Mercato dell’arte

Effetto Dior sulle artiste

Tomaso Binga, Claire Fontaine, Marinella Senatore e Silvia Giambrone hanno realizzato le opere/scenografie per le ultime sfilate di Dior sotto la direzione creativa di Maria Grazia Chiuri. Le ricadure in galleria

di Francesca Guerisoli

Marinella Senatore, Little Chaos #1A, 2013. Fine Art Print on Epson Hot Press Paper, 160 x 300 cm. Courtesy by Mazzoleni.

5' di lettura

Già cinquant'anni fa non mancavano le artiste italiane che mettevano al centro della propria ricerca le questioni legate al femminismo, ma ci sono voluti decenni prima che il sistema dell'arte e il mercato dessero loro l'attenzione che meritavano. In questi ultimi anni, di pari passo con l'incremento di mostre e progetti dedicati, il femminismo è divenuto un argomento popolare, anche tra i personaggi dello star system. E la moda non ha giocato un ruolo di secondo piano: il caso di Dior, sotto la direzione creativa di Maria Grazia Chiuri, è ormai un esempio ampiamente descritto in merito al trinomio moda-arte-femminismo.

Tomaso Binga, Alfabetiere Murale, 1976. Foto-collage su cartoncino, 21 elementi, cm 35,5 x 25,5 (ognuno), dimensione totale variabile. Courtesy Galleria Tiziana Di Caro. Foto di Amedeo Benestante

Moda, arte e femminismo

Da “We Should All Be Feminists”, la maglietta portata in passerella nella prima sfilata che Maria Grazia Chiuri ha firmato per Dior, per la Primavera/Estate 2017 (acquistabile anche online sul sito Dior per 620 euro), la presenza del marchio di lusso nell'ambito di iniziative su “arte e femminismo” si è concretizzata nelle sponsorizzazioni alle mostre collettive “Il soggetto imprevisto. 1978. Arte e Femminismo in Italia”, a cura di Raffaella Perna e Marco Scotini, tenuta da FM Centro per l'Arte Contemporanea /Frigoriferi Milanesi nel 2019, e “Io Dico Io / I Say I”, a cura di Cecilia Canziani, Lara Conte e Paola Ugolini, attualmente in corso alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma.

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Oltre alle sponsorizzazioni, tra il 2019 e oggi Dior ha commissionato a Tomaso Binga, Silvia Giambrone, il collettivo Claire Fontaine e Marinella Senatore i set delle sfilate della maison, rinsaldando la propria campagna di marketing su messaggi, immaginari e slogan femministi. Tutte le artiste, che nel proprio lavoro affrontano abitualmente il femminismo, hanno realizzato opere/scenografie di forte impatto visivo, che non avranno certo lasciato indifferente il pubblico. Dopo questo passaggio sotto i riflettori del lusso, è cambiato qualcosa nel mercato delle artiste? Lo abbiamo chiesto alle loro gallerie di riferimento.

Tomaso Binga, Diario Romano 1895-1995, 1995-2020. Installazione, stampa xerox su carta, diari, inchiostro su carta; 2 diari, 345 fogli cm 21x29,7 ca, 3 fogli cm 43 x 32 (incorniciati); dimensioni variabili. Courtesy Galleria Tiziana Di Caro. Foto di Danilo Donzelli.

Tiziana Di Caro/Tomaso Binga: le mostre riscoprono l'artista

Maria Grazia Chiuri si è avvalsa della collaborazione di Tomaso Binga, alter ego di Bianca Pucciarelli Menna, classe 1931, per la sfilata tenuta al Musée Rodin nel marzo 2019, dove ha portato un nuovo lavoro monumentale tratto da «Alfabeto Murale» del 1976 (valore 130.000 euro). Se la relazione di Tomaso Binga con Dior nasce da un'iniziativa della Galleria Frittelli, le acquisizioni pubbliche sono avvenute tutte tramite la Galleria Tiziana Di Caro, che le ha dedicato tre personali tra il 2015 e il 2021 ed è impegnata nella catalogazione delle opere. Negli ultimi anni, sui pezzi sono entrati nelle collezioni di GNAM e Fondazione Fiera Milano ed è in corso una trattativa con il MADRE.“Tomaso Binga è in una posizione un po' 'borderline', lavora da tantissimo tempo ma un legame con il mercato ha iniziato a crearsi solo nel 2014 – dice Tiziana Di Caro –. Ci siamo trovati a gestire una situazione complessa perché trattiamo lavori degli anni '70 mai immessi sul mercato.

Claire Fontaine, I Say I, 2020. Installation at DIOR Autumn-Winter 2020-2021 show, Jardin des Tuileries, Paris. Photo by Adrien Dirand. Courtesy T293.

Prima dell'incontro con Chiuri, alcune gallerie hanno cominciato a esporre i suoi materiali e il mercato di Binga è cresciuto tantissimo e in poco tempo. Rimane comunque un'artista che non è paragonabile ad altri della sua stessa generazione che hanno sempre avuto un mercato”. I prezzi vanno da 20.000 euro (ca) per lavori su carta e piccoli polistiroli a 150.000 (ca) per grandi installazioni storiche e museali, tipo «Ti scrivo solo di domenica» o «Alfabeto Murale». Dal punto di vista prettamente economico non c'è stato un incremento in relazione all'incontro con Dior: “La sfilata non ha dato un input al mercato, quanto piuttosto alla figura dell'artista – conclude Tiziana Di Caro –. È come se avesse avuto una sorta di conferma del potenziale. Il valore delle opere è accresciuto in relazione all'aumento delle sue partecipazioni a mostre pubbliche di rilievo”.

Claire Fontaine, I Say I, 2020. Installation at DIOR Autumn-Winter 2020-2021 show, Jardin des Tuileries, Paris. Photo by Adrien Dirand

T293/Claire Fontaine: per un pubblico non specializzato

Il collettivo Claire Fontaine ha collaborato con Dior nel febbraio 2020, portando in passerella slogan femministi ispirati a Carla Lonzi formalizzati in luci al neon e LED e carta di giornale che rimanda a una installazione precedente, «Newsfloor». Marco Altavilla, direttore della galleria T293, sottolinea che l'interesse del mercato rivolto alle opere di Claire Fontaine è sempre stato alto: “L'importanza della ricerca e delle proposte artistiche di Claire Fontaine sono da molto tempo riconosciute e consolidate nello scenario contemporaneo”.

Claire Fontaine, I Say I, 2020. Installation at DIOR Autumn-Winter 2020-2021 show, Jardin des Tuileries, Paris. Photo by Adrien Diran.

Le opere del collettivo partono da 10.000 euro e si trovano in ben 30 collezioni pubbliche nel mondo, tra cui il Centre Pompidou, il Museion, il MASS MoCA, il Guggenheim Museum, il Whitney Museum e la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo. “La collaborazione con Dior – continua Altavilla – gli ha naturalmente attribuito una visibilità più diffusa e, conseguentemente, l'importante messaggio intrinseco alle loro opere è arrivato anche a un pubblico non specializzato”.

Marinella Senatore, Speak Easy Collage, 2017. Collage and mixed media on acid-free vegetable cardboard, 50 x 70 cm. Courtesy by Mazzoleni

Galleria Mazzoleni/Marinella Senatore: prezzi accessibili

Marinella Senatore, il cui lavoro si avvale di pratiche partecipative, collaborative e laboratoriali, per Dior ha realizzato la scenografia della sfilata in piazza Duomo a Lecce nel luglio scorso, un'installazione LED che richiama le variopinte suggestioni luminose delle feste patronali e degli ornamenti delle architetture. “La collaborazione con Dior ha senz'altro ricoperto una tappa importante all'interno della carriera artistica di Marinella Senatore – sostengono Davide e Luigi Mazzoleni, direttori della Galleria Mazzoleni, che rappresenta l'artista a partire da quest'anno –, tuttavia è arrivata proprio in virtù della sua fama già consolidata a livello mondiale. Maria Grazia Chiuri, infatti, conobbe l'artista a New York, quando le sue opere (le prime di un'artista italiana) erano esposte alla High Line e in occasione della performance della School of Narrative Dance a Cold Spring, commissionata da Magazzino Italian Art.

Marinella Senatore, We Rise by Lifting Others, 2020. LED bulbs and mixed media on wooden structure, 1500 x 1400 x 900 cm. Courtesy by Mazzoleni.

In seguito a questi incontri internazionali, Dior scelse di collaborare con Senatore per la sfilata-evento Dior Cruise 2021. Le sue quotazioni non sono cambiate in modo significativo prima e dopo quell'evento e risultano ancora accessibili: da 5.000 a 12.000 euro per le opere su carta, da 15.000 a 35.000 euro per le fotografie e i dipinti, da 15.000 per le installazioni luminose di piccolo-media dimensione, fino ad un massimo di 200.000 euro per quelle pubbliche site-specific. Questo rappresenta dunque il momento propizio per approcciarsi ad un'artista poliedrica di fama internazionale e investire nelle sue opere”.

Silvia Giambrone, Il danno, 2018. Scultura in resina e body contenitivo in tessuto sintetico,

Galleria Marcolini/Silvia Giambrone: l’incremento

L'ultima artista in ordine di tempo coinvolta da Maria Grazia Chiuri è Silvia Giambrone (Galleria Morcolini, Studio Stefania Miscetti, Richard Saltoun), che ha disegnato il set per la sfilata Dior nel Castello di Versailles lo scorso marzo con suoi grandi pezzi della serie «Mirrors» realizzati ad hoc. “Negli ultimi tempi abbiamo registrato un forte incremento di collezionisti, tutti italiani – dice Federica Farneti della Galleria Marcolini –. Non so che ricaduta possa avere su quello che è il profilo artistico di Silvia. Il sistema dell'arte è presidiato da professionisti che non vedono di buon occhio queste contaminazioni e spesso si avverte una reazione di sospetto verso questo tipo di operazioni. Il mondo, però, va tutto nella direzione dell'ibridazione. Oltre a Dior, basti pensare a Gucci e Vuitton”. Sculture, installazioni e ricami dell'artista vanno da 3.000 a 40.000 euro; collage e incisioni da 2.000 e 10.000 euro; video da 5.000 a 15.000 euro; performance da 5.000 a 20.000 euro. Tra le sculture rientrano anche i «Mirrors», le opere che Giambrone ha realizzato per l'evento di Dior e «Il Danno», ora nella collettiva “Io Dico Io / I Say I”.

Silvia Giambrone, Mirrors, 2018. Ottone, resina, cera, acacia spinosa, 100x65. Courtesy dell'artista e Studio Stefania Miscetti

“Abbiamo registrato un dato quantitativo: dal giorno stesso della sfilata c'è stato un certo interesse, un incremento di vendite e trattative. I prezzi dell'artista sono aumentati perché ci sono poche opere disponibili. I collezionisti si sono attivati, hanno comprato, e questo ha avuto una ricaduta sensibile sui prezzi, che sono stati ridefini in accordo con tutte le gallerie di Silvia” conclude Farneti.

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