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Effetto Covid sulle multinazionali made in Italy. Chi vince e chi perde

Il confronto tra 150 società con oltre 3 miliardi di fatturato fotografa una contrazione media del giro d'affari del 6,6% nel semestre. Ma, a prescindere dalla dislocazione geografica, non tutti i settori sono andati di pari passo

di Antonella Olivieri

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(OLYCOM)

Il confronto tra 150 società con oltre 3 miliardi di fatturato fotografa una contrazione media del giro d'affari del 6,6% nel semestre. Ma, a prescindere dalla dislocazione geografica, non tutti i settori sono andati di pari passo


2' di lettura

Il Covid ha lasciato il segno sui bilanci delle multinazionali seguendo la scia degli spostamenti del virus. Così i gruppi che fanno affari soprattutto in Cina e nel resto dell'Asia hanno visto riprendere le vendite a partire da aprile, mentre il radicamento a Occidente, tra Europa e Usa, ha portato a registrare i contraccolpi a scoppio ritardato, soprattutto tra marzo e maggio. L'analisi condotta dall'Area Studi di Mediobanca tra 150 multinazionali con oltre 3 miliardi di fatturato fotografa una contrazione media del giro d'affari del 6,6% nel semestre. Ma, a prescindere dalla dislocazione geografica, non tutti i settori sono andati di pari passo.

Il virus nei bilanci

Nei sei mesi interessati dagli effetti della pandemia, le regine del web hanno beneficiato di un aumento dei ricavi del 17,6%, la grande distribuzione del 9,6%, l'elettronica del 5,6%. Sono campi in cui l'Italia non eccelle, a differenza della moda che è stata invece tra i settori più colpiti con una contrazione delle vendite del 28,4%. Peggio hanno fatto solo le aziende petrolifere che hanno perso più di un terzo del fatturato (-33,8%) e i produttori di aerei (-31,8%). Persino il settore dell'auto ha fatto un po' meglio (si fa per dire), con un calo dei ricavi appena sotto il 27%. La contrazione delle vendite si è riflessa ovviamente anche sulla redditività con un'incidenza del risultato operativo sul fatturato calata, nell'insieme delle multinazionali, di 4,5 punti al 12,7%.

FATTURATO: DIFFERENZE TRA I E II 2020
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La Borsa vuole dimenticare

Soltanto in Piazza Affari – e solo considerando le blue chip di industria e servizi dell'indice principale – sono andati in fumo nella prima metà del 2020 la bellezza di 42 miliardi (-11,2%). In Borsa però la ripresa è già iniziata: al calo del primo trimestre (-22,9%, vale a dire 86 miliardi andati in fumo), ha fatto seguito il recupero del secondo trimestre che ha assistito a una ripresa di valore di 44 miliardi, con un rimbalzo del 15,1% rispetto ai livelli di fine marzo. Sul listino milanese i titoli dell'energia e le utilities hanno performato meglio delle altre, addirittura con un progresso del 2,5% nel semestre, mentre al palo è rimasta l'Eni col petrolio, dimagrita di quasi il 39% in sei mesi.C'è anche chi è andato per conto suo, con performance positive nonostante l'impazzare della crisi sanitaria: così Diasorin (+45,9%), Recordati (+17,9%), STM (+10,4%), Enel (+8,4%), Inwit (+8,2%), Ferrari (+7,25%) e Terna (+2,7%).

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