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Effetto lockdown sulle mele: +20% di acquisti in un anno

Più marcato il trend di crescita al Sud, mentre emerge il «formato snack»

di Manuela Soressi

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Tutte le varietà di mele hanno avuto vendite in crescita

Più marcato il trend di crescita al Sud, mentre emerge il «formato snack»


3' di lettura

Il Covid ha fatto bene alle mele. Dopo sette anni di calo dei consumi domestici, dal primo lockdown in poi le vendite del frutto più consumato dagli italiani sono tornate a crescere, e a due cifre, facendo rapidamente smaltire le riserve della scorsa campagna. La domanda resta vivace anche ora che è arrivato in commercio il nuovo raccolto (1,8 milioni di tonnellate). E lo si può cogliere anche nei punti vendita della Gdo dove, a seguito della forte richiesta esplosa con il lockdown, è cresciuto lo spazio dedicato alle mele confezionate in vassoio. Una novità che non stupisce, visto che si tratta del prodotto frutticolo più importante per la distribuzione moderna.

In un anno, solo a peso imposto, nella Gdo si vendono 139 milioni di kg di mele per un giro d’affari di oltre 202 milioni di euro. Il trend è positivo: negli ultimi 12 mesi le vendite sono aumentate di oltre il 20% a volume e di oltre il 25% a valore. Dunque, le mele piacciono sempre di più. Le ragioni? «Ricerca costante di nuove varietà, ampliamento dell'offerta a scaffale con mele diverse e ben caratterizzate, investimenti in pack innovativi e tanta comunicazione al consumatore finale – risponde Giulia Montanaro di Assomela – Quest’anno poi hanno contato anche il fatto che le mele si conservano a lungo e, quindi, sono adatte anche a spese poco frequenti e che si prestano a tanti usi, anche in cucina».

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E difatti la varietà che è ha registrato il maggior aumento delle vendite annue (oltre il 70%) è stata la renetta, la regina della pasticceria. Ma in genere sono andate bene tutte le principali varietà, e in particolare la Golden, che ha aumentato i volumi commercializzati di un bel 29% e consolidato la sua leadership, visto che rappresenta circa la metà di tutte le mele acquistate nel nostro Paese.

«L’Italia resta ancorata alla varietà classiche ma ad avvicinare nuovi consumatori o a riconquistare quelli meno affezionati sono soprattutto le varietà nuove, dalla polpa dolce, croccante e succosa, e identificate da un brand, come Pink Lady, Kanzi ed Envy» spiega Walter Pardatscher, direttore del Consorzio Vog, che sta puntando su queste mele, di cui aumenterà la produzione riconvertendo 170 ettari. Il rinnovo e l’ampliamento del portafoglio varietale è un mantra per i maggiori competitor di questo mercato, come Melinda, che sta puntando su prodotti distintivi (come le mele a club Morgana ed Evelina, la SweeTango e quella a polpa rossa Kissabel), sostenibili e adatti alla coltivazione biologica, che rappresenta un buon volano di crescita, in particolare per i consumatori urbani. E difatti la produzione biologica quest’anno toccherà un nuovo record con più di 185mila tonnellate, ossia quasi il 9% della produzione totale. Il bio sta diventando così importante per il futuro del settore che Assomela ha creato un gruppo dedicato a seguire questo segmento, sia a livello nazionale che internazionale.

Un’altra area interessante è quella delle mele snack: per svilupparla tre aziende italiane (Rivoira, Vip e Vog) hanno creato la società consortile Snacking Project che sta facendo degustare in queste settimane in selezionati punti vendita il primo raccolto di una nuova varietà “mini”, introdotta in Piemonte e in Alto Adige, proposta con il brand Snack Me. Nei prossimi anni il progetto si amplierà con altre varietà, rosse e bicolori, a raccolta tardiva e adatte a una conservazione più lunga. L’obiettivo dichiarato, infatti, è quello di garantire una gamma completa di mele snack per stare sul mercato 12 mesi l’anno, coprendo nuove occasioni di consumo e arrivando a più consumatori.

Del resto l’interesse per le mele confezionate sta accomunando tutta Italia ma ha avuto maggiore intensità nelle regioni meridionali: è qui che si sono registrati i maggiori aumenti sia nelle quantità comprate (+31%) sia nella cifra spesa (+45%).

Un fenomeno interessante visto che l’area 4 Nielsen è quella dove storicamente i consumi sono più bassi: solo il 15% delle mele vendute in tutta Italia dalla Gdo sono comprate da Napoli in giù. Nelle regioni del Nord-ovest sono il doppio. Quanto ai canali di vendita, dominano i supermercati (45% di quota a volume) ma anche il discount è rilevante: una mela su quattro venduta in Italia passa dalle casse di Lidl, Aldi & co.

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