L’indagine

Effetto Covid sull’informazione: 55% dei giovani più cauti sulle fonti

Secondo il report di Opinion Leader 4 Future, di Università Cattolica e Credito Emiliano, per il 77% dei giovani i social sono strumento di mobilitazione

di Mariagrazia Fanchi *

3' di lettura

All'inizio era la radio e le edizioni speciali dei giornali, poi sono state le emittenti all news. Nell'epoca della connessione ubiqua, in cui ci troviamo da oltre una decade, le informazioni danno conto in tempo reale del darsi degli eventi e ci raggiungono in ogni luogo e momento. Si tratta di una condizione senza precedenti, eccezionale sia per le opportunità che apre, sia per la pressione a cui sottopone i media e i fruitori: i primi costretti a operare al di fuori delle prassi consolidate del newsmaking, con sempre meno tempo a disposizione per verificare fonti e approfondire le notizie; i secondi investiti da una mole di informazioni, spesso difformi, fra le quali diventa difficile orientarsi e formarsi un'opinione.

Rifondazione comunicativa

Per dirla con Thomas Kuhn, celebre filosofo della scienza, siamo dunque in una fase straordinaria, separati da una soluzione di continuità dal passato e dunque chiamati di un'azione di vera e propria rifondazione. Sta agendo verso questa direzione il progetto Opinion Leader 4 Future, partito nel gennaio 2020 dalla collaborazione tra Università Cattolica e Credito Emiliano, e volto a comprendere il funzionamento dei processi di informazione e di costruzione dell'opinione, anche in situazioni di rischio. Il primo anno e mezzo di lavoro ha consegnato, oltre a un ampio repertorio di dati, anche una serie di indicazioni che fissano le possibili coordinate della futura normalità. Anzitutto collaborazione.

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La pratica del fact checking, in crescita fra gli utenti più giovani, come è emerso dalla ricerca su oltre 1000 adolescenti e giovani tra i 10 e i 25 anni, costituisce per esempio una risorsa preziosa in grado di schermare le notizie false e di adiuvare le istituzioni mediali nella promozione della buona informazione. Poi condivisione. La ricerca condotta sui processi informativi durante i primi due lockdown, ha evidenziato l'importanza delle reti, anche di quelle più piccole, e di figure come i broker, che setacciano per le loro comunità le informazioni, offrendo una prima selezione.

Intermediari di informazione

I broker più affidabili sono quelli che agiscono secondo logiche orizzontali e di network, ma che al contempo fanno il loro lavoro con disciplina e senso critico: controllano le fonti, ascoltano i testimoni diretti, rispettano le persone implicate. Il 55% dei giovani italiani, per esempio, ha dichiarato di essere diventato più attento nella selezione “di chi e di che cosa fidarsi” durante i mesi di Covid. Un terzo termine è il tempo. Ne abbiamo sempre meno e ha dunque sempre più valore.

Una delle sfide che l'informazione del futuro dovrà saper raccogliere è costruire rappresentazioni della realtà capaci di restituirne la complessità in modo immediato. Anche in questo caso sono le esperienze dei più giovani a indicare possibili soluzioni, come quella dei podcast come nuovo canale, in cui sviluppare reportage e approfondimenti o come quella dei social magazine, capaci di sintetizzare in semplici infografiche numerosi dati e indicazioni utili. Schemi, grafici e tabelle sono stati considerati come contenuti di grande efficacia anche per comprendere l'andamento della pandemia, arrivando a rappresentare per il 41% dei nostri intervistati il principale strumento di analisi della situazione nazionale e internazionale.

Voglia di informazione di servizio

Infine, generatività. Il tempo della polemica, dello scontro, del tono urlato sembra essere finito. Non si chiede certo all'informazione di edulcorare, ma di assumere fino in fondo la sua funzione di leva di cambiamento, agendo in un'ottica di utilità e di potenziamento delle competenze e conoscenze delle audience. L'informazione che si va ricercando è quella in grado di agire sempre di più in un'ottica di utilità - nel presente e proiettata sempre di più nel futuro - capace di trasmettere valori positivi e trasformativi. Secondo questa prospettiva gli stessi social possono divenire strumento di cambiamento: per il 77% dei ragazzi da noi intervistati rappresentano, infatti, un'occasione non soltanto di sensibilizzazione sulle tematiche di urgenza sociali, ma anche di attivazione collettiva.

Sono tutti lemmi che vanno a comporre il vocabolario di una nuova stagione dell'informazione, della quale si parlerà il 22 settembre alle ore 17 sui canali social dell'Università Cattolica del Sacro Cuore durante l'evento “Come costruire insieme la nuova normalità. Media e comunicazione al servizio della ripresa”. A discutere di questi temi il Presidente di Credem Lucio Igino Zanon di Valgiurata e i membri dell'Advisory Board del progetto Opinion Leader 4 Future.

*direttore Alta Scuola in Media, Comunicazione e Spettacolo Università Cattolica del Sacro Cuore

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