Verso il voto di gennaio 2022

Effetto rotture nel M5S, il centrodestra passa in vantaggio nella corsa al Colle

Nel conteggio dei grandi elettori truppa di Lega, Fdi, Fi e alleati, è a quota 449 contro i 438 di M5S, Pd, Leu e alleati

di Andrea Marini

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3' di lettura

La nascita del governo Draghi, prima, e le tensioni all’interno del 5 stelle, poi, hanno avuto un effetto anche sugli equilibri per l’elezione del prossimo Capo dello Stato. Gli smottamenti e i cambi di gruppo degli ultimi mesi hanno portato ad un ribaltamento degli schieramenti, con il centrodestra (Lega, Fdi, Fi e alleati) che ha conquistato – prima volta nella storia – la maggioranza relativa dei “grandi elettori” che saranno chiamati dal prossimo a gennaio 2022 ad eleggere il nuovo inquilino del Colle.

Centrodestra in vantaggio 449 a 438

Dalla nascita del governo Draghi c’è stato il rafforzamento della componente centrista del centrodestra, con la nascita diCoraggio Italia di Brugnaro e Toti. Dall’altra sono usciti dal M5S coloro che non hanno appoggiato la nascita del governo Draghi. Tanti piccoli smottamenti nei gruppi parlamentari hanno portato il centrodestra a passare in vantaggio nel conteggio dei grandi elettori (parlamentari + delegati regionali): 449 la truppa di Lega, Fdi, Fi e alleati, contro i 438 di M5S, Pd, Leu e alleati. Con il ruolo determinate dei 45 rappresentanti dei renziani di Italia viva, che dopo aver tolto il sostegno a Conte hanno assunto una collocazione più centrale nello schieramento politico.

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A chi spetta il primo passo

Che il centrodestra abbia conquistato (prima volta nella storia) la maggioranza relativa non significa automaticamente che il futuro inquilino del Colle arriverà da questo schieramento: al centrodestra mancano ancora 55 voti di grandi elettori per conquistare la maggioranza minima richiesta per eleggere il futuro capo dello Stato. Ma probabilmente toccherà al centrodestra l’onere di proporre un nome in grado di andare al di là del proprio perimetro.In grado magari di convincere Italia viva e una manciata di grandi elettori provenienti dai 75 non riconducibili immediatamente né al centrodestra né al centrosinistra.

Le regole del gioco

I giochi inizieranno ufficialmente il 3 gennaio 2022 (un mese prima della scadenza del mandato di Mattarella), quando il presidente della Camera convocherà i 630 deputati – al momento 628 per il seggio lasciato vacante a Siena dal Pd con Pier Carlo Padoan diventato presidente di Unicredit e a Roma dal M5S con Emanuela Del Re nominata rappresentante speciale dell’Unione europea per il Sahel. – i 321 senatori e i 58 delegati regionali. Nelle prime tre sedute servono i due terzi dell'assemblea (673 voti) per eleggere il capo dello Stato, dal quarto scrutinio in poi si scende alla maggioranza assoluta (505).

Centrodestra in vantaggio tra i delegati regionali

Il calcolo della suddivisione tra le coalizioni dei delegati regionali – a parte la Valle d'Aosta che ha un solo delegato, ogni consiglio regionale elegge tre delegati, due della propria maggioranza, uno dell'opposizione – è abbastanza facile, visto che da qui alla primavera del 2022 le uniche elezioni regionali previste sono quelle della Calabria (dove il centrodestra però è in netto vantaggio). Al centrosinistra, a meno di ribaltoni in Calabria, dovrebbero andare 26 delegati regionali, 32 al centrodestra.

I nomi in campo, da Casini a Cartabia

Alla luce di questo ribaltamento, tramonta l’ipotesi che il centrosinistra possa eleggere al proprio interno l’inquilino del Colle. Come pure, con l’attuazione del Recovery plan in corso, pare difficile che Mario Draghi possa traslocare da Palazzo Chigi al Quirinale. Nei giorni scorsi si è parlato di un possibile accordo tra centrodestra e Italia Viva. Tra i nomi, quello della ministra della Giustizia Marta Cartabia, e quello di Pier Ferdinando Casini, eletto senatore nel centrosinistra nel 2018 e ora nel gruppo Per le Autonomie, che ha votato la fiducia al Conte 2 ma ha avuto anche una lunga storia all'interno del centrodestra (è stato presidente della Camera durante il governo Berlusconi).

In caso di stallo, l’ipotesi Mattarella bis

Nel caso in cui la corsa al Colle dovesse impantanarsi (scenario già verificatosi più di una volta), nei giorni scorsi era circolata l'ipotesi che i partiti potessero chiedere a Sergio Mattarella la disponibilità a un bis a tempo, un po' quello che era successo con Giorgio Napolitano nel 2013. In sostanza, Mattarella (che comunque, come Napolitano prima del 2013, ha fatto sapere di non volere un bis) verrebbe rieletto a inizio 2022, per poi dimettersi nella primavera del 2023, dopo l'elezione del nuovo parlamento. Con un nuovo parlamento ci sarebbero nuovi equilibri e possibilmente una maggioranza più ampia in grado di eleggere un nuovo capo dello Stato.

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