Economia e ambiente

Effetto incendi sul prezzo della lana australiana. E poi sul nostro shopping

La prima asta dell’anno si è chiusa con un rialzo del 5,1%, che va in parte a compensare il calo del 2019. Maggiori timori di rincaro per il 2021

di Giulia Crivelli


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(Reuters)

3' di lettura

«L’Australia ci sta mostrando quale sia la strada per l’inferno»: è il titolo, decisamente apocalittico, scelto da Paul Krugman per l’editoriale sul New York Times. Il premio Nobel per l’economia è da molti anni in disaccordo (dati alla mano) con negazionisti del cambiamento climatico alla Donald Trump e nell’articolo cita un rapporto commissionato nel 2008 dall’allora governo australiano a un panel di scienziati. La conclusione suona profetica (o apocalittica): come effetto del riscaldamento globale la stagione australiana degli incendi – fenomeno che esiste da sempre – si sarebbe notevolmente allungata. Sarebbe successo, avvertivano gli scienziati oltre dieci anni fa, a partire dal 2020.

Il continente brucia
Quello che sta accadendo dall’inizio dell’estate australiana lo sappiamo: sono morte circa 30 persone, decine di migliaia gli sfollati, innumerevoli le case e gli edifici distrutti e oltre mezzo miliardo di animali morti. Canguri, koala, quokka, tanti altri marsupiali che vivono liberi nel bush o nella foresta e altri animali, come i serpenti. In aggiunta alle piante, naturalmente. E le pecore? Per ora sembrano essersi salvate, perché hanno la fortuna (si fa per dire) di non vivere libere nelle foreste, ma in allevamenti e fattorie. Alle pecore si deve la lana merino, la più preziosa al mondo, acquistata da tutti i marchi della moda e del lusso del pianeta e in primis, in Europa, dagli italiani.

Da aziende come Ermenegildo Zegna, Loro Piana, Lanificio Colombo, che hanno sia la divisione tessuti sia quella prodotto finito. Ma anche da lanifici storici, come Reda e Vitale Barberis Canonico, che dalla lana merino australiana ricavano tessuti di alta gamma. In Australia ci sono più pecore che persone: il Paese è la casa di oltre 150 milioni di pecore, un numero circa 7,5 volte superiore alla popolazione umana. Non solo, l’Australia è così poco densamente popolata, che mentre in altri Paesi si calcola quante persone vivano per chilometro quadrato, in Australia si calcola quanti chilometri quadrati abbia a disposizione ciascun abitante.

Aste già al rialzo
Tutto a posto allora, l’inferno australiano non inghiottirà le pecore e la produzione di lana merino? Non esattamente, spiega Fabrizio Servente, global strategic advisor di Woolmark, organizzazione alla quale aderiscono 55mila allevatori australiani, impegnata da sempre nella promozione della lana merino e nell’introduzione di standard di tracciabilità e trasparenza: «Siamo nel picco della produzione della lana e si è già tenuta la prima asta, altre seguiranno nelle prossime settimane – spiega Servente, tra i massimi esperti di lana, merino e non solo, in Italia –. Il prezzo medio è aumentato del 5,1%, come risulta ora dall’Awex- Emi: siamo a 16,37 dollari australiani al chilo, vedremo se nelle prossime aste ci saranno altri rialzi». Servente suggerisce però di guardare il quadro complessivo: «La siccità e i black out rendono la vita degli allevatori e delle pecore molto difficile. Volendo vedere il bicchiere mezzo pieno, possiamo dire che nel 2019 i prezzi erano scesi per via del calo di domanda dalla Cina e che per quest’anno non avremo grandi sbalzi. Ma per il 2021 non è facile essere altrettanto ottimisti».

Negli anni le aziende italiane hanno sviluppato un legame molto profondo con il Paese e i suoi abitanti. Il gruppo Ermenegildo Zegna, in particolare, nel 2014 ha acquisito la fattoria Achill, nel New South Wales, che – fanno sapere – «non è stata impattata dagli incendi». Parole di preoccupazione e solidarietà da Loro Piana, che segue la stagione degli incendi ed è pronta ad aiutare gli allevatori con i quali ha da sempre rapporti se ce ne fosse bisogno.

«Credo che per quest’anno i prezzi non subiranno grandi variazioni – conferma Roberto Colombo, dell’omonimo lanificio –. Le ceneri qualche danno però lo hanno fatto e lo faranno, alle pecore, alle persone, ai pascoli. Non credo ci sia altra strada che impegnarci tutti, come individui e singole aziende, a fare la nostra parte per l’ambiente. La stagione degli incendi esiste da sempre in Australia, ma non è possibile negare l’influenza del riscaldamento globale».

Contratti ad hoc con gli allevatori
Parole di solidarietà anche da Ercole Botto Poala, ceo di Reda: «Come azienda siamo legati a doppio filo a questa terra, con cui lavoriamo sin dagli anni 70 e che rappresenta una delle basi di approvvigionamento di lana merino. Viviamo questo momento delicato in prima persona e siamo molto vicini agli allevatori e alle loro famiglie».

«Siamo molto preoccupati e dispiaciuti. Dal punto di vista delle materie prime tessili, il più grosso problema è la siccità che da lungo tempo affligge le fattorie che ci forniscono la lana – aggiunge Alessandro Barberis Canonico, ad di Vitale Barberis Canonico –. Considerando la difficile situazione, stiamo stipulando contratti ad hoc di acquisto per aiutare le fattorie da cui ci approvvigioniamo».

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