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Effetto Covid sul retail, 128 profumerie Douglas a rischio chiusura

Il 16 marzo nuovo confronti con i sindacati. La catena tedesca avrebbe già accordi di riservatezza con diversi operatori che interessati a subentrare in alcuni spazi

di Marika Gervasio

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2' di lettura

Sono 128 i negozi che saranno oggetto del piano di riorganizzazione della catena di profumerie Douglas Italia nei prossimi 18-24 mesi, il 25% circa del totale dei punti vendita presenti sul territorio italiano. Già a inizio febbraio il gruppo aveva comunicato ai sindacati la necessità di avviare un piano di riorganizzazione del proprio network retail in Italia a causa dalla crisi economica provocata dalla pandemia con la decisione di chiudere 17 punti vendita entro il 31 marzo in Lombardia, Piemonte, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Emilia Romagna, Sicilia e Sardegna.

Ma il perimetro della riorganizzazione si è ampliato e durante l’ultimo confronto del 25 febbraio, Douglas Italia ha illustrato alle organizzazioni sindacali la roadmap delle 99 chiusure già identificate per ora, sul totale di 128 punti vendita che saranno oggetto della riorganizzazione sul territorio italiano. Fisascat Cisl, Filcams Cgil, e UIltucs spiegano, infatti, che la direzione della catena di profumerie ha comunicato la lista degli ulteriori 22 negozi che si aggiungerebbero ai 77 già individuati da un’analisi aziendale nelle scorse settimane. I lavoratori coinvolti sarebbero 346. «Il management ha dichiarato che l’individuazione degli store oggetto della decisione unilaterale è dato dall’analisi comparativa dell’andamento dell’ultimo biennio di ciascun punto vendita, accentuata dall’emergenza Covid 19 - fanno sapere da Fisascat-Cisl -. La direzione ha poi posto l’accento sul tema degli approvvigionamenti, sulla necessità di una maggiore liquidità per favorire l’e-commerce nonché sull’impatto dei canoni di locazione sulle scelte del gruppo in Italia». Hanno poi precisato che «Douglas Italia ha dichiarato di voler mettere in campo soluzioni che vadano incontro alle richieste sindacali di mantenimento occupazionale, evidenziando che ha già sottoscritto accordi di riservatezza con sei diversi operatori del settore che hanno manifestato interesse a subentrare in alcuni spazi dove oggi opera il brand tedesco».

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I sindacati hanno comunque ribadito la ferma contrarietà alle chiusure paventate e hanno dichiarato di aver sollecitato la convocazione del tavolo di crisi presso il ministero dello Sviluppo economico. Il confronto è stato aggiornato al 16 marzo: entro tale data Douglas si è impegnata a presentare un piano commerciale e a comunicare l’intero perimetro della annunciata ristrutturazione, palesando i criteri di individuazione utilizzati. «Abbiamo chiesto di sviluppare e illustrare un piano industriale di ampio respiro e serio che dia valore al capitale umano, che è il vero valore aggiunto a maggior ragione per un’azienda che offre prodotti e servizi per la cura della persona» ha dichiarato la segretaria nazionale della Fisascat Cisl, Aurora Blanca, auspicando «che le istanze presentate dalle confederazioni in merito al blocco dei licenziamenti trovino rapidamente un positivo riscontro». Dal canto suo Douglas Italia in una nota ribadisce la sua volontà di «proseguire il dialogo con le organizzazioni sindacali per identificare soluzioni in grado di minimizzare l’impatto sociale di questa decisione».

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