Previdenza

Effetto Covid sull’Inps: a marzo con la terza ondata «eliminate» 75mila pensioni

Nel 2020 incassati 15 miliardi di contributi in meno. In seguito all'esplosione dell'emergenza Coronavirus l’ente previdenziale ha liquidato, tra sussidi, bonus, congedi e Cig, prestazioni a 15,1 milioni di soggetti per un costo di 44,5 miliardi. Tridico ha definito «un numero storico per l'Istituto» i 5 milioni di beneficiari di Reddito di cittadinanza, Reddito d'emergenza e Naspi

di Marco Rogari

(andyller - stock.adobe.com)

3' di lettura

È uno dei termometri degli effetti dell'andamento della crisi pandemica: l'andamento delle pensioni “eliminate per decesso” dall'Inps. Alle tre ondate del Covid hanno fatto seguito altrettanti “picchi” nell'interruzione degli assegni pensionistici da erogare: quasi 100mila nei mesi di marzo, aprile e maggio 2020; oltre 90mila tra ottobre, novembre e dicembre dello scorso anno; e 75mila nel marzo del 2021 prima che il “fenomeno” tornasse a ridursi rapidamente. Ma questo non è il solo indicatore sull'evoluzione e sulle ricadute dell'emergenza Coronavirus fornito dall'Istituto guidato da Pasquale Tridico.

Nel 2020 le entrate contributive dell'ente previdenziale si sono fermate a poco più di 221 miliardi, facendo registrare un calo di 15 miliardi sull'anno precedente. E nella lunga fase della pandemia l'Inps ha liquidato, tra sussidi, bonus e ristori, congedi, estensioni della legge 104 e Cig, prestazioni a 15,1 milioni di soggetti per un costo stimati in 44,5 miliardi, coperto anche con trasferimenti dello Stato e le risorse stanziate con i vari scostamenti di bilancio autorizzati dal Parlamento.

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Covid, meno entrate contributive di dipendenti e autonomi

Dagli ultimi dati illustrati da Tridico in Parlamento, emerge che sul delicato terreno delle entrate contributive il segna della pandemia è visibile soprattutto sul fronte dei lavoratori dipendenti, che nel 2020 si sono fermate a quota 139,7 miliardi con una riduzione di circa 10,5 miliardi rispetto all'anno precedente, e degli “autonomi”, che hanno versato 19,8 miliardi contro i 20,2 miliardi dell'anno prima. In leggero calo anche le contribuzioni di parasubordinati e liberi professioni (quasi 8 miliardi contro gli 8,3 del 2019), mentre quelle dei dipendenti pubblici sono risultate in crescita passando dai 57,4 miliardi del 2019 ai 57,6 miliardi del 2020.

Per l’Inps nel 2020 rosso da oltre 25 miliardi, ora la risalita

Anche i conti dell'Inps hanno sofferto gli effetti della pandemia. Nel 2020 il risultato d'esercizio netto dell'Istituto ha fatto segnare un -25,2 miliardi, in peggioramento di 17,9 miliardi rispetto a quello del 2019 (-7,2 miliardi). Ma Tridico ha lasciando intendere che dalle prime stime dell'ente emerge che la pressione sul bilancio dell'Inps dovrebbe cominciare a ridursi già quest'anno (si ipotizza un risultato pari a -21,2 miliardi) e in maniera più accentuata negli anni successivi: -15,7 miliardi nel 2022 per poi arrivare a -7,5 miliardi nel 2026.

Più di 5 milioni con Reddito di cittadinanza, Rem o Naspi

Tridico ha fatto notare che la platea di soggetti che hanno beneficiato di Reddito di cittadinanza, Reddito d'emergenza o Naspi supera i 5 milioni definendo questo dato “un numero storico, mai raggiunto nella storia dell'Istituto”. In particolare, l'ultimo monitoraggio dell'Inps mette in evidenza che nel periodo compreso tra il mese di gennaio del 2020 e maggio 2021 sono stati oltre 1,8 milioni i nuclei familiari che anno usufruito di almeno un pagamento del Reddito o della pensione di cittadinanza mentre 722mila sono stati quelli cui è stato destinato almeno una volta il Reddito d'emergenza. Più di 4,2 milioni sono stati invece i beneficiari dei vari bonus (500, 600, 1.00 e 2.400 euro).

Nei primi mesi del 2021 rallenta il bonus baby sitting

Il numero dei richiedenti il bonus baby sitting ha raggiunto quota 849mila, ma considerando le domande respinte, annullate o seguite da rinuncia si scende a poco più di 720mila per un costo complessivo di 815 milioni. Tridico ha però detto che i primi dati del 2021 mostrano un rallentamento (circa 60mila i richiedenti) della nuova misura introdotta dal decreto legge n. 30 “in ragione dei differenti requisiti” (figli in quarantena/Dad, genitori in smart working e via dicendo).


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