neanche durante il cambio dei turni;

ogni mezzo o strumento (carrelli, pistole, dispositivi manuali e terminali per la creazione di documenti di spedizione) non deve essere usato da persone diverse durante il turno;

nel caso in cui esista una sala d’attesa per gli autisti, è buona norma porre tra una sedia e l’altra un cartello con la scritta “non sederti per la tua sicurezza” in modo che sia consentito loro di sedersi vicini.

Le conseguenze economiche
L’emergenza sanitaria ha creato le condizioni affinché il settore dei trasporti e della logistica fosse finalmente percepito a ogni livello strategico e fondamentale per non fermare il Paese e per garantire l’approvvigionamento dei beni essenziali, da quelli sanitari a quelli alimentari. Ecco perché gli analisti già s’interrogano su quali potrebbero essere gli effetti economici del Covid-16 sul sistema logistico lombardo. A questa domanda risponde, con una simulazione, Antonello Fontanili, direttore di Uniontrasporti (Unioncamere). La Lombardia - nota Fontanili - rappresenta l’origine e la destinazione di una buona parte dell’interscambio commerciale del nostro Paese e sarà probabilmente la regione che più risentirà di un calo della produzione a livello globale, che comporterà quindi anche un calo degli approvvigionamenti necessari e una contrazione dell’esportazione dei prodotti finiti. «Considerando la situazione in continua evoluzione - continua Fontanili -, appare piuttosto complicato prevederne gli effetti; ad oggi sono disponibili diversi scenari d’impatto, realizzati per lo più su scala globale». Vale la pena però andare avanti, per avere un’idea di quello che ci aspetta.

Tre scenari
Uniontrasporti ipotizza tre scenari. Il primo è lo scenario “base” che evidenzia come sarebbe potuto crescere il valore della produzione del sistema logistico lombardo in assenza della pandemia Covid-19. Il secondo scenario possiamo definirlo “a basso impatto”: in questo caso, si ipotizza che le restrizioni di movimento e contatti sociali, nonché la chiusura di una serie di attività produttive non ritenute strategiche nel nostro Paese dovute alla pandemia durino 2 mesi, con un ritorno alla piena normalità nel secondo semestre del 2020 (anche se, con il passare dei giorni, questo scenario appare in bilico). Il terzo scenario “ad elevato impatto” prevede invece la necessità di protrarre le misure di contenimento anti Covid-19 fino a 6 mesi, ipotizzando una ripresa di tutte le attività e della vita normale nel primo semestre del 2021.

«Nel modello valutativo - spiega Fontanili - si è tenuto conto della inevitabile contrazione dei consumi e conseguente riduzione della domanda di trasporto. del restringimento delle produzioni e del rallentamento delle catene di approvvigionamento che andranno fortemente ad incidere sul settore degli autotrasporti, ma anche sulle rotte marittime dei traffici container e sugli spostamenti ferroviari ed aerei delle merci. Si è inevitabilmente tenuto conto della centralità della regione Lombardia e delle sue imprese logistiche rispetto all’impianto economico del Paese e del continente europeo».

Le stime effettuate portano ad ipotizzare che, nello scenario “a basso impatto”, la contrazione del valore della produzione per il settore della logistica e dei trasporti sarà del 15%, mentre nello scenario “ad elevato impatto” possa arrivare fino al 35%. Tali contrazioni comporterebbero una perdita di ricchezza del sistema logistico lombardo nel primo caso di 4,4 miliardi di euro e nel secondo caso di 9,6 miliardi di euro (si veda la tabella in pagina). Pur ipotizzando per il 2021 delle crescite importanti rispetto all’anno precedente - che si possono supporre grazie alle misure anticrisi che verranno introdotte dai governi locali dei singoli Paesi, nonché dall’Unione europea (come il ricorso al fondo Salva Stati) - si avrebbero comunque delle perdite rilevanti, stimate in questo contesto tra i 2 e i 6 miliardi di euro.

Il rallentamento dell’economia mondiale e la contrazione delle produzioni avranno poi come diretta ed inevitabile conseguenza una crescita della disoccupazione. In questo caso però appare piuttosto complicato quantificare il numero di disoccupati presenti nel solo comparto logistico lombardo.

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