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Effetto crisi, le banche già prezzano uno spread a 300 punti

Venerdì il gap BTp-Bund è salito di 29 punti, ma in Borsa gli istituti di credito sono caduti come se fosse aumentato di 92

di Maximilian Cellino


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(Ansa)

4' di lettura

Che le banche italiane custodiscano una quantità rilevante di BTp nei propri forzieri non è certo un mistero, e non sorprende quindi che le loro azioni in Borsa siano anche particolarmente sensibili alle oscillazioni dei prezzi dei titoli di Stato italiani e alla distanza dei rendimenti da quelli tedeschi, il famigerato spread. Ciò che fa riflettere è la reazione degli investitori, non sempre giustificata nella rapidità e nell'ampiezza, almeno quando si vanno a considerare le implicazioni nell'immediato.

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Prendiamo per esempio il venerdì nero di alcuni giorni fa, caratterizzato dalla fuga dal rischio degli asset tricolori dopo la formalizzazione dell'apertura della crisi di governo. Il rendimento del BTp decennale è passato in un sol giorno dall'1,54% all'1,82% e lo spread sul Bund è cresciuto di 29 punti base a quota 240, mentre Piazza Affari ha lasciato sul terreno il 2,48% con le azioni del settore bancario (-4,49%) in prima linea nel tiro al bersaglio. A conti fatti però una penalizzazione simile, con oltre 3 miliardi di euro di capitalizzazione andati in fumo nel solo comparto finanziario, sarebbe secondo le simulazioni condotte da Equita Sim analizzando ai raggi X i portafogli di bond sovrani delle banche italiane coerente con un aumento implicito dello spread di ben 92 punti base: è come se il mercato avesse fatto un balzo in avanti e prezzato uno spread Italia-Germania già oltre 300 punti.

Un fenomeno del genere non rappresenta certo una novità: «Il mercato finisce per anticipare già un quadro macroeconomico in peggioramento e una possibile recessione, ma è anche evidente che in una situazione del genere è soprattutto sui titoli finanziari che si scaricano tutte le tensioni», osserva Giovanni Razzoli, analista per il settore bancario di Equita. Il fatto che gli istituti di credito finiscano per essere puniti anche oltre i propri demeriti oggettivi non cancella però l'evidente insidia rappresentata da quel legame con i BTp che resta sempre solido, nel bene e nel male, nonostante i tentativi in atto per allentarlo.

Cos’è lo spread e perché ci fa paura?

Al di là dell'ampio utilizzo di derivati per coprire il rischio tassi, nell'ultimo anno le banche italiane hanno in effetti limato l'ammontare di titoli di Stato italiani in portafoglio, visto che in base alle stime di Equita lo scorso giugno i principali 9 gruppi ne avevano 152,6 miliardi contro i 155,2 miliardi di 12 mesi prima su un ammontare complessivo di 390 miliardi di bond pubblici detenuti. Oppure li hanno semplicemente spostati nel bilancio, iscrivendoli come fair value at cost in modo che non debbano essere valutati necessariamente al prezzo di mercato e che non vadano a impattare sul patrimonio: il peso di questa voce (un tempo conosciuta anche come held to maturity) sul totale è infatti cresciuto nel complesso dal 26% al 39% nell'ultimo anno, a scapito dei BTp classificati come fair value through profit and loss (ex trading) o come fair value through other comprehensive income (ex available for sale).

Tutto questo non appare però sufficiente a metterle al riparo nei momenti in cui sul mercato soffia la tempesta, anche perché non sempre gli investitori sono in grado di valutare simili sottogliezze, pur quanto importanti.Va anche detto che il panorama degli istituti di credito nazionali appare piuttosto variegato quando si parla di titoli di Stato detenuti, così come del resto avviene per molti altri aspetti. Limitando infatti lo spettro ai soli BTp, sono UniCredit (52,9 miliardi) e Intesa Sanpaolo (34,3 miliardi) a detenere come prevedibile gli importi più elevati in termini nominali, ma quando si mettono a confronto queste cifre con il Common equity Tier 1 (Cet1) le due «big» italiane registrano i rapporti più bassi (rispettivamente 118% e 99%). Ben diverso è per esempio il peso sul patrimonio dei titoli del Tesoro in pancia a Banco Bpm, Mps e Popolare Sondrio (2 volte) o a Creval se (oltre 3 volte), che in teoria dovrebbero essere anche le più sensibili in Borsa agli sbalzi d'umore dello spread.La simulazione effettuata da Equita indica che un aumento dello spread BTp-Bund di 100 punti base deprimerebbe le quotazioni di Borsa del settore finanziario italiano del 3,7 per cento: si va dall'1,6% di Ubi fino all'8,5% di Popolare Sondrio per finire addirittura a oltre il 20% nel caso di Mps. E provocherebbe anche una riduzione media del patrimonio Cet1 di 26 punti base (con picchi oltre i 40 centesimi ai danni di Popolare Sondrio, Credem e ancora Mps), con implicazioni non facili da gestire nel caso in cui questo parametro scivolasse sotto i limiti fissati dalle banche centrali e costringesse le stesse banche a onerose ricapitalizzazioni o a ridurre i proprio finanziamenti alla clientela. Venerdì scorso si è per certi versi anche andati oltre un impatto simile, perché ad aggravare la situazione sono state le perdite di chi pesa di più in termini di capitalizzazione. E per quanto gli investitori abbiano probabilmente esagerato con la dose, sottovalutare il segnale sarebbe ugualmente un delitto.

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    Maximilian CellinoRedattore

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: italiano, inglese, tedesco

    Argomenti: Mercati finanziari, politiche monetarie, risparmio gestito, investimenti, fonti alternative di finanziamento, regolamento del sistema finanziario

    Premi: Premio State Street 2017 per il giornalista dell'anno - Categoria Innovazione

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