LE ALTERNATIVE ALl’aereo

Il climate change “abbatte” i voli: è boom di viaggi in treno anche in vacanza

Il buzz su internet non mente: provate a digitare #flygskam o #flightshame, ovvero vergogna di volare, e troverete social pieni zeppi di Greta di ogni età, nazione e razza. Pronti a disertare l’aereo per riscoprire il fascino antico, ed ecologico, della strada ferrata

di Enrico Marro


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4' di lettura

Le ferrovie svedesi all’inizio non ci potevano credere. Nel 2018 hanno venduto qualcosa come un milione e mezzo di biglietti in più rispetto al 2017 (in un Paese con dieci milioni di abitanti), e da gennaio a marzo di quest’anno i passeggeri business sono aumentati di un ulteriore 12%. Un boom delle strade ferrate singolare nell’era dei voli low cost a 19 euro, ma che proprio in Svezia ha un’indiscussa madrina: la 15enne Greta Thunberg, simbolo della lotta al climate change. Non è un caso che i più rapidi a raccogliere il suo appello siano stati i Paesi scandinavi, da sempre all’avanguardia nella sensibilità ambientale (e non solo a parole).

Il buzz su internet non mente: provate a digitare #flygskam o #flightshame, ovvero vergogna di volare, e troverete social pieni zeppi di Greta di ogni età, nazione e razza. In Svezia il gruppo Facebook Tagsemester (“vacanza in treno”) è passato dai 3mila follower di fine 2017 ai 90mila di quest’anno, con le famiglie scandinave che raccontano con orgoglio perché hanno scelto la strada ferrata per coprire i 650 chilometri da Stoccolma a Copenaghen, impiegando quasi tre ore in più. Chi viaggia in treno è ammirato e rispettato per la sua scelta, mentre volare è diventato una vergogna.

Uan foto aerea di un campo in Germania con una scritta che promuove l’iniziativa”Friday for Future” dell’attivista Greta Thunberg (Photo by INA FASSBENDER / AFP)

I voli producono un miliardo di tonnellate di CO2
Sul banco degli accusati ci sono le compagnie aeree, responsabili di circa il 2,5% delle emissioni globali: una percentuale destinata peraltro ad aumentare, visto che il numero dei voli continua a crescere, con un numero globale dei passeggeri più che raddoppiato dal 2003. Stando ai dati della International Air Transport Association (Iata), quest’anno le emissioni di CO2 prodotte dagli aerei commerciali toccheranno 927 milioni di tonnellate, come ha ammesso a denti stretti lo stesso numero uno della Iata, Alexandre de Juniac, molto allarmato dalle dimensioni reali e tangibili - anche sull’ultima riga del conto economico - che sta assumendo l’hashtag #flightshame.

Una maggiore consapevolezza soprattuto trai giovani sta creando nuove grane a compagnie aeree sempre più in difficoltà, come testimoniano i fallimenti a ripetizione, con margini che continuano ad assottigliarsi per la concorrenza selvaggia sui prezzi, oltre che per le dinamiche valutarie e del prezzo del carburante.

Ryanair nella top ten degli inquinatori d’Europa
Al quartier generale di Dublino hanno strabuzzato gli occhi: presa di mira su mille fronti, dalle nuove norme sui bagagli a mano all’aggressività commerciale sulle rotte, Ryanair è finita sotto attacco proprio dove non se l’aspettava: la sostenibilità ambientale. A schiacciare il grilletto è stato il gruppo di ricerca belga Transport & Environment, che ha piazzato la regina delle low cost nella black list delle dieci società più inquinanti d’Europa.

È la prima volta che nel Vecchio continente una compagnia aerea finisce dietro la lavagna nella classifica dei “cattivi”. Secondo T&E, negli ultimi cinque anni Ryanair ha aumentato le sue emissioni del 6,9%, peraltro molto meno di una media mondiale del 26,3%. Da Dublino è arrivata una reazione tra il piccato e l’incredulo: «Siamo la compagnia aerea più verde e pulita d’Europa - ha chiarito un portavoce di Ryanair - i nostri passeggeri hanno le più basse emissioni di CO2 per chilometro di tutti i vettori mondiali».

Inga Zasowska, 13enne polacca chei imita Greta Thunberg, manifesta davanti al Parlamento polacco contro le scarse iniziative del governo sui cambiamenti climatici. (Photo by Janek SKARZYNSKI / AFP)

#Flyresponsibly: non prendete aerei per le tratte brevi

L’effetto green sui voli ha fatto correre ai ripari altre compagnie aeree europee, allarmate dall’aria che tira sul fronte ambientale. L’olandese Klm, per esempio, ha lanciato la campagna FlyResponsibly, invitando i passeggeri a compensare le proprie emissioni con il servizio CO2ZERO della stessa Klm, che finanzia un’iniziativa di riforestazione a Panama (3,5 milioni gli alberi piantati finora). Di più: sul suo sito internet il vettore dei Paesi Bassi suggerisce addirittura di disertare l’aereo a favore di altri mezzi di trasporto per i tragitti brevi, con un harakiri solo apparente nell’epoca del #flightshame.

L’ecotassa sui voli in partenza dalla Francia
Pochi giorni fa, in Francia, il Governo ha annunciato l’introduzione dal 2020 di un’imposta su tutti i biglietti aerei per i voli in partenza dal territorio nazionale, con l’obiettivo di raccogliere 180 milioni di euro l’anno da investire in infrastrutture ecocompatibili, comprese le ferrovie ma anche le strade. L’imposta varierà da 1,5 euro per i voli economy interni o con destinazioni Ue a 9 euro per i voli business, fino a 18 euro per i voli business con destinazioni esterne alla Ue (3 euro invece per i voli extra-Ue in classe economy). Uniche eccezioni, i voli per la Corsica e per i territori d’oltremare o i voli in transito che attraversano la Francia. Non sono invece previste imposte per i voli in arrivo negli scali del Paese.

Riscoprire il treno, anche a “bassa velocità”
Greta è così diventata la paladina non solo della lotta al climate change, ma anche dell’alta (e pure bassa) velocità ferroviaria. Perché prendere l’aereo se si può viaggiare dal cuore di Milano a quello di Roma in meno di tre ore o da Londra a Bruxelles in meno di due ore, per di più a prezzi competitivi? Se voli da Londra a Barcellona produci la bellezza di 107,78 chili di CO2, ma se scegli il treno abbatti le tue emissioni di quattro quinti, ad appena 17,91 chili.

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